Gioco
Il comitato "No Cubone" in consiglio comunale col bavaglio. Ma la palestra in via San Marino si farà
Bocciato l’atto delle opposizioni, ok alle modifiche chieste dalla maggioranza. Ma il presidente Caruso è stato costretto a sopsendere la seduta
LIVORNO. Quando ieri nel tardo pomeriggio in consiglio comunale è partito – anzi ripartito, dopo la bagarre dell’ultima volta – il dibattito sulla futura palestra della Scopaia, in sala ha cominciato a regnare un surreale silenzio. Il motivo si è capito poco dopo: i “No Cubone” hanno tirato fuori delle bandane rosse e se le sono messe sulla bocca, come bavagli. Una protesta dopo quanto avvenuto la scorsa settimana, quando il sindaco ha discusso faccia a faccia con un membro del comitato (che aveva chiesto conto di interessi sull’area ex Labrogarden), annunciando querela.
Il silenzio del pubblico ha lasciato presto spazio agli applausi ai consiglieri delle opposizioni. Che in questo caso, da destra a sinistra, si sono coalizzati nel chiedere lo spostamento dell’impianto, finanziato con 3,5 milioni del Pnrr. Fdi, Lega, gruppo misto, M5S, Buongiorno, Pap: hanno tutti firmato la mozione (poi bocciata) che è stata letta da Costanza Vaccaro e che è stata proposta ai politici proprio dal comitato. Mentre dall’altra parte il Pd e la maggioranza hanno proposto un atto (letto da Eleonora Agostinelli e alla fine approvato) che conferma la costruzione della palestra in via San Marino, ma con alcune modifiche, per esempio l’arretramento dell’edificio di alcuni metri rispetto alla strada e la realizzazione intorno di un parco pubblico.
Diciamo subito che il Comune non tornerà indietro: costruirà l’impianto in via San Marino, ma accogliendo le proposte della maggioranza (ieri sui banchi di Luca Salvetti e dell’assessora Silvia Viviani circolava già il nuovo elaborato grafico con il verde lungo la strada).
Il comitato nel corso del lungo dibattito è tornato a rumoreggiare e le opposizioni sono andate all’attacco. «Cercano di salvare il salvabile mettendo le ruote al cubone e spostandolo di dieci centimetri» ha detto per esempio Carlo Ghiozzi (Lega). E i colleghi delle minoranze, a turno: «non c’è bisogno di questo impianto», «si insiste a sfidare la natura cementificando». Qualche consigliere ha preso a citare quanto sta accadendo in Emilia Romagna (e quanto accadde a Livorno nel 2017), dal comitato hanno tirato fuori pure cartelli con le foto delle alluvioni che stanno colpendo la regione. Un paio di passaggi caldi, tra i tanti. Quando Stella Sorgente (M5S) ha chiesto cosa aspetta il Comune a portare avanti l’accordo con Fremura per bonificare le ex serre Labrogarden (dove il comitato vorrebbe spostare la palestra). Definendo Viviani «una delle assessore più assenti che questa aula si ricordi», e Giovanna Cepparello «la paladina dei pitosfori». O quando Alessandro Perini, che è della destra di Fratelli d’Italia, nel dare il bentornato ai cittadini ha detto che «non dovreste avere la polizia alle calcagna», «mi sa molto di fascismo». Vi lasciamo immaginare la reazione del Pd.
Il comportamento di Luca Salvetti dell’ultima volta è stato al centro del tiro a segno politico delle opposizioni: Aurora Trotta di Pap ha per esempio ripetuto che «un gesto così fuori misura doveva essere condannato anche dalla maggioranza che lo sostiene». Guardando al merito del progetto, da Pd e Futuro, prima con Angelo Di Cristo e Giorgio Pacini poi con altri colleghi, hanno ribattuto che alla Scopaia «non si va a costruire supermercati o case, ma una struttura pubblica», di «circa 1.700 metri quadri su un lotto di 8.400 e un’area pubblica complessiva di 60mila».
Poi la tensione in sala è tornata a salire: Claudia Leone (Pd) nel suo intervento ha citato la destra blocca-rave, le voci dal fondo sono cresciute e Caruso, alle 20.02, ha sospeso ancora una volta il consiglio. Nell’intermezzo c’è stato spazio pure per Ghiozzi che in umore da sfottò si è messo a ballare con maglietta in testa e cartello “siamo tutti al rave party”. Salvetti fuori onda scuote la testa: «È una pagliacciata». Da qui il dibattito riprenderà fino a tarda serata. Con il sindaco che tornerà a difendere la scelta e si dirà «dispiaciuto» per quanto avvenuto la volta scorsa.
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