Gioco
Livorno, si rompe la mola e perde un occhio. «Ma ho ripreso in mano la mia vita»
Tre anni fa Giuseppe Adragna era muratore e ha avuto un gravissimo incidente sul lavoro: «Mi hanno operato due volte»
LIVORNO. La mano alla tempia, per tamponare il dolore. E il sangue che scende sul volto, giù fino al collo. «Babbo, aiuto, mi hanno tirato un sasso». La vista si fa più bassa, il respiro affannoso. Quel sasso son era un sasso. Ma la scheggia di una mola che, rompendosi, si era conficcata dell’occhio sinistro. Impossibile da togliere. Impossibile da muovere. «Stavo tagliando delle mattonelle quando è successo. Lavoravo nella ditta di mio padre». E da quel giorno la vita di Giuseppe Adragna, 23 anni, non è più stata la stessa. «Mi hanno operato due volte e adesso all’occhio ho una protesi». Ma il giovane livornese ha trovato così la forza per andare avanti: «Mi sono iscritto a scienze motorie e sono diventato istruttore di body building». Racconta la sua storia perché ha imparato che «è possibile trasformare i propri problemi in punti di forza» e gli piacerebbe poter essere «da esempio a persone che vivono situazioni simili e che si vergognano per ciò che è loro successo, finendo per nascondersi». E per questo qualche tempo fa ha deciso di rendere tutti partecipi della sua crescita attraverso i profili social.
L’incidente sul lavoro
Era il 10 luglio del 2020. Giuseppe, muratore, stava lavorando in un appartamento con suo padre, titolare di una ditta edile. «Ci stavamo occupando di ristrutturazioni e stavo tagliando delle mattonelle sul terrazzo quando la lama della mola si è rotta e mi ha preso l’occhio – racconta Adragna –. All’inizio in realtà non avevo capito bene che cosa fosse successo. Pensavo che qualcuno mi avesse lanciato un sasso da fuori. Poi, quando ho tolto la mano dalla tempia e ho visto scendere il sangue ho realizzato». E al dolore si è aggiunta la paura. «Ero nel panico. Io e babbo abbiamo preso il furgone da lavoro e siamo andati al pronto soccorso». Nell’occhio aveva la scheggia di una lama lunga due centimetri e mezzo. «La situazione era grave e mi hanno trasferito a Cisanello, dove mi hanno operato due volte. La prima per rimuovere la lama e la seconda per togliere del sangue coagulato». E da questo momento inizia il dopo. Quando, cioè, tutto è diverso.
Dopo l’operazione
«Ho avuto un periodo di depressione. Non mi piacevo e cercavo di nascondere la ferita con i capelli. All’inizio, in realtà, non riuscivo nemmeno a rendermi bene conto di quello che mi era successo. Poi, quando ho capito che non avrei più rivisto da quell’occhio e che non avrei più potuto fare quello che amavo, mi sono dato uno schiaffo in faccia». E così ha reagito. Ha capito che non avrebbe più potuto praticare sport di combattimento, cosa che faceva da anni. E ha iniziato un’altra strada. «Sono andato a Roma e mi sono messo una protesi. Mi sono iscritto a scienze motorie. Non credo l’avrei fatto a cose normali. Avevo smesso di studiare in terza superiore per fare il muratore. Invece ho preso il diploma e mi sono iscritto all’università. E poi ho ricominciato ad allenarmi».
La rinascita
Non nel combattimento, quello sarebbe stato impossibile. «Ho ripreso con i pesi». Fino a farne il suo lavoro. «Sono diventato personal trainer e adesso sono alla palestra Bunker 48». Siciliano di origini, Adragna è nato a Massa Marittima e vive a Livorno da circa 16 anni. E per il suo futuro «stavo pensando di preparare una gara di body building». Parallelamente lavora con i social, raccontando la sua storia e il suo lavoro su TikTok e Instagram. Su Instagram, peraltro, «ho conosciuto una protesista finlandese che mi ha fatto delle protesi personalizzate. Ce n’è una nera (quella della foto, ndr) che uso spesso».
Il messaggio
E gli piace pensare che, con la sua consapevolezza, possa essere d’aiuto a qualcun altro. A chi, per esempio, ha vissuto situazioni simili. «A ottobre sono andato a Roma e ho incontrato un ragazzo che aveva avuto lo stesso problema». E gli ha consigliato il da farsi. Perché «non bisogna avere paura a mostrarsi e a raccontare chi siamo. Capisco che sia difficile: anche per me all’inizio è stato così. Ma non mi nascondo più. Possiamo trovare il modo di trasformare i nostri problemi in punti di forza».
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