Il Tirreno

Livorno

Solidarietà: le storie

I livornesi nell’inferno d’acqua: «Così salviamo chi è in trappola»

di Claudia Guarino
Michele Scateni, Francesco Ceccarini e Cinzia De Gioia. A destra i mezzi della Croce Rossa nella Romagna allagata
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Michele Scateni, Francesco Ceccarini e Cinzia De Gioia. A destra i mezzi della Croce Rossa nella Romagna allagata

Anche i nostri volontari sono andati in Romagna per aiutare la popolazione. De Gioia (Cri): «Qui paura e distruzione. Proprio come quel settembre da noi»

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LIVORNO.  Il rumore dell’acqua nel buio della notte. Non c’è elettricità, non c’è linea telefonica. Quello che resta è la speranza. Di potercela fare. Di poter ripulire tutto. E ricominciare. Poi, una voce. «Aiutatemi, sono qui». Il gommone si muove. Accosta vicino a un palazzo. «Venga, l’aiutiamo a scendere». Su quel gommone, che scruta le vie di Conselice ridotte a fiumi, ci sono i nostri volontari, altamente specializzati. Cinzia De Gioia, Francesco Ceccarini e Michele Scateni fanno pare del comitato territoriale di Livorno della Croce Rossa e, sotto la supervisione del presidente Giacomo Artaldi, sono stati attivati dal dipartimenti di protezione civile nazionale per dare una mano alle popolazioni sfollate dall’alluvione che negli ultimi giorni ha martoriato l’Emilia Romagna. Un lampo, un brivido. Il rumore dell’acqua che scorre. E la mente torna lì. Alla nostra ferita. Alla nostra alluvione. Al settembre del 2017. Quando l’acqua spazzò via otto vite, lasciando dietro di sé un mare di fango. «Qui però è diverso – racconta De Gioia –. A Livorno l’acqua è defluita verso il mare. In Romagna no. Bisogna aspettare che sia assorbita dalla terra». Due situazioni diverse, altrettanto tragiche. Che segnano profondamente i territori e la loro gente. «Nelle strade abbiamo trovato acqua alta, ha portato via tutto. Ci sono palazzine abbandonate e non c’è elettricità. È una situazione emotivamente forte».

La squadra della Croce Rossa è partita per l’Emilia Romagna sabato e dovrebbe rimanerci fino a martedì, «ma vediamo che cosa decide il nazionale. Prendiamo direttive da loro». Perché, racconta De Gioia, i volontari della Croce Rossa, che sono operatori polivalenti per il soccorso in acqua specializzati in soccorso in ambiente alluvionato, sono attivati dal dipartimento di protezione civile nazionale «e seguiamo le direttive del comando dei vigili del fuoco».

Il loro lavoro consiste nel recuperare le persone rimaste intrappolate nelle loro case a causa dell’acqua. Che detta così può sembrare una cosa semplice, ma richiede un lungo periodo di formazione. «Qui la situazione è grave – racconta De Rosa –. Abbiamo visto campi con acqua alta anche due metri e mezzo e i primi piani delle case sono completamente allagati. Abbiamo recuperato alcune persone con i gommoni e le abbiamo portate in zone più asciutte, per esempio nei centri di raccolta. Qualcuno si era organizzato con delle scale, altri li abbiamo portati giù sulle spalle. Cerchiamo di evacuare il più possibile anche se molti vogliono restare nelle proprie case. L’importante è che stiano a piani alti». E l’attività degli operatori della Croce Rossa prosegue quasi ininterrottamente. Sia di giorno che di notte. Anche perché c’è un’infinità di cose da fare.

«Abbiamo anche portato cibo, bevande e altre cose di cui c’era necessità. Abbiamo svolto anche funzioni di supporto ad altri soccorritori che hanno sistemato dei sacchi per cercare di limitare le esondazioni. Abbiamo trovato una situazione difficile. E la popolazione ci aiuta molto».

La zona da coprire, Conselice (provincia di Ravenna) e i paesi limitrofi, «è vasta e le necessità sono davvero tante». Perciò, dopo una pausa per riprendersi e per dormire, i volontari altamente specializzati della Croce Rossa di Livorno sono pronti per rimettersi al lavoro. Indossano gli abiti adatti per intervenire, salgono sui mezzi per poi prendere il gommone. E tornano lì, nelle strade diventate fiumi per aiutare chi è rimasto in casa e ha bisogno di aiuto. Lo faranno fino a che ce ne sarà bisogno, seguendo le disposizioni. Con la speranza che il terreno riesca ad assorbire l’acqua. E che, magari, smetta di piovere e torni il sole su una terra, l’Emilia Romagna, martoriata dall’alluvione.

 

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