Gioco
Livorno, il Kavarna compie trent’anni: «Festeggiamo la nostra storia»
Da pub a wine bar a ristorante: in duecento per lo storico traguardo. «Che serate con Bobo, Ruffini e Ballantini». Ora il testimone passa a Matteo
LIVORNO. È uno dei locali più celebri e frequentati del lungomare livornese. Nato come pub, nel tempo si è trasformato prima in wine bar e poi in ristorante, senza però perdere la vocazione originaria.
Il Kavarna Vinarna ha appena compiuto 30 anni, e li ha festeggiati con un super evento al quale hanno preso parte almeno 200 persone, tra amici, clienti affezionati, e figure istituzionali come il sindaco Salvetti, il consigliere regionale Gazzetti, la presidente Svs Bolognesi. Un buffet gustosissimo, tante bevute, la musica del Dj, per una serata piacevole, cominciata alle 20 a andata avanti fino all’una di notte, tutto offerto “dalla casa” (i presenti hanno fatto donazione a Svs) .
«Una maniera perfetta per festeggiare questo bel traguardo» dice Claudio Landi, storico titolare, assieme alla moglie Simonetta Niccolai e al figlio Matteo. «Aprimmo il Clarinetto in piazza della Vittoria, nel 1989 – racconta – Poi siamo venuti qui nel 1993. Il Kavarna nasce proprio con noi due e altri soci che durante il percorso hanno abbandonato. All’inizio era un locale indirizzato ai giovani, tra birre e coctkail, dato che non esisteva ancora l’aperitivo. Piano piano lo abbiamo trasformato in ristorante, senza mai tralasciare l’aspetto delle bevute. Anche oggi la gente viene a mangiare, ma spesso arriva solo per il dopo cena».
Un nome che rimane impresso. «Kavarna Vinarna, nasce dal passato che ho avuto come rugbista. Ai tempi del Cus Pisa, facevamo scambi coi paesi dell’est, e laggiù Kavarna vuol dire caffetteria. Ci piacque il nome, e quando si presentò l’occasione lo utilizzammo. Quello che ricordiamo dei primissimi tempi è il fumo delle sigarette. Eravamo una fumeria, non esistevano leggi. Si facevano le 3 del mattino, tra le proteste del condominio. Ma anche quelle si sono affievolite. Ora va bene, siamo amici con tutti».
Bobo e il decollo
«Era un trascinatore di folla, quando veniva portava tanta gente, e così cominciammo a lavorare a grandi ritmi». E c’è anche l’aneddoto. «Lui aveva un contratto in esclusiva con la Rai, non poteva suonare né cantare da nessuna parte, invece si mise a farlo qui. Lo chiamarono al telefono fisso e perse il contratto».
Tanti i personaggi famosi passati qui. «Paolo Ruffini lo abbiamo allevato, non era ancora famoso, veniva col Nido del Cuculo. E Dario Ballantini, che è nato qui. Poi cantanti, sportivi, il Livorno Rugby e il Livorno Calcio: qui sopra abita David Balleri. Abbiamo fatto due feste per due promozioni amaranto, in serie A eravamo diventati la loro base».
A cavallo di due secoli
«La scorsa settimana dopo lo spettacolo è venuto Checco Zalone, ed è stata una bellissima sorpresa». A inizio anni 2000, un momento di crisi.
«Quando sono nate le baracchine, coi primi aperitivi, i ragazzi si sono trasferiti in massa, e non veniva più nessuno. Dovevamo fare qualcosa. Allora abbiamo pensato di comprare una licenza di ristorazione ci siamo buttati sulla carne, dato che da queste parti facevano tutti pesce. Carni argentine, brasiliane, con vari tipi di cottura, formaggi francesi, e da lì ci siamo ripresi. Ma facciamo anche il pesce, perché la tradizione non va abbandonata, cacciucco compreso».
Una posizione top
«La fortuna sono state le navi da crociera, con tanta gente non livornese, e anche all’Hotel Palazzo che crea un bell’indotto». E poi ci sono quelli che nonostante guerre, Covid e figli che crescono non sono mai mancati. «C’è un gruppo di 12 persone che viene tutti i lunedì. Amici che giocavano a basket e facevano le gabbionate. Abbiamo visto matrimoni, separazioni, figli e nipoti».
Ora la palla sta per passare a Matteo, figlio di Claudio e Simonetta, entrato a 18 anni in società e ora 36enne. «La gestione è mia, di mia moglie e di mio figlio, al quale, presto, passerà definitivamente – conclude Claudio- Noi genitori non ci ritiriamo, ma facciamo un passo indietro, assumendo un ruolo di supervisione. Anche se Simonetta proseguirà nel lavoro che svolge in cucina». E aggiunge. «Matteo ci ha dato una svolta, puntando sui vini. È preciso, gli piace cambiare, anche i dettagli che la gente nota. Lui è il futuro».
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