Gioco
Livorno, il timoniere dei record e i segreti della Coppa Barontini: «Ecco perché ha vinto Borgo»
Valerio Piccinini e le dodici meraviglie del Costante Neri dopo il Covid: «Al Palio sarebbe bellissimo avere accanto il Venezia I più forti stanno vicini come succede nell’atletica e nel canottaggio»
LIVORNO. Dodici vittorie di fila. Dal post pandemia nessuno è riuscito a battere il gozzo del Borgo Cappuccini. Una striscia lunghissima, fatta di prestazioni straordinarie, che sabato ha aggiunto la vittoria nella 54esima edizione della Coppa Barontini, facendo fermare i cronometri sul migliore tempo assoluto da quando c’è il nuovo percorso: 14’45”31. Risultati che meritano attenzione, e che, tra gli altri, portano la firma di Valerio Piccinini, timoniere sopraffino, e mente di un armo dalla potenza devastante.
Piccinini, avete davvero fatto la gara perfetta…
«Sì, senza sbagliare niente. Da subito abbiamo avvertito sensazioni buonissime: la barca andava bene, scorreva molto forte. A terra i nostri ragazzi ci aggiornavano sulla situazione e siamo sempre stati in vantaggio. Quindi la mente era abbastanza tranquilla. L’unica paura era di trovare dopo il Nautico un po’ di controcorrente come l’anno scorso, ma non è stato così. Anzi il vantaggio era in costante aumento e coni la situazione positiva, viene tutto più semplice».
Alla vigilia c’era qualche timore?
«La Risiatori ci ha fatto comprendere quanto forte fosse l’equipaggio del Venezia, e per questo non ci siamo mai rilassati. Tuttavia quando abbiamo notato la bontà della nostra prestazione abbiamo capito che la strada era quella giusta e ci siamo detti “per vincere devono davvero fare una prova incredibile, ed è difficile”. Avevamo l’intertempo proprio su di loro, perché erano il gozzo da battere. È andato tutto bene».
Quali sono le difficoltà del percorso?
«Dal mio punto di vista il primo pezzo è abbastanza semplice: talmente pulito che è difficile sbagliare. Dopo il Nautico invece ci sono corde, è buio, è più ostico vedere gli ostacoli, i ragazzi cominciano a essere stanchi e la barca non va drittissima. Serve capire quando richiamarli, quando no: perché se sbagli due palate, la barca ti si storce, anche poco, tocchi una corda che non vedi e fai presto a perdere secondi. In questo senso nel pre-gara facciamo un sopralluogo sul percorso, memorizzo i punti critici, e poi, al momento giusto, ci faccio attenzione».
Dopo tutte queste vittorie, come si regge da un punto di vista mentale?
«Noi più vecchi, abbiamo perso talmente tanto in vita nostra che vincere non viene mai a noia. Più vinci e più viene facile allenarsi, sacrificarsi, fare tardi, sopportare i disagi in famiglia. Ho passato vent’anni in questo mondo con la consapevolezza di perdere: e per questo rendo grande merito a tutti gli altri equipaggi. Fare fatica e sacrifici per perdere non piace a nessuno».
Conciliare gozzo, famiglia e lavoro, non è facile …
«Lavoro in ferrovia, ma ho sempre avuto questa grande passione. Ormai anche mia moglie si è abituata. E poi, avendo il ruolo da timoniere, non vado tutti i giorni. Riesco a gestirmi in quattro cinque volte alla settimana, col sabato di festa. Per chi voga invece, l’impegno è ben superiore . Da questo punto di vista diciamo che sono più fortunato».
La cantina, una famiglia…
«Dal post covid abbiamo vinto qualsiasi tipo di gara, dirigenti e cantinieri non ci fanno mai mancare nulla. Ci stanno dietro, ci danno una grossa mano. Ogni volta che si esce c’è sempre un problema, e loro lo risolvono sempre. Insomma siamo davvero una famiglia. Un gruppo di amici che fanno questo sport. Bellissimo».
E ora c’è il Palio Marinaro, la gara “regina”
« Sarebbe bellissimo avere i rivali più forti, accanto a noi come succede nell’atletica. Sarebbe bello, onesto e giusto, avere il Venezia accanto». l
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