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In ginocchio a baciare la banchina: ecco gli 88 migranti di "Humanity" sbarcati a Livorno
Dieci di loro sono minorenni, otto dei quali viaggiavano senza familiari. Il piano di accoglienza disposto dalla prefettura
LIVORNO. Sono sbarcati in porto dopo aver rischiato di morire in mare fra l’Africa e la Sicilia, salvati dalla nave “Humanity 1” dell’omonima organizzazione non governativa tedesca, che dopo 1.400 chilometri e quattro giorni di navigazione è stata accolta all’accosto 56, la Calata Carrara, dove poliziotti e soccorritori – coordinati dalla prefettura – li hanno rifocillati, identificati e accolti nelle varie strutture reperite fra le province di Livorno, Pisa, Firenze e Grosseto. E quando hanno toccato terra, i migranti, si sono inginocchiati sulla banchina mettendosi a pregare.
Il quarto sbarco
Ieri è andato in scena il quarto sbarco in porto dalla fine di dicembre a oggi. Prima di Natale le navi di Emergency e Sea Eye avevano portato in Toscana 150 profughi, mentre all’inizio di maggio la stessa “Life support” – l’imbarcazione della onlus fondata da Gino Strada – ne aveva salvati 35. Ieri alle 8 l’ultimo arrivo dopo che le autorità avevano assegnato al comandante Livorno come approdo sicuro, fra le proteste dei volontari che avrebbero preferito percorrere meno miglia marine per portare al sicuro i richiedenti asilo scampati al naufragio nel Mediterraneo. Un sistema collaudato, quello labronico, con la prefettura che ha adottato lo stesso modello di un mese fa, con protezione civile, sanitari e poliziotti schierati sulla banchina per ogni evenienza. E la nave che è ripartita – formalmente con destinazione Malta, ma in realtà verso le acque internazionali del Sud Europa – alle 16.25 di ieri.
L’identificazione
Gli agenti dell’ufficio immigrazione, diretti dal vicequestore aggiunto Claudio Cappelli, dopo aver fatto firmare i moduli ai migranti (assistiti dagli interpreti) li hanno identificati. Erano tutti al primo ingresso in Italia, visto che nelle banche dati non c’era traccia delle loro impronte digitali. Per fortuna erano in buone condizioni di salute, visto che i volontari se ne erano già presi cura, e nessuno ha avuto bisogno dell’ospedale. I migranti, che prima di abbandonare l’imbarcazione hanno fatto colazione con dei biscotti, sono tutti siriani, pachistani, sudanesi ed egiziani: 78 maggiorenni e dieci minorenni, otto dei quali partiti per il viaggio della speranza senza i genitori.
L’accoglienza
La prefettura ha accolto i profughi in strutture ad hoc nelle province di Livorno, Pisa, Firenze e Grosseto. Tutti i minori non accompagnati sono stati portati con i pullman a Piombino, dove resteranno a vivere e seguiranno un percorso di integrazione, mentre gli altri due – con il padre e lo zio – d’intesa con il tribunale per i minorenni verranno ospitati insieme ai parenti in un centro straordinario di accoglienza (Cas) per bambini e familiari nel capoluogo toscano.
Salvetti contro Meloni
«Il primo sbarco per Livorno era un esperimento, il secondo qualcosa di più strutturato, ora purtroppo è quasi una routine – sostiene il sindaco Luca Salvetti – e ci dobbiamo interrogare sul sistema di gestione dell’immigrazione che negli ultimi mesi non mi sembra migliorato, visto che il numero di profughi è triplicato. A mio parere il Governo deve ragionare su un sistema complessivo d’integrazione, delle persone, che devono entrare in un percorso che non mi sembra molto strutturato e che rischia quindi di portarle allo sbando».
«Noi scelta singolare»
Secondo l’assessore al sociale, Andrea Raspanti, «la collaborazione ormai è rodata e il terzo settore come al solito si è dimostrato fondamentale nel supportare le istituzioni. Resta abbastanza singolare che anche stavolta sia stato scelto Livorno, un porto lontano e una città di una ragione che è molto impegnata in questo momento a supportare l’Emilia Romagna, ma il lavoro ha funzionato bene». l
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