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Il personaggio

Da Livorno a Perth, Simone Gelsinari Indiana Jones delle acque sotterranee

di Francesca Suggi
Da Livorno a Perth, Simone Gelsinari Indiana Jones delle acque sotterranee

L’ingegnere di Borgo S. Jacopo ha acquisito anche la cittadinanza australiana «È un progetto importante dell’Università che riguarda clima e ambiente»

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LIVORNO. Anche se si è perfettamente integrato con la cultura australiana del “g’day mate” e dei “barbie and coldie”, ovvero barbecue e birra, ci tiene a dire che ha preparato la torta e i moscardini cacciuccati alla sua ragazza. Perché anche se dall’altra parte del mondo le soddisfazioni non mancano e la carriera di ricercatore alla Università della Western Australia, dipartimento governativo delle Acque, è ben definita, Simone Gelsinari la sua Livorno la porta nel cuore. «Sono in Australia da 7 anni e a Perth da due e mezzo: sono arrivato nella parte più occidentale del continente in piena pandemia a sto lavorando su un progetto da due milioni di dollari che è focalizzato sulle risorse idriche sotterranee», racconta l’ingegnere civile, specializzatosi in ingegneria idraulica, ambiente e territorio, che a giugno festeggia 40anni. E che il suo dottorato ha scelto di farlo mentre era già in Oz (nomignolo di uso comune per fare riferimento all’Australia), tra Adelaide e Melbourne, in Idrogeologia.

Praticamente Gelsinari ha trasformato la sua passione per l’acqua da quando era bambino in un lavoro: si occupa di acque di falsa, della ricarica degli acquiferi in una zona, la Western Australia, molto arida. «Si tratta di un importante progetto di ecoidrologia che si occupa della sostenibilità delle risorse idriche sotterranee: alla fine il governo locale utilizzerà il nostro progetto per realizzare una sorta di piano regolatore delle risorse idriche che ancora non c’è», va nello specifico lui che ha studiato alle medie XI Maggio, ha frequentato il liceo Enriques e l’Università di Pisa. Poi con l’Erasmus a Granada del 2007 la sua testa cambia. «Fino a 23, 24 anni pensavo che Livorno fosse il centro del mondo: grazie all’esperienza dell’Erasmus da una visione Livorno-centrica sono passato a uno sguardo Livorno espansiva».

Che vuol dire che lui è sempre molto attaccato alla sua città e alle sue radici. Quando chiude gli occhi e ha bisogno di rifugiarsi nei luoghi del cuore pensa al moletto di San Jacopo, a quello scorcio tra la chiesa, punta delle vedove e il mare dove ha imparato a nuotare, dove andava con la nonna, dove ha passatola sua infanzia. E dove, una volta all’università, andava a osservare le onde e a cercare nel moto ondoso parte di quelle formule studiate all’ateneo.

«Tutto nella mia vita è sempre partito dalla mia passione per l’acqua», riavvolge il filo mentre sorseggia una tassoni alla baracchina Marrakesch. Sì, perché il ricercatore fino a fine giugno è nella sua Livorno, per passare del tempo in famiglia, per prendersi cura degli affetti, per ritrovare gli amici e i sapori di casa sua, in Borgo San Jacopo.

«Ho sempre adorato il mare, poi giocavo a pallanuoto, facevo immersioni a Livorno e le faccio ancora a Perth, così come kitesurf: e poi nuoto facendo molta attenzione agli squali», racconta come l’acqua abbia sempre avuto un ruolo impòortante nella sua vita. E ovviamente anche nel lavoro di ricerca che sta portando avanti, che gira intorno a temi caldi sostenibilità, cambiamenti climatici, riscaldamento globale.

Gelsinari una settimana al mese parte con l’auto e tante attrezzature e strumentazione. Per “capire” il terreno e le sue falde sotterranee. Per leggerle con trivelle, sensori elettromagnetici che installa per terra, sugli alberi. Usa droni e dati satellitari, fa indagini geofisiche.

«È un progetto molto importante di cui io sono il referente principale: il suo nome per esteso è “Rec” che vuol dire “Recharge exstimation collaboration” e dentro ovviamente c’è la University of Western Australia e Csiro che equivale in Australia al nostro Cnr», continua il ricercatore e profect manager.

Ovviamente in questo settore tutti i “grandi” del mondo accademico del pianeta si conoscono: Gelsinari ha presentato il progetto anche al dipartimento di agraria dell’Università di Firenze e l’anno scorso all’isola d’Elba durante una conferenza scientifico-divulgativa.

«Quando non sono in esterna ho il mio ufficio all’interno dell’Università della Western Australia, all’interno dell’edificio di gelogia e Geofisica perché all’interno c’è un centro multidisciplinare “Center for water and special science” – continua ancora a raccontare la sua vita australiana – Inoltre faccio anche mentoring e tutoraggio agli studenti di dottorato e master».

Da Livorno al mondo downunder. Gelsinari respira culture e incontra nazionalità differenti ogni giorno. Ma ci tiene a dire che prima di aver trovato la sua strada, lui di esperienze ne ha fatte tante. Anche in Australia quando «ci sono arrivato 7 anni ho fatto ogni genere di lavoro con il cosiddetto working holiday e sono stato a Sydaney, Brisbane, Melbourne, Adelaide: il dottorato che ho scelto mi ha fatto maturare molto e mi ha permesso di capire quale strada volevo fare».

Di strada ne ha fatta tanta Gelsinari. E oggi ha doppia cittadinanza. «S’, sono diventato a tutti gli effetti anche cittadino australiano: è stata una grande festa e un momento molto importante per me», aggiunge lui che fa anche parte del Com.It.Es, il comitato italiani all’esterno dell’Australia Occidentale. Ne è una componente molto attiva. E di recente ha proposto due progetti finanziati dal governo italiano.

«È un comitato elettivo e dopo sei mesi che ero a Perth ci sono subito entrato: ho presentato un progetto dedicato ai bambini di Storytelling delle nonne per i bambini figli di genitori misti affinché non si perda l’italiano e poi un altro progetto dedicato alla musica classica».

Gelsinari è ben inserito nella comunità italiana. Adora Freemantle dove abita «perché è molto somigliante a Livorno, poi abbiamo un appuntamento fisso con il console italiano dell’Australia Occidentale Nicolò Costantini e con altri due amici di andare spesso a mangiare fuori in ristoranti italiani. Vivere in Australia mi piace, vado a correre, faccio kitesurf, nuoto, faccio immersioni a Rottnest island e quando posso provo a cucinarmi piatti livornesi e infatti ho comprato la farina di ceci e ho fatto la torta alla mia ragazza che è trentina e ho provato a fare i moscardini cacciuccati».

Lui è convinto che la sua livornesità sia un ingrediente importante del suo successo.

E spiega il motivo: «Il nostro impeto iniziale, la nostra gestualità accompagnata da sorrisi e buonumore sicuramente attira l’interlocutore, fa simpatia: poi ovviamente devi saper cosa dire e mettere la sostanza».

La sua livornesità torna anche quando, di notte, si è ritrovato a mettere la sveglia e a vedere le partire del Livorno calcio. «Sono tifoso e sempre lo sarà». E da quando è tornato non si è fatto mancare neppure il basket: «Sono andato a vedere la Libertas con i miei amici, cerco di recuperare un po’ quello che mi perdo».

E, comunque, anche se oggi Simone Gelsimari non tornerebbe nella sua Livorno, su guarda avanti, nel suo futuro, le cose cambiano.

«Allora – e chiude – se mi guardo in pensione, nella mia proiezione futura mi vedo a giocare a carte ai Pancaldi, con gli elasticini agli angoli del tavolo per evitare che il vento faccia confusione sul tavolo».


 

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