La protesta
La disperazione di una livornese: «Aiuto, dormo ai Tre Ponti e ho lasciato mio figlio da amici»
Il racconto di una 40enne: «Ho un figlio per il quale usufruisco della legge 104». Per 20 anni ha occupato da abusiva tre diversi alloggi popolari ed è stata sgomberata
LIVORNO. Da abusiva ha vissuto per 18 anni in una casa popolare. Occupandola perché non aveva i requisiti per esserne assegnataria e «neanche alternative». Poi altre due invasioni. E altrettanti sfratti. Ora, dopo ben tre sgomberi, dorme in un sacco a pelo sulla spiaggi dei Tre Ponti «con mio figlio diciassettenne, per il quale usufruisco della legge 104 perché ha bisogno di accompagnamento, affidato per qualche giorno ad alcuni amici di famiglia».
La storia
È la storia di Alessandra – è un nome di fantasia, dato che chiede l’anonimato soprattutto per preservare l’identità dell’adolescente per cui ha l’accompagnamento – costretta da una settimana a vivere all’aperto, perché una casa non ce l’ha più. Appartamento di proprietà che in realtà non ha mai avuto, visto che prima ne occupava uno senza titolo di proprietà di Casalp, l’istituto provinciale per le case popolari. A causa dell’invasione dell’immobile, infatti, per cinque anni Alessandra non può fare domanda per ottenere una casa pubblica. È ciò che, giustamente, prevedono i regolamenti comunali. E, se non è ospite da qualche amico, dorme in spiaggia ai Tre Ponti. «Otto mesi fa, dopo 18 anni che ci vivevo, mi hanno sfrattata da un palazzo in via Aspromonte – racconta la donna – e sono andata a vivere dal mio ex marito, anch’egli abusivo, visto che abitava nella casa della madre, dove però non aveva la residenza. Ci hanno allontanato anche da lì, poi sono entrata in un appartamento vuoto di Casalp in via Pannocchia, nei dintorni della stazione ferroviaria, ma da qualche giorno la polizia municipale ci ha allontanato pure da lì. Non so come fare, sono disperata, infatti dormo ai Tre Ponti in un sacco a pelo perché purtroppo nessuno mi può aiutare».
Il figlio da amici
Alessandra, 40 anni e un figlio appunto di 17, ha affidato il minore ad alcuni amici di famiglia. Lui vive lì, non in spiaggia, «ma non me lo potranno tenere per molto, mi hanno detto di trovare al più presto una sistemazione». L’altro, invece, di anni ne ha 19 e sta dalla nonna. Tempo addietro è stata ricevuta sia dal sindaco Luca Salvetti, che dall’assessore alla casa Andrea Raspanti, che del caso hanno interessato i servizi sociali. «So che ci hanno parlato, perché poi sono stata ricontattata». Il Comune, insomma, si è mosso. Lei è seguita dall’avvocata Barbara Luceri. Ma per il momento «hanno solo relazionato sulla mia situazione, io non posso accedere per cinque anni alla graduatoria perché sono stata un occupante abusiva del patrimonio pubblico, posso solo partecipare ai bandi per l’emergenza abitativa e mi sono inserita un anno fa. Purtroppo sto ancora aspettando una sistemazione e nel frattempo non ho potuto far altro che occupare gli immobili vuoti». La lista chiaramente è molto lunga, perché sono tante le persone in città che come lei hanno bisogno, quindi ci sarà ancora da attendere. «Ho seguito personalmente la questione – commenta l’assessore al sociale, Andrea Raspanti – e non l’abbiamo lasciata mai sola, abbiamo intrapreso un percorso. La situazione non è semplice, perché ci sono tanti bisognosi e pochi immobili liberi in rapporto alle necessità della città. Comunque noi non lasceremo indietro nessuno, cerchiamo di fare il possibile, stiamo ospitando tante famiglie con minori in albergo spendendo veramente un capitale. Proprio per limitare al minimo i disagi per la popolazione che non può permettersi una casa».
Il lavoro che manca
Alessandra incontrerà nuovamente l’assessore a palazzo civico il 3 luglio. Riparlerà della sua situazione, già comunque ben conosciuta sia ai servizi sociali che all’ufficio di Raspanti, che i colloqui li organizza con tutti coloro che li richiedono. Al momento, una possibile alternativa, è che lei si rivolga al dormitorio pubblico di via Terreni, che per un breve periodo potrebbe accoglierla. È il servizio di pronta e temporanea accoglienza ed è del Comune, che lo fa gestire al terzo settore. Ma per lei, il presente, rimane la spiaggia dei Tre Ponti. E saltuariamente la casa di qualche amica che ospita lei e il figlio minorenne. «Non ho un lavoro stabile – conclude la donna – due volte a settimana accudisco un anziano come badante, nient’altro. Non ho veramente molto da fare, ora sono su una panchina nella zona della stazione ferroviaria. Mi trovo priva di tutto, non ho più niente. Chiedo aiuto alla città, perché non ce la faccio più a rimanere a dormire sulla spiaggia in un sacco a pelo».
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