Il Tirreno

Livorno

L’inchiesta

Presunto stupro: chiesto il processo per Lucarelli, Apolloni e i tre amici

di Stefano Taglione
Presunto stupro: chiesto il processo per Lucarelli, Apolloni e i tre amici

L’udienza preliminare al tribunale di Milano si terrà fra due settimane: il 13 giugno. Vittima una studentessa americana, per tutti l’ipotesi è violenza sessuale di gruppo

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LIVORNO. A cinque mesi dall’operazione della polizia che aveva portato all’arresto di Federico Apolloni e Mattia Lucarelli, i due giocatori amaranto di 23 anni accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa americana della loro stessa età, la procura di Milano dopo aver chiuso le indagini ha chiesto il rinvio a giudizio per loro e per i tre amici ventiquattrenni Giacomo Bernardeschi, Gabriele Meini e Matteo Baldi, tutti livornesi, che nella notte tra il 26 e 27 marzo dell’anno scorso erano nell’abitazione nei dintorni di piazzale Libia, dove sarebbe avvenuto il presunto stupro. Rispetto alle attese, soprattutto dopo le udienze davanti al tribunale del Riesame che aveva alleggerito la misura cautelare per i due indagati principali – siamo a metà febbraio – le due pubblico ministero che hanno coordinato l’inchiesta, Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, non hanno modificato le contestazioni. Mantenendo lo stesso capo d’imputazione: la violenza sessuale di gruppo per costrizione. Questo al contrario di quanto fatto intendere davanti al Riesame – e di quanto indicato dai giudici nelle motivazioni – quando spiegarono come «non ci sia stata costrizione nei confronti della studentessa americana, bensì induzione».

Il fatto

I ragazzi avevano conosciuto la studentessa fuori dalla discoteca “Gattopardo”. Poi, in auto, dopo pochi minuti l’hanno accompagnata a casa di Lucarelli, figlio dell’ex bomber amaranto Cristiano, dove sarebbe avvenuto lo stupro. La vittima ha denunciato alla polizia di essere stata violentata da due di loro, mentre gli altri tre erano in una stanza vicina. Secondo i giovani – che hanno parlato di un video che dimostrerebbe la loro tesi, che però non si trova più in quanto cancellato – la giovane sarebbe stata consenziente. La procura, invece, ritiene che «fin dal momento dell’incontro versava in una condizione di inferiorità psicofisica (ubriachezza ndr) che renderebbe del tutto ininfluente la prova della partecipazione attiva del consenso della parte offesa all’atto, poiché si sarebbe trattato comunque di un consenso che in condizioni “normalità” mai sarebbe stato prestato».

L’udienza preliminare

Apolloni e Lucarelli, inizialmente colpiti dalla misura cautelare dei domiciliari, oggi hanno l’obbligo di dimora in città con la prescrizione di non uscire di casa dalle 20 alle 8. Per i tre amici, invece, nessuna limitazione preventiva della libertà. L’udienza preliminare è stata fissata per il 13 giugno al tribunale di Milano davanti al gup Roberto Crepaldi.

La strategia difensiva

La difesa dei cinque ragazzi cercherà di dimostrare che non c’è stata alcuna violenza. Perché «la ragazza era consenziente». Secondo la difesa, uno dei momenti chiave per dimostrare questa tesi è in uno dei cinque video che i ragazzi hanno consegnato agli investigatori e racconta cosa accade nel salotto di casa Lucarelli mentre la studentessa è sul divano con Apolloni. «Si vede poi Meini – si legge nella ricostruzione del Riesame – dirigersi verso la telecamera che sta riprendendo e passando alle spalle della ragazza le palpeggia le parti intime». La reazione della ragazza – come fa notare il legale – è repentina: «Si scaglia contro Meini manifestando il suo dissenso». Dunque – per la difesa – non si tratta di una ragazza ubriaca di cui si potrebbe – commettendo un reato – approfittare, «bensì di un soggetto che è pienamente cosciente della situazione e sceglie Apolloni per avere un rapporto sessuale chiudendo gli altri ragazzi una stanza diversa per poi chiamare Lucarelli». l


 

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