Sicurezza
Il portuale equilibrista Fornacciari da Livorno all’Europa: «Cammino tra dirupi e scogliere»
Il 39enne e la sua ultima impresa sul Monte Forato. «In città sono l’unico a praticare la Slackline e uno dei pochi in Toscana»
LIVORNO. Equilibrio e bilanciamento dinamico. Concentrazione e forza di volontà. La paura del vuoto che si può scacciare via per abbracciare un senso di libertà e benessere che poi si ritrova nella vita di tutti i giorni. Per gestire lo stress, l’ansia o quei momenti da “fumino” che possono capitare. Si è un po’ funamboli anche nella vita, a volte, ma c’è un modo, una disciplina o un’arte se volete, per misurare corpo e mente camminando su una fettuccia di poliestere o nylon tesa tra due punti, ad altezza variabile da terra, oppure sopra l’acqua del mare. Si chiama slackline e il suo profeta a Livorno è Marco Fornacciari. Presidente dell’associazione Slackline Toscana, il 39enne ha abbracciato questa passione quasi dieci anni fa e non l’ha più lasciata.
L’ultima impresa che profuma di mondo si è consumata pochi giorni fa sul Monte Forato, una montagna della catena toscana delle Alpi Apuane, nella provincia di Lucca, caratterizzata dalla presenza di un grande arco naturale tra le due cime del monte, entrambe sopra i 1200 metri di altezza. Un’impresa in cui era il solo livornese presente.
Com’è andata e come è stato possibile realizzarla?
«Più che un evento si è trattato di una mission, un sogno nato qualche anno fa all’interno di Slackline Toscana e finalmente realizzato grazie alla determinazione e alle capacità organizzative che abbiamo maturato nel corso del tempo. Siamo riusciti a ottenere il patrocinio del Comune di Stazzema e l’approvazione del proprietario, così siamo partiti con l’organizzazione. Con un trekking di due ore si arriva sul Monte Forato e la difficoltà sta nel portare in cima tutta l’attrezzatura e i viveri per restare 4-5 giorni in un posto non troppo accessibile. Ma siamo riusciti a installare 4 linee di lunghezze diverse, tutte ad altezze considerevoli per la media a cui siamo abituati in Toscana. Oltre a me, hanno partecipato altri atleti toscani ma anche dalla Liguria e dal Piemonte. A parte il maltempo che ci ha costretti a smontare tutto prima del previsto, è andato tutto bene. Era la prima volta che si organizzava un meeting in quella località ed è stato bello vedere tante persone alternarsi o seguirlo, compresi i numerosi fotografi che hanno potuto immortalare un evento spettacolare su un monte conosciuto a livello internazionale».
Unico livornese presente, che sensazioni ha provato camminando sospeso a quell’altezza?
«Io sono riuscito a percorrere tutte le 4 linee installate, compresa quella più spettacolare all’interno dell’arco. Dalla linea si vede un dislivello di circa 1250 metri. In particolare, io ho chiodato, montato e camminato per intero la linea più lunga, quella da 190 metri. Quando succede, si guadagna il diritto di assegnarle il nome».
E che nome ha scelto?
«Perseveranza. Come quella che ci è servita per ottenere tutte le autorizzazioni per organizzare l’evento. Dopo mesi di sopralluoghi ce l’abbiamo fatta, eravamo convinti che ne valesse la pena. Aver centrato questa mission è sia un punto di arrivo che di partenza, perché questa disciplina venga valorizzata e percepita come sicura. Molte persone, infatti, la considerano una roba da spericolati, ma se si studia tutto quello che viene installato ci si rende conto che ci sono sport molto più pericolosi. Certo, mi rendo conto che la slackline non è per tutti, ma se ci sono riuscito io che soffrivo di vertigini».
Come si può avvicinarsi a questa disciplina e imparare a praticarla?
«A Rosignano da 3 anni c’è una palestra che dà la possibilità di montare una linea su cui camminare per avere un primo approccio. Inoltre, oltre agli aventi, si organizzano periodicamente raduni in cui si invitano le persone a partecipare. Come Slackline Toscana siamo aperti ad accogliere persone interessate a conoscere lo Slicklining e la filosofia di vita che racchiude. Siamo un’associazione sportiva dilettantistica affiliata alla Uisp e sul web si possono trovare tutti i nostri riferimenti».
A Livorno esiste una comunità di slackliner cresciuta nel corso degli anni?
«Il movimento non si è ancora sviluppato in città. Magari ci sono persone che montano linee, ma lo fanno per divertimento. Il problema è che la slackline non è ancora riconosciuta dal Coni come sport; viene semmai utilizzata come arte o disciplina per migliorare alcuni aspetti di altri sport. La Svizzera è il primo paese al mondo che, circa un mese e mezzo fa, ha dato l’ok per il riconoscimento della slackline come sport. In Italia, questa pratica si è diffusa a partire dal 2016: c’è ancora un bel po’ di strada da fare, ma speriamo che un giorno si arrivi allo stesso risultato».
Marco Fornacciari come ha incontrato questa disciplina? E come la gestisce nella sua vita?
«Qualche anno fa, per un mio compleanno, mi regalarono una slackline. Non ero un cultore, ma cominciai a esercitarmi da solo in Villa Fabbricotti. Poi ho partecipato al mio primo meeting e da lì non ho più smesso. Ci sono varie varianti: dalla waterline alla longline fino alla highline. Io nella vita lavoro in porto, ma ogni giorno faccio sport: che sia nuoto, corsa, surf, arrampicata, sci alpinismo. Ma la slackline rimane la mia base ed è una pratica che consiglio perché aiuta molto a gestire lo stress nella vita di tutti i giorni, considerando che si lavora anche sulla respirazione, un po’ come fa lo yoga; e poi aiuta anche a vivere meglio i rapporti sociali».
Quale è il suo sogno da slackliner?
«Sono due: il primo è regolarizzare questa disciplina e le sue installazioni in Toscana, collaborando di più con le istituzioni per far capire che si fa tutto in totale sicurezza e perché non ci prendano per matti. L’altro sogno è montare una linea a Effetto Venezia, per far conoscere ai miei concittadini questa disciplina».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
