Il Tirreno

Livorno

Dopo l’incendio

Livorno, roghi e degrado dentro l’ex Pirelli: «Era un’industria, ora è una favela»

di Stefano Taglione
Livorno, roghi e degrado dentro l’ex Pirelli: «Era un’industria, ora è una favela»

Due giorni fa l’incendio, Terreni (Spi Cgil): «Nel sottosuolo c’è di peggio»

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LIVORNO. Taniche di benzina, pancali e una marea di bottiglie di plastica. Ma non solo: anche un paio di pattini rosa appartenuti a una ragazzina e una macchinina dove possono salire a bordo i bambini. È degrado totale all’interno dell’ex Pirelli di via della Meridiana, nei capannoni che faranno posto al nuovo ospedale, dove due giorni fa si è sprigionato un incendio (probabilmente doloso) che ha bruciato i tanti rifiuti che popolano quello che un tempo era il glorioso stabilimento industriale di viale Carducci.

Rifugio dei senzatetto

L’area, da tempo acquisita dal Comune, in futuro ospiterà il nuovo centro sanitario, ma al momento è anche rifugio dei senzatetto, dal momento che è molto facile entrarvi sia dal lato del parco del Parterre, sia da via della Meridiana, la strada dalla quale escono le ambulanze dal pronto soccorso, dove ci sono almeno due facili ingressi per chi riesce ad arrampicarsi senza troppi problemi. I rifiuti testimoniano sia la vita all’interno, sia la discarica che da taluni viene ritenuta, dato che vengono lasciati rifiuti di ogni tipo dentro l’ex fabbrica.

«Cosa c’è sotto?»

Il degrado preoccupa non poco i residenti, come il settantasettenne Roberto Terreni, che vive là vicino ed è il delegato per i quartieri nord del Sindacato italiano pensionati della Cgil di Livorno. «Quell’area – sottolinea – è piena di amianto e se è così in superficie, chissà cosa c’è sotto. Purtroppo è da tanti anni che si parla di farci il nuovo ospedale, ma si è perso un sacco di tempo con l’ipotesi di Montenero. Doveva subito essere proposta via della Meridiana, ma si sa che a Livorno si amano i tempi biblici...».

«Una favela»

Terreni, già all’indomani dell’incendio, al Tirreno aveva espresso tutte le sue preoccupazioni sull’ex area industriali rifugio dei senzatetto e piena di rifiuti. «È una favela – dice senza mezzi termini – così come via Bengasi e la Guglia. Penso che si debbano ritrovare le forze psicologiche per far sì che questa città sia bella e produttiva, perché l’ex Pirelli era una bella realtà. Al tempo c’erano anche la Peroni, giusto a 300 metri di distanza, e alla Cigna il Gommificio italiano, dove fra l’altro lavorava mia zia. A quei tempi, nel Dopoguerra, nonostante la crisi, la fame e le macerie c’era la forza di reagire, come persone chiamate a costruire. Oggi?», si chiede.

«Rispettare la legge

Il nuovo progetto per l’ex Pirelli c’è e senz’altro nel futuro l’area non sarà più così. Ma nel frattempo, purtroppo, «regna la sporcizia e le persone ci dormono dentro, bisogna trovare una soluzione». Quale, per un’area così grande e senz’altro non semplice da controllare? «Bisogna rispettare la legge, noi portuali quando ti ospitiamo in casa ti diamo da bere e da mangiare, ma non ti permettiamo di mettere i piedi sul tavolo – conclude – Alle persone si è fatto capire che puoi venire a Livorno e fare ciò che ti pare, ma abbiamo esagerato. C’è troppo buonismo».


 

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