Gioco
All’ospedale di Livorno troppi esami hanno tempi biblici e la colpa non è dei medici di famiglia
La limitazione di Tac e risonanze. «Se avessimo diagnosi certe non le faremmo»
Scrivo in qualità di medico di famiglia dopo aver letto l’articolo sul Tirreno di lunedì 5 giugno dal titolo “Troppe richieste di Tac e risonanze, i medici dovranno dire qualche no”, dove in verità non si capisce bene quale sia il vero “vulnus” imputato ai medici di famiglia, cioè se noi prescriviamo un po’ troppo a vanvera Tac e Risonanze in generale, oppure se ne prescriviamo troppe con la priorità B, che, ricordo, dà diritto al cittadino di ottenere la prestazione richiesta entro 10 giorni. O tutt’e due le cose assieme.
Detto questo, faccio presente che, riguardo alla prima situazione, vocabolario della lingua italiana alla mano, i sinonimi dell’aggettivo “inappropriato” sono i seguenti: “inadatto, inopportuno, inadeguato, sconveniente”: bene, tradotto sul piano medico, significa in pratica che, se chiedo una TAC polmonare per sintomi non congruenti con i dati clinico-anamnestici del mio paziente, l’esame potrebbe definirsi inappropriato, ma se esiste un fondato raccordo con eventuale sospetto diagnostico o andamento clinico della patologia, l’esame è sempre utile, anzi doveroso eseguirlo.
Faccio un esempio pratico, per spiegarmi meglio: una tosse o stato febbrile di pochi giorni non necessita di una Tac urgente, ma di eventuale radiografia; invece, un eventuale nodulo, deve essere confermato con maggiore definizione alla TAC e possibilmente nei tempi più brevi possibili, non dopo 2 o 3 mesi che potrebbe essere troppo tardi.
E ancora: una risonanza magnetica del ginocchio con priorità B non sarebbe certamente utile in caso di banale artrosi, ma diventa indispensabile in un eventuale stato settico post chirurgia protesica.
E qui si passa al secondo problema serio addebitatoci, quello delle liste di attesa: non ci sarebbe bisogno di tutte queste “B” se fossero sempre doverosamente rispettate le priorità in “D” indicate dalla stessa Regione Toscana, cioè quelle entro 30 giorni. Invece si va spessissimo a finire con tempi “a babbo morto”, come si suole dire a Livorno e, sia chiaro, non solo per TAC e RM, ma per tantissime altre prestazioni diagnostiche strumentali e anche per semplici visite specialistiche.
Si provi, per credere, a prenotare un semplice ecocolordoppler o elettromiografia.
Allora, di chi è la colpa, chi è il primo a non rispettare le priorità di accesso alle prestazioni?
Si tenga conto, come parametro di confronto con la Medicina del Territorio, che in pronto soccorso fanno TAC in tempo reale, qualora ci sia un dubbio diagnostico e che si rischia di ingolfare ancora di più, con accessi impropri questo reparto in trincea, specialmente con le tante persone che non possono permettersi prestazioni a pagamento nel privato.
Per cortesia poi, non buttiamo la palla in tribuna, raccontando casi estremi di pazienti ipocondriaci e un po’ fuori di testa, facendoli sembrare come quasi la regola, e ricordiamoci che molto, troppo spesso noi medici di famiglia siamo trascrittori di altri medici privati e del servizio pubblico!
Rigetto poi nella maniera più totale l’idea di creare automatismi precostituiti tra diagnosi (che spesso non abbiamo per niente, per questo chiediamo l’accertamento! ) e priorità, con lo scopo ventilato di scoraggiare i furbetti: sarebbe davvero la tomba definitiva della professionalità e indipendenza medica, che già ha ricevuto colpi durissimi da una sanità amministrata e piegata a logiche economicistiche e di mercato, con il nascere di un medico burocrate passivo e acritico, una sorta di distributore automatico di Stato, dove inserisco una moneta e mi esce fuori una determinata bibita o merendina.
medico di famiglia
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