Il Tirreno

Livorno

Il cantiere

Rio Maggiore, i lavori in via Toti non decollano. L’appello: «Fate presto»

di Flavio Lombardi
Rio Maggiore, i lavori in via Toti non decollano. L’appello: «Fate presto»

Stato di abbandono e cattivi odori attorno ai palazzi nella zona dello stadio

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LIVORNO. Condomini sotto sequestro. Un termine che i residenti della zona stadio non sentono affatto forte per descrivere il loro stato d’animo. Per strada, qualcuno scuote la testa quasi rassegnato, altri non vogliono dire niente «perché tanto non serve a nulla, siamo impotenti e in balìa di occupa la poltrona». Prigionieri di un cantiere che vedono fermo da più di un mese. Si è in quel punto in cui la natura ha disegnato quel “serpentone” che altro non è che il corso del rio Maggiore, tombato con uno scatolare in cemento armato agli inizi degli anni ì’30.

Dietro la curva nord dell’Armando Picchi, i lavori sono terminati. Ma lì, proprio in quel pezzo che si va ad insinuare tra i palazzi, meglio conosciuto come lotto 3, apertura canale ed adeguamento alveo, che parte dalla congiunzione di piazzale Montello-via Rodocanacchi e sbocca poi in via Toti, ruspe e camion hanno spento i motori da un pezzo e lasciato gli abitanti nello sgomento. Patiscono il disagio di una vista che panoramica non è, hanno zero spazio attorno perché le esili lingue di terreno che alla fine resteranno, potranno essere ripristinate a verde solo quando sarà tutto terminato e smobilitato. E infine, in certe giornate, da quella galleria che ha quasi cent’anni, escono effluvi che non sono certo parenti della famosa colonia di inizio ’900 ed entrata nelle battute popolari livornesi quando si voleva fare ironia su una persona si lavava poco e puzzava: “sai’osa, e ti devi esse messo l’acqua di Coty. ..”.

Quell’ambiente chiuso nasconde scarichi di fogna nera, come altri che furono scoperti proprio nel primo pezzo, adesso a cielo aperto, e ora non più attivi. Nell’ultima riunione in itinere della commissione ambiente e territorio del comune, l’ingegnere del Genio Civile, Francesco Pistone, lo disse chiaro. Asa, stava facendo indagini per risalire alle fonti. Probabilmente, non si tratta nemmeno di dolo. Forse, ai tempi in cui si costruirono quei palazzi, usava così. Tanto, poi, andava tutto in mare...

C’è una alimentari in via Rodocanacchi il cui titolare è Riccardo Martelli, interno amaranto negli anni’70 e con esperienze in B fra Terni, Brescia e Modena. In bottega, da lui ci vanno un po’tutti e a volte si sfogano. «La gente è stanca, si pensava facessero presto per ridurre al minimo il disagio, ed invece è tutto stoppato. Molte sono le voci che si rincorrono, perché nessuno conosce il motivo ufficiale. E, ovviamente, cresce il malumore».
Alessandra Tommasini, dal quarto piano di via Toti numero 1, vede tutto bene. «Siamo i più disgraziati, ci hanno tolto un pezzo di giardino per sempre, ed un altro, fino a che durano i lavori. Cinque pini abbattuti, poi anche un altro che è caduto su altre piante compreso un ulivo. Una strage. Gli operai hanno anche lasciato in un’area ormai interdetta un grande vaso che ora è rotto e pure capovolto. Avevano detto di rimetterlo almeno dalla parte nostra. Ma sono andati nel frattempo via e lo hanno lasciato lì». Prosegue il tour attorno allo stabile, e si accodano altre persone che sono arrabbiate. Si affacciano alla finestra e vedono il caos. Anche Francesca Corrias risiede al numero 1. «Sono state scritte diverse lettere - dice - . Al sindaco, al direttore dei lavori, alla Regione. È da luglio che non fanno grandi lavori e secondo il calendario che fu diramato, a giugno’23, avrebbero dovuto finire. Oltre alla parte espropriata, c’è anche quella occupata per esigenze di cantiere. Non è solo una questione estetica, c’è anche tanta polvere e siamo esausti di vivere così. Da 50 giorni non c’è nessuno, ci sentiamo abbandonati. Poi, si fanno largo ipotesi sicuramente infondate, che avvelenano di più il clima. Il desiderio è quello di sentirci di nuovo in casa nostra con quel poco verde che c’è rimasto di cui poter godere. Chiediamo troppo? Credo di no...».
 

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