Gioco
Livorno e Berlusconi: lo sbarco di Azzurra, le battute su Allegri e le bandane a San Siro dei tifosi
Silvio e la citta “rossa”: politica, calcio e sfottò hanno segnato gli ultimi 30 anni dove Livorno con l’ironia si è opposta al Cavaliere
LIVORNO. Stai a vedere che, alla fine, i livornesi hanno sdoganato anche il ritratto di Silvio: dal pericolo numero uno per la Democrazia al “nostro miglior nemico”. Onore delle armi (dialettiche, naturalmente) . Ora che il Cav se n’è andato, a 86 anni, resta in città un mare di ricordi che appartengono soprattutto ai mondi plastici della politica e dello sport. Lui, l’ex Premier e leader di Forza Italia, e il suo tradizionale mantra contro il pericolo rosso. Loro, i livornesi rossi, che non perdevano occasione di prenderlo in giro per “l’ossessione comunista” come quando nel settembre 2004 si riversarono in massa a San Siro, nel tempio del calcio, per seguire la squadra amaranto con la bandana sulla testa proprio come il Cav aveva accolto in vacanza a Porto Cervo Tony Blair e signora.
Oggi Livorno è molto meno rossa e comunista. Oggi Silvio è un’icona di un’era e di una stagione politica che non ci sono più, ma che hanno modificato il costume e lo stile di vita degli italiani con una nuova cultura, molto televisiva, che è entrata nel Dna del Paese e che fa assai meno “scandalo” di un tempo. Eppure che fra Berlusconi e i livornesi non fosse mai sbocciato quel feeling che si respirava, allora, in altri luoghi, è storia nota. Come quando Silvio, durante la campagna per le regionali del 2000, arrivò nel porto di Livorno con la nave Azzurra. Il suo proclama per la “detoscanizzazione” dell’Italia si attirò l’ira di tanti livornesi. Alcuni – come i “compagni” di Rifondazione – andarono a contestarlo sotto la plancia del traghettone con un gozzo. Risultato, Berlusconi non mise piede sulla terraferma ma parlò dalla nave e fu ascoltato da un maxischermo sulla banchina.
Si racconta che a Matteo Renzi allora sindaco di Firenze il quale nel faccia a faccia a Arcore gli suggeriva di far lavorare in pace Allegri (neo tecnico del Milan) , che «non è comunista», il Cav avrebbe risposto: «È peggio che comunista, è livornese: li-vor-ne-se, capisce? ». La vitalità labronica anti-potere si è affidata spesso in città alle penne al vetriolo e alle vignette del Vernacoliere i cui titoli cubitali sulle civette sono diventati perfino strumento di critica e sberleffo politico come quando l’ex premier Giuliano Amato citò la battuta di Cardinali per sfottere Silvio: «Berlusconi è apparso alla Madonna per dirle: ti darò un altro figlio». E pensate che non era ancora scoppiato lo scandalo del Bunga-Bunga.
Dopo che nella primavera 2001 il premier inondò le case degli italiani con il libro-spot sulle sue gesta al governo la Margherita livornese organizzò un concorso per favorire un uso alternativo delle pagine propagandistiche di Silvio: campionato di origami e concorso per il miglior aeroplanino di carta. Durante il carnevale uno studio grafico del Borgo inventò addirittura i “berliandoli”, sacchetti di coriandoli – ciascuno con la faccia di Berlusconi – da tirare per festeggiare con gli amici mascherati. Cinque anni più tardi, lo sberleffo livornese al premier non prese più di mira i capelli bensì le accuse riguardanti i suoi rapporti con presunte escort e ragazze (compresa quella Noemi che lo chiama Papi) . Il tifo annunciò l’intenzione di affidare a una serie di reggiseni sventolati come bandierine l’ironia anti-premier. Oggi i tempi sono cambiati e, anche a sinistra (seppur non tutta) , è il momento di rendere l’“onore delle armi”. Il coordinamento provinciale di Forza Italia scrive: «Tutti noi perdiamo la guida, un maestro politico e di vita, che ci ha guidato per quasi 30 anni di attività spesa nell’interesse della collettività. Il nostro Presidente ci ha consegnato, 29 anni fa, la casa dei moderati. Quella famiglia che tutti noi stavamo cercando e che lui, con la sua immensa intuizione, ci ha regalato. La sintesi dei valori moderati, che sono il fulcro del pensiero degli italiani». Per Giacomo Lensi (FdI) se ne va “un uomo, un politico, un imprenditore che ha di fatto segnato, influenzato ed è stato protagonista per più di 30 anni della vita politica della nostra Nazione”. Chi si discosta è Potere al Popolo: «Non ci stiamo. Non con il nostro nome. Il processo alla santificazione di uno dei mali degli ultimi 30 anni nel Paese è iniziato e non ci lascia stupiti – scrive PaP–, ma anzi, conferma ancora di più quanto la classe politica nostrana sia lontana dai nostri bisogni».
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