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Livorno e lo spettacolo dell’anfiteatro sul mare: ecco tuitti i segreti dei Casini di Ardenza

di Roberto Riu
Livorno e lo spettacolo dell’anfiteatro sul mare: ecco tuitti i segreti dei Casini di Ardenza

La prima struttura della balneazione moderna Tra gli ospiti Leopoldo II e Rodin. La novità architettonica che richiama a Bath

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LIVORNO. Dalla metà dell'800 i Casini d'Ardenza con la loro particolarissima configurazione sono uno degli elementi più caratteristici del lungomare livornese nella sua evoluzione “da costa vigilata a promenade”, ovvero dall'antica “Strada dei Cavalleggeri” ad una elegante passeggiata a mare, che vede attorno al 1830 la realizzazione del “Parterre d'Ardenza (ovvero la Rotonda), mentre, come scriveva nel 1993 Paolo Castignoli, il compianto ex direttore dell'Archivio di Stato di Livorno: «Lungo la costa fuori di Porta a Mare, anche all'Ardenza, i bagni pubblici si vengono moltiplicando. Il fronte degli edifici affacciati sul lungomare viene rapidamente completato secondo una rigorosa disciplina che li colloca tutti a monte dell'asse stradale, fatta eccezione per l'area dei lazzaretti sulla quale si svilupperanno il corpo centrale e gli altri edifici dell'Accademia navale».

Proprio l'apertura dei primi stabilimenti di balneazione fornisce l'impulso per la creazione in quell'area di una sorta di residence per i villeggianti durante il periodo estivo: «I Casini d'Ardenza – spiega Fabrizio Ottone (Guide Labroniche) – sono sicuramente la primissima struttura della balneazione moderna che si trova a Livorno, ma possiamo dire tranquillamente come minimo lungo tutta la costa toscana. Siamo attorno al 1840 e stanno nascendo i primi bagni moderni con cabine di tela bianca che scendevano in mare. In tal contesto i Casini d'Ardenza costituivano un “unicum” a cui era unito un pontile, prima in legno e poi in muratura, per l'accesso a quello stabilimento che diverrà nel 1867 “Onde del Tirreno”, poi “Pejani” a fine '800 ed infine riprendendo di recente l'antica denominazione di nuovo “Onde del Tirreno. In pratica i “Casini d'Ardenza” ed i vicini bagni costituivano inizialmente un unico complesso.»

L'Architettura

Nel 1840 nasce così la “Società dei Casini e dei Bagni di Mare dell'Ardenza” per realizzare una serie di appartamenti ammobiliati, scuderie, rimesse, sale da gioco ed uno stabilmento balneare: «Il disegno del complesso – riferisce Stefano Ceccarini (associazione Livorno come era) fu affidato a Giuseppe Cappellini (1812-1876), un architetto livornese proveniente da una ricca famiglia. Era divenuto architetto professionista nel 1838-39 e, grazie alla copertura finanziaria offerta dalla famiglia, poté dedicarsi da subito a commissioni piuttosto impegnative, come i Casini d’Ardenza e il Teatro Goldoni (1842-1847), spesso senza venir pagato per anni.» La planimetris prevedeva una disposizione semicircolare dei diversi corpi di fabbrica in stile neoclassico. Un palazzotto su due piani, posto al centro della composizione, aveva probabilmente una funzione collettiva, rimarcata dal basamento in bugnato del piano terra, dalle grandi aperture ad arco del piano primo e dal frontone triangolare alla sommità. Questa soluzione fu però ritenuta dai committenti troppo dispendiosa: «Pertanto, entro l’agosto 1841, Cappellini approntò un secondo progetto, in cui, abbandonata l’idea di erigere palazzine separate, prospettò la costruzione di un unico corpo di fabbrica a forma di omega, con un emiciclo rivolto verso la passeggiata e, ai lati, due ali rettilinee precedute da alti colonnati d’ordine tuscanico. Concepiti come una sorta di teatro aperto sul mare, i Casini erano composti da tredici unità edilizie, con la parte centrale caratterizzata da un portica- to su due ordini, riservata alla trattoria e alle sale di ritrovo.» La sua peculiare configurazione richiama il tema del “crescent” ovvero del complesso edilizio a pianta semicircolare o semiellittica, in particolare, in Inghilterra dove si segnalano il “Royal Crescent”, il “Camden Crescent” ed il “Lansdown Crescent”, tutti nella cittadina termale di Bath, nel Somerset, ma pure a Brighton, a Buxton ed a Londra, in Regent's Park.

Ospiti eccellenti

Inaugurati il 6 luglio 1844 fra gli ospiti di riguardo dei “Casini d'Ardenza” spicca il granduca di Toscana, Leopoldo II di Lorena. La palazzina sud del complesso è appartenuta dal 1900 al 1935 alla famiglia von Beneckndorff und von Hindenburg, parente di Paul, generale e presidente della Germania sino all'avvento al potere di Hitler. Qui spicca la figura di, Helene von Nostitz (cognome da sposata), scrittrice e pianista, figlia di Conrad von Hindenburg e Sophie von und zu Münster-Lendenburg che era solita trascorrere qui l'estate. Dei Casini d'Ardenza fu ospite ai primi del '900 anche il grande scultore francese Auguste Rodin che ritrasse Helene in varie sue opere, come pure fu ritratta dal pittore livornese Guglielmo Micheli. La stessa Helene si dilettava di pittura ricavando un piccolo atelier sul retro della sua dimora all'Ardenza. Fra i pittori livornesi che in passato hanno dipinto loro opere all'interno dei Casini d'Ardenza, dove sono tuttora visibili, va ricordato Adolfo Tommasi, mentre diversi altri vi hanno avuto oppure ancora hanno il loro studio come Enrico Bacci, Piero Pastacaldi, Stefano Bottosso. «Il loro insediamento – ricorda lo storico dell'arte Jacopo Suggi (coop Agave) – risale al secondo dopoguerra probabilmente per la vicinanza della Rotonda e della Baracchina Rossa, entrambi luoghi d'incontro di artisti». Fra i pittori attivi troviamo in passato Beppe Guzzi e poi Piero Vaccari, Andrea Razzauti, Franco Sumberaz, Angelo Volpi, Federico Cresci oppure Renzo Corcos.
 

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