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Giusy Stellino la prima questora di Livorno: «La priorità è tutelare gli anziani dalle truffe»

Stefano Taglione
La nuova questora di Livorno, Giusy Stellino (foto Daniele Stefanini/Agenzia Silvi)
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La nuova questora di Livorno, Giusy Stellino (foto Daniele Stefanini/Agenzia Silvi)

Gli obiettivi immediati aiutare le fasce deboli della popolazione e combattere la violenza di genere: «Bisogna fare rete per il bene dei nostri nonni, i cittadini saranno come sensori»

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LIVORNO. «Sono appena arrivata a Livorno e non ho intenzione di fare proclami. Ma per quanto mi riguarda, in questo momento storico, le priorità oltre al controllo del territorio devono essere due: la tutela delle fasce deboli, in particolar modo gli anziani che vengono truffati e che hanno vergogna anche solo a parlare di questo, e i cosiddetti “codici rossi”, la violenza di genere, un tema che richiede molta attenzione. Bisogna fare rete per aiutare i cittadini, i nostri “sensori” sull’andamento della città».

Giuseppina Maria Rita Stellino è la prima donna a capo della questura di Livorno e ieri si è insediata in città. Pacata, ma risoluta, vuole approfondire le emergenze cittadine prima di attuare la sua strategia, anche perché nell’ultimo periodo prima di trasferirsi in Toscana ha dovuto fronteggiare l’alluvione in Emilia, che ha colpito il Faentino. Una dirigente superiore d’esperienza, la sessantenne originaria della Lombardia ma cresciuta in Sardegna, visto che ha già guidato le questure di Oristano e Ravenna, appunto, la provincia flagellata dal maltempo delle ultime settimane e che lei, fino all’ultimo, ha aiuto insieme alla sua squadra della polizia di Stato.

Questora, lo ha ribadito più volte: per lei la squadra conta più di ogni altra cosa.

«Esatto, credo nella squadra, dentro e fuori dalla questura. L’ottimo clima interno e i rapporti istituzionali sono fondamentali. Su quest’ultimo aspetto proseguirò l’ottimo lavoro realizzato dal mio predecessore, Roberto Massucci, che saluto e ringrazio così come il capo della polizia, che mi ha affidato un incarico così importante in una provincia prestigiosa e delicata».

Che cosa le hanno raccontato di Livorno?

«Alcuni mi hanno chiamato dicendomi: “Oddio, non sai dove stai andando...”. Ho già capito che è una città con persone molto sanguigne, ma non amo farmi dire le cose, le voglio scoprire da sola, perché il giudizio è una cosa personale».

È arrivata sabato scorso. Che cosa ha scoperto finora?

«Ho girato un po’ la città e mi sembra molto bella. È pieno di persone con i cani, io amo gli animali e di questo me ne rallegro. Le strade le ho trovate pulite. Qualche similitudine con Ravenna, la città dalla quale provengo, c’è: anche lì, come a Piombino, c’è il rigassificatore. Affronterò tutti i vari problemi nel momento in cui questi si presenteranno, così come ho fatto in Romagna».

Ha parlato di tutela degli anziani. Come prevenire, concretamente, fenomeni come le annose truffe ai loro danni che interessano anche a Livorno?

«Per prevenirle bisogna parlare con loro e la prevenzione è senz’altro l’aspetto da curare. Non ho una ricetta specifica, anche perché purtroppo si dice spesso di adottare quei comportamenti prudenti nel caso in cui un estraneo provi a entrarti in casa con le più disparate scuse e puntualmente capita che questi truffatori riescano a raggiungere il loro obiettivo. Non ho una soluzione, ma cercherò di trovarla. Gli anziani non devono avere vergogna nel denunciare o rappresentare questi raggiri, perché noi possiamo e dobbiamo aiutarli».

Lei in passato ha lavorato anche alla polizia postale. Gli attacchi hacker, anche nel Livornese, sono stati frequenti.

«Ho amato molto quel lavoro ed è senz’altro il futuro. Se i reati sono mediamente in calo, in effetti, non lo sono quelli informatici. C’è una sorta di guerra in questo ambito e la polizia postale, che è deputata ad affrontare queste emergenze, sta lavorando bene. A tutte le persone raccomando di difendere nel miglior modo possibile l’accesso al proprio computer».

Livorno, secondo vari studi e anche a giudicare dalle ultime inchieste della procura, è fra i principali porti crocevia della droga in Italia. Molti sono stati i sequestri negli ultimi anni.

«L’attenzione alle infiltrazioni criminali deve essere massimo e sicuramente, per noi, la sicurezza del porto rappresenterà un grande impegno. Non bisogna mai abbassare la guardia e incontrerò l’autorità giudiziaria per stabilire le migliori contromisure possibili».

Lei è la prima donna questora a Livorno. Come si sente?

«Per me è la normalità, spesso sono stata la prima donna nei ruoli per la quale sono stata scelta, come quando ho guidato la Squadra mobile. Ma è un problema degli altri, non mio, perché dovrebbe essere la normalità. Certamente, rispetto agli uomini, noi donne abbiamo una sensibilità diversa. Il mio è un lavoro che assorbe molto e manca il tempo per condurre una vita normale. E nel privato sono circondata dai miei amati nipoti, che mi vengono spesso a trovare. C’è un grande viavai in casa».

Nel suo ruolo partirà dall’ascolto dei cittadini.

«Certamente. Le loro critiche sono sempre costruttive e noi dobbiamo ascoltarli. Ho bisogno di conoscere la città e ho bisogno di sentire la loro opinione. Lo ripeto: sono i sensori del territorio». l


 

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