Il Tirreno

Livorno

Il caso

Sequestrata l'auto di un consigliere comunale di Livorno: «Pensano che io sia un tassista abusivo»

Stefano Taglione
Il consigliere comunale aggiunto Shaha Polas
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Il consigliere comunale aggiunto Shaha Polas

Shaha Polas, commerciante e rappresentante degli stranieri in città, lo aveva prestato a un conoscente «per portare quattro amici all’aeroporto» poi fermato e multato dalla municipale. La sua rabbia: «Me lo vogliono confiscare, ho solo fatto un favore. Incontrerò la comandante Maritan»

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LIVORNO. L’auto sequestrata diventa un caso. Perché quel presunto taxi abusivo – almeno per la polizia municipale, non secondo il diretto interessato – è il Fiat Ducato del consigliere comunale aggiunto Shaha Polas (rappresentante degli stranieri in città, alleato e grande estimatore del sindaco Luca Salvetti) che sostiene di aver solo prestato il suo mezzo a nove posti a un amico, il livornese Vincenzo Zitarosa, poi fermato dalla polizia municipale in piazzale Zara, vicino al ponte Genova, mentre accompagnava quattro amici del commerciante bengalese di piazza della Repubblica all’aeroporto di Pisa: «Domani alle 9 (stamani per chi legge ndr) sono stato convocato dalla comandante dei vigili, Annalisa Maritan, e le spiegherò la questione. Io non potevo accompagnare queste persone perché ero in ospedale. Mi hanno solo chiesto un favore, al giorno d’oggi evidentemente non c’è più umanità. Gli agenti hanno sbagliato, darò la mia versione dei fatti e se non mi annulleranno la sanzione farò ricorso».

A parlare è proprio Polas, arrabbiatissimo per quanto accaduto visto che ha subìto una multa da diverse migliaia di euro – l’importo preciso, da un minimo di 1.812 a 7.249 euro, dovrà essere quantificato dal prefetto Paolo D’Attilio – e soprattutto è rimasto senza macchina perché il suo veicolo è stato sequestrato ai fini della confisca perché in quel momento ritenuto un servizio di taxi abusivo in spregio alle regole comunali. «Le persone che il mio amico stava accompagnando all’aeroporto Galileo Galilei – rimarca Polas – non erano turisti, ma dei miei amici dello Sri Lanka che stavano tornando in patria per l’estate e abitano in via della Maddalena, sono residenti in città. Mi hanno chiesto di poter utilizzare la mia macchina grande, da nove posti, per andare a prendere l’aereo. Avevano una decina di valige. L’unica “ricompensa” che hanno pagato, per così dire, è stato mettere un po’ di gasolio al distributore di benzina. Non so neanche quanto, credo 10-20 euro, ma non mi riguarda, hanno deciso di loro. Né io, né Zitarosa, ci abbiamo guadagnato un euro. Abbiamo semplicemente fatto un favore a delle persone piene di bagagli che da sole non riuscivano a raggiungere l’aeroporto. Dovevamo partire abbastanza presto, alle 9».

Il rappresentante degli stranieri, subito avvertito dall’amico quando la polizia municipale lo aveva fermato, si è immediatamente recato sul posto prima del sequestro del Ducato: «Gli agenti hanno controllato tutti, Zitarosa e i passeggeri – prosegue – e quando mi hanno visto sono andati via senza nemmeno parlare con me. Non ho potuto fornire la mia versione dei fatti. I miei amici hanno poi raggiunto l’aeroporto, in ritardo, con un taxi chiamato da loro». Un’altra cosa non si spiega Polas è come mai, come proprietario del mezzo, il verbale del comando cittadino riporti come nome un uomo del Pakistan. Ma non è vero, perché l’intestatario sono io. Non mi capacito di come abbiano potuto inserire quel nominativo, che non esiste».


 

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di Redazione web