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Il comico Marmugi racconta il furto della bici: «Rubata sotto al naso, ma senza scontrino niente denuncia»

di Claudio Marmugi
Il comico Marmugi racconta il furto della bici: «Rubata sotto al naso, ma senza scontrino niente denuncia»

La disavventura è avvenuta domenica 25 agosto in via Garibaldi: «Ho rincorso il ladro nemmeno Mel Gibson in Arma Letale»

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LIVORNO. Parafrasando Gabriel Garcia Marquéz potrei intitolare questo pezzo “Memoria delle mie biciclette tristi”, una decina negli ultimi dieci anni, rubate tutte in modo rocambolesco e assurdo; l’ultima in ordine cronologico ieri mattina, a mezzogiorno e mezzo in punto a due passi da piazza Garibaldi. Già il furto della penultima era diventato a suo modo “un caso”, perché era avvenuto proprio in piazza Garibaldi, undici mesi fa, durante la serata conclusiva della seconda edizione di “Garibaldissima”, da me diretta, alla presenza di uno stuolo di Forze dell’ordine che pareva il 4 novembre.

Tra l’altro, di quel furto ho pure il video con la faccia del ladro, ma né lui né la bicicletta mi sono mai ricomparsi davanti (peccato!). Quello avvenuto nella mattinata di domenica 25 giugno ha dell’incredibile (e del frustrante) perché mi son fermato all’edicola di via Garibaldi con la bici aperta a meno di un metro.

C’erano due persone che parlavano sul marciapiede e, nemmeno il tempo di dire a Massimiliano, l’edicolante, “Volevo Il Tirreno” (sì, perché io il giornale lo compro tutte le mattine anche se lo scrivo) che uno dei due è saltato sulla bici e se n’è andato. Io ho provato ad inseguirlo urlando, nominando anche vari dèi di un ipotetico Olimpo politeista, ma nessuno mi ha aiutato a fermarlo, all’occorrenza magari solo placcandolo.

Che rincorro un ladro in strada correndo come Mel Gibson in Arma Letale, è il terzo. Mi era già capitato, sempre per una bici, da Feltrinelli sette o otto anni fa e in via Terreni nel 2019. Devo rivedere però il mio allenamento perché non ne ho mai preso uno. Su tutto, fa rabbia il modo in cui se ne vanno. Tutti molto lentamente, ignorando le urla e la corsa forsennata. Così dissimulano, e fanno sembrare te che gli corri dietro un pazzo. O forse sanno che nessuno ti aiuterà e sono tranquilli. No, voglio pensare che se se ne vanno spensierati è perché sanno di aver guadagnato qualcosa, prima che faccia buio. O di avere qualcosa con cui sfamarsi rivendendola o su cui viaggiare per spostarsi.

Lo so, a qualcuno sembrerà una chiusa “buonista” da “zecca rossa radical chic”, ma soffro un po’l’effetto da commedia all’italiana amara connesso a questo tipo di reato. Quando andai a fare la denuncia della penultima bici con tanto di filmato in Questura mi chiesero lo scontrino della bici altrimenti non l’avrebbero presa, la denuncia. Giustissimo. Ma secondo voi io avevo lo scontrino di una bici di quattro anni prima (o il numero di telaio – io non so manco dove sta in una bici il numero di telaio! )?

Questa di ieri non mi ricordo nemmeno dove l’ho comprata (sì, da Decathlon, ma non so quando. Sei anni fa? ). E niente denuncia, niente reato. Solo un po’ d’anarchia da film neorealista – scegliete voi se “Guardie e Ladri”, “Ladri di Biciclette” o “Brutti, sporchi e cattivi”.


 

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