Gioco
Livorno, alla destra serve un candidato sidnaco: ecco chi è stato cercato (e per ora ha detto no)
Si cerca tra i professionisti, sempre che alla fine non la spunti di nuovo un politico. Il nome che piace di più è quello di una donna e manager. Ma non solo
LIVORNO. Che la destra «è alle porte» lo ha detto pure il segretario del Pd, Federico Mirabelli, quando qualche giorno fa ha invitato a sedersi al tavolo una carrellata di forze politiche, dal centro a sinistra, compresi quei 5 Stelle con cui negli anni di Filippo Nogarin i Dem si sono fatti la guerra. La destra è alle porte. Basta guardare a un quarto d’ora di macchina da piazza Civica, verso Pisa, dove Michele Conti ha rivinto e dove l’alleanza Pd-Stellati non è bastata a riportare la città sotto l’ala del centrosinistra. Chissà che a Livorno, alla fine, il M5S e una parte della sinistra, per esempio Buongiorno, non siano semmai più attratti dall’idea di correre insieme cercando di replicare il modello Campi Bisenzio. Il punto però ora è un altro: se il centrosinistra (sorprese permettendo) un sindaco in carica al primo mandato ce l’ha, il centrodestra chi ha intenzione di candidare nel 2024?
Un anno, come si dice, vola. E nel 2019, quando ad avere più voti negli equilibri della destra era la Lega, furono bruciati parecchi nomi nel mondo della società civile, tra le categorie professionali, prima di affidare la corsa a un volto della politica, l’attuale capogruppo di Fdi Andrea Romiti: decisero i leader nazionali ad Arcore, la destra in città raggiunse il suo primo storico ballottaggio, ma non vinse, fu eletto il giornalista Luca Salvetti.
Non stupisce quindi che questa volta – pensando di poter mettere il pallone sul dischetto, visto anche il clima del Paese governato da Giorgia Meloni – i partiti di destra stiano cercando di organizzarsi per tempo.
I coordinatori di Fdi, Lega e Forza Italia, dopo essersi riuniti a fine maggio di fronte a un aperitivo, hanno già detto ufficialmente di non voler rompere la triplice alleanza e di voler correre uniti. Il programma – è stato annunciato – sarà presentato in autunno, per il nome del candidato settembre appare realisticamente difficile, anche per non bruciarlo. Ma ogni forza al suo interno si sta organizzando, sta iniziando a sondare il terreno. E anche se i coordinatori hanno mandato un messaggio chiaro («qualsiasi valutazione in merito passerà al vaglio di noi coordinatori provinciali, che ci rivolgeremo a figure autorevoli e rappresentative del territorio») di primi tentativi o desiderata si inizia a sapere.
Per esempio nomi di punta di Fdi (che in questo momento è anche a Livorno il partito con più voti a destra, oltre il 21 per cento alle politiche) si sono fatti avanti con Francesca Marcucci, presidente provinciale di Confcommercio. Marcucci ha un cognome conosciuto che comunque non le ha mai fatto ombra (il padre Nereo è stato, tra i tanti incarichi, segretario della Cgil e presidente dell’Autorità portuale): ha guidato i giovani imprenditori di Confindustria, ha una sua società di servizi, la Logistic Training Academy, dal marzo del 2020 ha in mano il timone della Confcommercio. Negli anni ci hanno provato in parecchi a tirarla per la giacchetta: ha una cultura di sinistra e nel 2012 il suo nome era finito anche nel toto del Pd per la corsa al Parlamento. Ma sarà per la stima che ha di lei Giacomo Lensi (che prima che coordinatore di Fdi è il suo avvocato) che il suo nome ha cominciato a rimbalzare anche a destra. Lei, contattata dal Tirreno, è chiarissima: «Non ho intenzione di candidarmi né di qui né di là. Il contributo che sto dando da tre anni è verso gli imprenditori nostri associati che mi hanno dato fiducia: finire il mandato con Confcommercio è fondamentale e ho ancora due anni davanti. E poi sinceramente quello di sindaco è un ruolo delicato e importante, io so fare il bene il mio lavoro e non potrei fare niente di diverso».
Non è mistero, poi, che in area moderata piaccia e non poco una figura come quella di Francesco Farneti, che con la sua farmacia è diventato nel tempo un punto di riferimento in città. Farneti è protagonista anche di tante iniziative sociali e sportive, basti pensare alle attività gratuite nei quartieri nord o a eventi come i Farneti Games. Di lui parlano bene in molti mondi, compreso quello centrista e cattolico. C’è chi lo vorrebbe in cima a una lista civica sostenuta da forze politiche. E anche se non lo dice, si sa che è stato cercato: ma «l’ho sempre detto e continuerò a dirlo, non mi sono mai voluto schierare e non lo voglio fare ora. Mi piace fare per la città, non per una parte: se ti schieri in qualche modo dividi, mentre io voglio essere una persona che unisce».
Se si parla di nomi che godono di stima, da tempo dietro le quinte della politica (prima dei congressi anche di più nel centrosinistra) si prova a soffiare sulla carta Paolo Rossi, uno che a Livorno non ha bisogno di presentazioni e che a febbraio, a 65 anni, sarà “svincolato” dalla carriera di questore. Il suo nome ha fatto e fa gola a chi prepara la sfida sul campo nel 2024. «Ma io – mette in chiaro in modo garbato – faccio il mio lavoro di questore fino all’ultimo giorno e non mi sembra di essere persona adatta a questo tipo di ruolo».
Ultimo passaggio, per il momento: da giorni nel centrodestra si parla di un ex primario dell’ospedale che piacerebbe alla Lega e che ieri, contattato dal Tirreno, ha risposto di non essere stato cercato, per ora, e ha invitato a tenere fuori il suo nome. Si vedrà come andrà a finire, è solo l’inizio. E chissà che dopo lunga ricerca nel mondo delle professioni, auspicata da più parti (Forza Italia ha ribadito più volte che sarebbe la strada giusta), il candidato sindaco non voglia essere di nuovo un politico. l
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