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Trasporti e polemiche

Pubblicità tolta dal bus a Livorno, i manager che l’hanno ideata: «Dopo l’ok la rivolta degli autisti»

di Claudio Marmugi
Pubblicità tolta dal bus a Livorno, i manager che l’hanno ideata: «Dopo l’ok la rivolta degli autisti»

La ricostruzione di un caso che fa discutere. L’agenzia che ha pensato la campagna: «Ci siamo scusati con Lena per quello che è successo»

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LIVORNO. La pubblicità rimossa dal bus di Autolinee Toscane fa discutere. E non solo perché è accaduto a Livorno, capitale dello sberleffo. Racconta Simonetta Garzelli, manager di Scorpio Pubblicità, agenzia che ha pensato la campagna per Lena storico negozio non solo di arredo bagno “Da 70 anni attenti ai tuoi bisogni”.

«La storia dal nostro punto di vista è semplice. Lena è nostro cliente da una vita. Questa campagna è nata per festeggiare e celebrare i suoi 70 anni di attività a Livorno. Noi l’abbiamo proposta ad aT Media Srl, la società che è stata presa da Autolinee Toscane per interloquire nei rapporti aziendali con le varie società che gestiscono la pubblicità dei bus. Essendo una pubblicità di forte creatività ma un pochino particolare, l’abbiamo sottoposta ad aTMedia che è il nostro interfaccia, che l’ha approvata. Quindi ci siamo mossi. Abbiamo stampato le immagini e preparato l’autobus. A questo punto, gli autisti (uno o più autisti) si sono sentiti offesi, hanno dichiarato di non poter più salire su quella vettura, si sono rivolti ai sindacati ed è nata la polemica. Così, Autolinee è dovuta intervenire chiedendo l’immediata rimozione della pubblicità. Noi siamo solo esecutori. Abbiamo chiesto la documentazione e l’abbiamo inviata a Lena. Tra lunedì e martedì è stata rimossa la decorazione sul lato sinistro della vettura. Abbiamo poi inviato una lettera di scuse al cliente, dando la massima disponibilità della Scorpio a rimediare come possibile. Lena è stato molto comprensivo nei nostri confronti».

Antonio Ferro, presidente di aTMedia, in una nota inviata al Tirreno, ha sottolineato i passaggi del contrasto interno, tra società intermediaria (aTMedia) e Autolinee. Lo scontro sembra essere su una diversa interpretazione del “Codice Etico”, citato in alcuni articoli del contratto . Per aTMedia è stato fatto valere l’articolo 4.3: la campagna non ha richiesto alcuna autorizzazione preventiva ad Autolinee Toscane in quanto era stato valutato/riscontrato che nulla potesse andare contro il Codice Etico. Dopo le polemiche dei sindacati e dei lavoratori, Autolinee Toscane si è invece appellata all’articolo 4.4 del contratto ritenendo che “La campagna possa ledere l’immagine aziendale”, da qui, la necessità di rimuoverla. A conclusione della nota, Ferro specifica la totale disponibilità ad adottare una nuova campagna senza costi aggiuntivi per “Lena”.

Spiega Stefano Pampaloni, Amministratore Delegato e fondatore di Zaki, un’altra agenzia creativa a Livorno. Per ovvie ragioni, etiche e professionali, Pampaloni non entra nel merito tecnico-specifico della campagna, ma fa un commento sulla “reazione” della città.

«Sono contro al classico “purché se ne parli”, però a me piace tutto quello che è di rottura. Bene l’idea di suscitare emozioni e discussioni. Tra l’altro, cose simili a questa campagna le ho viste all’estero. Mi viene in mente una pubblicità di Bristol, dove un autobus era alimentato, se così posso dire, “a masse biologiche”. L’impatto visivo del mezzo era quasi uguale alla Campagna di Livorno, sotto i finestrini dei passeggeri c’erano dei water, e lì nessuno ha detto nulla, non c’è stata nessuna censura. Visto che ci consideriamo molto goliardici, che siamo la città dell’ironia, forse ci manca un po’di spirito inglese».


 

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