Gioco
In pensione dopo 37 anni l’artista dei vigili del fuoco
Per il sessantenne Mauro Busoni ieri l’ultimo giorno di lavoro: «È una fase di cambiamento della vita che dovrò organizzare»
LIVORNO. Basta mettere piede nella caserma di via Campania per capire come questi giorni siano stati speciali per Mauro Busoni. Classe 1963, in servizio dal 1986 e, dopo qualche anno trascorso tra Alessandria e Pisa, a Livorno dal ’93. Una storia lunga trent’anni che lo ha consacrato come uno dei punti di riferimento. Chiunque lo veda sa della pensione ormai alle porte e gli regala una battuta. «Mauro, ormai ci siamo eh», «Mauro sei pronto?». Lui sorride e nella mente si vede scorrere davanti i tanti giorni trascorsi in quelle mura in attesa di un intervento da effettuare. «È un momento particolare – esordisce Busoni – Una fase di cambiamento della mia vita, ma è arrivata e come tale andrà organizzata. Il mio lavoro? È stato tutto per me. Mi ha formato in maniera totale. È un mestiere talmente particolare che ti caratterizza in pieno, una missione, quella di aiutare gli altri in qualsiasi situazione. Che sia un terremoto, un incendio o un alluvione noi siamo presenti. È un lavoro che ti senti dentro, come una vocazione. Questo è il consiglio che mi sento di dare ai giovani, di fare il vigile del fuoco se sentono questa passione dentro di loro».
Entrando in caserma però non ci sono solo i saluti e gli abbracci degli amici e colleghi, ma anche le sue opere. Perché Busoni non è solo un vigile del fuoco, ma anche un artista appassionato di pittura e scultura e in ogni angolo del comando c’è una sua opera. Una passione, la sua, che parte da lontano, fin da quando era ragazzo. «È un ambito che mi è sempre piaciuto. Mia mamma era pittrice e mi ha coinvolto. Ormai sono 40 anni che la porto avanti. Ho iniziato da ragazzo al centro culturale Massimo Luschi di Shangai sia per quanto riguarda la pittura che la scultura. Sono sempre stato autodidatta, ma in quel momento a 20 anni ho capito che quella era la mia passione. Da quando sono entrato nei vigili del fuoco, non appena ho un po’ di tempo libero lo sfrutto così».
Busoni è anche vicepresidente di Toscana Arte e in caserma la sua firma è dappertutto. Dalla statua di Santa Barbara fino a un’ancora che ha una parte risalente all’epoca romana e un Cristo che si trova nell’angolo più a sinistra dell’atrio e ha un significato speciale. «È dedicato ai pompieri caduti sul lavoro. Ai piedi del Cristo ci sono tre elmetti. Quello a sinistra appartiene a un pompiere intervenuto a Chernobyl in quello che secondo me è stato il più grande atto di coraggio nella storia, perché sapevano perfettamente a che fine sarebbero andati incontro. A destra invece c’è l’elmetto di un vigile caduto nel 2001 durante l’attentato alle Torri Gemelle e al centro il nostro nel ricordo dei tanti vigili italiani caduti in servizio».
Salendo al primo piano, in piena sala mensa, è impossibile non notare il murales 5x2 m che ripercorre gli interventi più importanti negli ultimi decenni. Sono raffigurate la strage del Moby Prince, l’incendio delle colline livornesi e l’alluvione del 2017. Tre eventi che hanno segnato in modo indelebile la città. «È fatto con acrilico e olio – spiega Busoni– La dedica sempre ai caduti sul lavoro. Mi venne chiesto nel 2022 per dare un po’ di colore alla sala mensa e cercare di abbellirla. Nella raffigurazione c’è anche Santa Barbara e in generale l’opera è un’allegoria di Livorno. Ci sono questi tre eventi che hanno cambiato la storia della città che comunque ha sempre dimostrato di sapersi rialzare più forte che mai».
Girando per le varie stanze si trovano la scultura di Fattori con cui Busoni ha vinto il Premio Rotonda 2019, quella di Modigliani che reputa il suo lavoro migliore. In giardino il cane dedicato a Davide Carlesi, un collega scomparso nel 2013 in un’esercitazione. «Ho scelto di fare un lupo, quello era il suo soprannome. Per i tratti del viso lo abbiamo sempre chiamato così. È un modo per ricordare un amico». Di storie Busoni in trent’anni ne ha vissute e centinaia. Tra quelle più dolorose e tante concluse col lieto fine. In mezzo le sue opere che lasceranno il suo segno, indelebile, in caserma. Dove ieri sera con un brindisi e un saluto caloroso dei colleghi ha chiuso il suo percorso da vigile del fuoco».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
