Gioco
La disegnatrice di Lady Gaga: «Livorno è una città bella di natura»
Le parole di Maddalena Carrai dopo le parole di Bandecchi a Terni: «Mi piacerebbe una grande piazza Grande»
LIVORNO. Ma la città di Livorno è davvero brutta come è stato detto da Bandecchi? Lo abbiamo chiesto a chi di bellezza se ne intende e ne ha fatto una professione apprezzata in tutto il mondo, la giovane ma lanciatissima illustratrice Maddalena Carrai. Livornese, classe 1992, Maddalena ha tra i suoi clienti Lady Gaga, Vespa/Piaggio, H&M, ha pubblicato sul “New York Times”, illustra volumi per Mondadori, Gribaudo, collabora con l’Espresso e ha recentemente realizzato lo straordinario (e innovativo) manifesto del “Mascagni Festival 2023” con al centro un giovanissimo e accattivante Pietro Mascagni, vagamente “manga”, zeppo di colori.
Che ne pensa di Livorno?
«A me piace tanto. Ho sempre avuto la possibilità di spostarmi, anche per lavoro, ma non me ne sono mai andata. Per lo stile di vita che ho io, Livorno è perfetta».
Cosa le piace di questa città?
«Non parlo del mare perché penso sia banale. Di Livorno amo la natura. Adoro il verde. E qui c’è molto verde. E noi, quanto siamo fortunati con tutta questa natura intorno, non lo apprezziamo, non lo vediamo o, peggio, lo diamo per scontato. Ma in proporzione, Livorno, ha molto più verde di Parigi o Londra. Basta uscire dalla città per essere avvolti dalla campagna incontaminata . Poi, certo, questo verde, potrebbe essere più curato (ride, ndr): a volte, quando porto in piazza Mazzini il cane di un mio amico, mi sparisce nell’erba alta e lo perdo, come se fosse stato inghiottito».
Lei che ha uno sguardo critico-estetico potente, c’è una cosa che non le piace della città?
«La città a livello estetico non brilla, ma la storia dei bombardamenti della seconda guerra mondiale la conosciamo tutti. Non ne abbiamo certo guadagnato dall’essere stati rasi al suolo. Lucca e Pisa hanno una storia diversa e hanno subito meno distruzione. Se devo fare una critica (costruttiva) sulle cose che non mi piacciono dico via Grande e piazza Grande. So che via Grande sarà restaurata, mi sembra un’ottima notizia, ma a me non piacciono proprio le colonne. E piazza Grande mi sarebbe piaciuto vederla com’era nel passato, senza il palazzo Grande a chiuderla e limitarla. Sarebbe stata più bella aperta.
Una miglioria che farebbe?
«Vorrei l’area skate per i ragazzi. Non sono una sportiva, non so neppure “saltare la corda”, però ne sento parlare da un po’ e mi sembra una buona cosa, utile per chi vuol praticare questa disciplina in maniera più corretta. Mi sembrerebbe un’apertura a un tipo di cultura un po’ più underground, più metropolitana; ci sono anche altre realtà in città oltre il calcio e chi va a correre.
Camminando per la città vede degrado?
«Ci sono aree di degrado, ma in quale città del mondo non sono? Forse negli anni una certa politica di “ghettizzazione” in piazza della Repubblica ha creato un’area particolare, ma credo sia colpa della mancanza di strumenti di accoglienza e integrazione efficaci».
Come lo vede il futuro di Livorno?
« Livorno si sta rivalutando. Piano piano. Anche in ottica turistica. Ci sta credendo di più. Vedo un cambiamento. Un miglioramento globale. Ospitiamo belle cose. Facciamo belle iniziative. Magari la città vive più d’estate e meno d’inverno, ma io spero che Livorno continui così, con questo fermento culturale in crescita e questo sentimento di rivalsa sulle altre “sorelle toscane” dalla vocazione turistica più spiccata o innata».
Il suo “Mascagni” realizzato per il Festival è giovane. Come ha lavorato?
«Mi faceva piacere mostrarlo diverso da come è sempre stato rappresentato. Lo volevo svecchiare. Nelle foto d’epoca, Mascagni da giovane, se si guarda bene, sembra un po’ “il gallo del pollaio”. Ho preso spunto anche dal murale sul Pontino, che è molto bello, molto colorato. Collaboro con una società che si chiama “Oimmei” che aveva la sede lì vicino e lo vedevo tutte le mattine quel murale. Sapevo che il Festival puntava sulla freschezza e ho cercato di trasformare in immagine quel senso di novità che la direzione del festival voleva imprimere alla manifestazione. La città ha bisogno di questo: parlare ai giovani, rivolgersi non solo ai livornesi, intercettare il mondo fuori e portarlo a visitare Livorno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
