Il Tirreno

Livorno

Città e futuro

Ex Labrogarden, ecco l’idea finale: orti urbani e il parco tutto attorno

di Flavio Lombardi
Ex Labrogarden, ecco l’idea finale: orti urbani e il parco tutto attorno<br>

I lavori della ditta Slesa di Ponsacco, sono partiti il primo giugno, coordinati da Antonino Valenti, l’ingegnere responsabile dei lavori e che rappresenta la Società Le Ninfee alla quale è affidata l’operazione e i suoi oneri

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Livorno L’idea originaria di un parco pubblico, nell’ ex Labrogarden, potrebbe diventare qualcosa di più. Grandi alberi, tavolini, panchine, giochi per figlioli ad abbracciare la parte più interna e più grande, dove sorgerebbero gli orti urbani. E’ questa la novità di ieri: abbinare due cose non contraddittorie nell’interesse della collettività. Piace al sindaco, piace all’assessora all’urbanistica Silvia Viviani pronta per un progetto di ripristino di efficienza ambientale. I pozzi che servivano per irrigare nel vivaio, diventerebbero utili per innaffiare pomodori, cipolle e insalata. Per tanti cittadini della zona, svago e soddisfazione di mangiare ciò che si coltiva senza tanti veleni. A cinquanta metri quadri ciascuno, escluso i camminamenti fra una piccola coltivazione e l’altra, 20 mila metri destinati a orto, vorrebbe dire almeno 300 piccoli appezzamenti, nascosti nel verde e gratis.

Lavori, avanti tutta

I lavori della ditta Slesa di Ponsacco, sono partiti il primo giugno, coordinati da Antonino Valenti, l’ingegnere responsabile dei lavori e che rappresenta la Società Le Ninfee alla quale è affidata l’operazione e i suoi oneri. A metà mese, con un po’ di pulizia già fatta attorno, si è cominciato ad aggredire con ruspe dotate di tronchesi pneumatiche che tagliano le strutture delle serre. Le auto abbandonate sono ora radunate in un angolo ed in attesa di essere prelevate, mentre un altro mucchio di ingombranti aspetta i mezzi Aamps.

Le serre, già in parte rimosse, costituiscono ora un ammasso di ferraglia, mentre altre strutture analoghe, già portate via, lasciano a terra quel che avevano all’interno: i banchi in cemento, alti circa 80 cm dal suolo e sorretti da colonnine di mattoni, che ai tempi in cui Labrogarden esercitava l’attività, servivano per la posa dei vasi che contenevano piante e piantine.

Tutto materiale di inerti che andrà smaltito, assieme a quei circa seimila metri quadri di cemento che sigillano il terreno e che davano forma al piazzale e alle stradine di comunicazione fra una serra e l’altra. Siamo in un cantiere che copre una bella fetta dei 37 mila metri dell’intera proprietà comunale e per la quale sembra prospettarsi un bel futuro, quando, coi primi d’agosto, sarà tutto sgomberato.


 

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