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Livorno, un applauso accoglie in porto i 117 migranti: «Resteranno tutti in Toscana»
La nave di Open Arms è arrivata a destinazione dopo cinque giorni di navigazione. E ora è polemica sulle scelte del governo
LIVORNO. Mancano pochi minuti alle 20 quando la nave di Open Arms tocca la banchina del porto di Livorno con a bordo 117 migranti provenienti da Libia, Eritrea e Sudan. Dopo quasi cinque giorni di navigazione nel Mediterraneo ad accogliere la Ong ci sono volontari, forze dell’ordine, istituzioni. E soprattutto un applauso quando il primo migrante tocca la terra ferma.
Spiega il prefetto Paolo D’Attilio: «Tutti resteranno in Toscana. Si tratta di 58 uomini, 15 donne e 44 minori. Tra i minori 27 resteranno a Livorno e 7 andranno a Grosseto, mentre i restanti saranno seguiti da alcune comunità. Per le condizioni di salute a bordo non c’è niente di grave solo scabbia, qualcuno con la febbre e mal di stomaco».
Aggiunge il sindaco Luca Salvetti: «È una situazione ormai rodata, è la quinta nave in meno di sei mesi che arriva a Livorno. Sono cinquecento i migranti già sbarcati in porto. Livorno risponde come sa rispondere e svolge il compito che le è stato assegnato. È dal 2019 – aggiunge – che lo abbiamo detto: questo è un porto pronto a rispondere a persone che soffrono in mare. Ma sulla gestione complessiva non ci sono segnali di cambiamento visto che gli arrivi sono triplicati. Ecco perché ci aspettiamo dal governo un segnale chiaro per cambiare. Il terzo tema è quello che accade dopo la banchina. Interroghiamoci su cosa accade dopo. E anche su questo fronte di segnali non ne ho visti».
Un concetto ripreso dal consigliere regionale Francesco Gazzetti, responsabile infrastrutture del Pd Toscana e Francesco Battistini, responsabile politiche migratorie: «Basta, fermatevi – scrivono – La strategia scelta dal governo per la gestione degli sbarchi è inaccettabile. E ancora più intollerabile è il silenzio o, peggio ancora, l’indifferenza, che accompagna questa prassi che da straordinaria sta diventando ordinaria. Da tempo ormai il governo infligge giorni di navigazione in più alle navi delle Ong che soccorrono in mare donne, uomini e bambini. Anziché assegnare per lo sbarco luoghi vicini vengono scelti porti lontani centinaia di miglia. È qualcosa di inaccettabile. Ormai si può parlare di strategia, perché questo approccio va avanti da mesi e sta diventando strutturale. A noi spetta un compito, ringraziare e sostenere con forza tutte le istituzioni e le realtà del mondo del volontariato che accolgono queste persone con straordinaria umanità e capacità ed evidenziare come questa strategia del Governo stia diventando strutturale. E per dirla con Brecht “Quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale” perché naturale non è. Non è naturale ed è profondamente ingiusto. Ed alle questioni umanitarie si aggiungono anche quelle legate alla funzionalità degli scali portuali che, soprattutto nel periodo estivo, vedono aggiungersi ed incrementare partenze ed arrivi. Ed in questo contesto è solo grazie alle grandi capacità di chi gestisce questa complessa materia che non si sono registrati problemi logistici: e tutto questo senza che un esponente del Governo nazionale abbia mai sentito la necessità di essere presente sulle banchine dei porti degli sbarchi in Toscana per vedere e capire meglio». l
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