Il Tirreno

Livorno

Il racconto

Livorno, l'arrivo dei migranti in porto: «Quando è apparsa quella nave la nostra speranza si è riaccesa»

di Alessandro Lazzerini
Livorno, l'arrivo dei migranti in porto: «Quando è apparsa quella nave la nostra speranza si è riaccesa»

Gli ospiti della Life support di Emergency. «So quattro lingue, credo nel futuro». Sul viaggio dicono: «Eravamo in mare da quattro giorni col motore guasto. Siamo arrivati in Libia passando da Dubai»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Ci siamo imbarcati in Libia, il viaggio è stato molto duro, senza cibo né acqua, si è rotto anche il motore. Quando abbiamo visto la nave di Emergency eravamo in mare da quattro giorni e la speranza si è riaccesa», racconta un ragazzo palestinese di 30 anni mentre sbarca dalla nave Life support di Emergency sulla banchina 56, dietro la stazione marittima a poche decine di metri, in linea d’area dalla Venezia. «Sono dovuto fuggire dalla guerra e dalla povertà, che mi hanno impedito di avere una vita dignitosa», dice.

Insieme a lui altre 34 persone, provenienti da Palestina, Siria e Bangladesh, tutti uomini. Inizialmente sembrava che nel gruppo ci fosse anche un minore, poi è stato accertato che aveva 20 anni e non 16 come dichiarato inizialmente. Tutti a caccia di una nuova luce, di un futuro diverso. «Sono arrivato in Libia passando per Dubai – scrive in una lettera un ragazzo bengalese -. Conosco quattro lingue e in Italia spero di riuscire a crearmi una nuova vita. Quando in mare ho visto la nave di Emergency è stata una gioia enorme».

Le operazioni

Mancano pochi minuti alle otto quando la nave prende l’imboccatura del porto. Nel giro di un’ora vengono completate le procedure per lo sbarco dei 35 migranti, soccorsi da Life Support il 29 aprile scorso in area Sar maltese. Le operazioni di accoglienza, coordinate dalla Regione e dalla prefettura, funzionano bene, supportate dalle associazioni del terzo settore (Svs, Misericordie, Croce rossa e altre realtà), con la protezione civile comunale diretta dall’ingegner Lorenzo Lazzerini.

Una volta scesi dalla nave, a gruppi di 4-5 persone, i migranti sono stati accompagnati alla stazione marittima dove gli operatori di settore si prendono cura delle loro condizioni fisiche, dopo otto giorni di navigazione in situazioni estremamente complesse.

«Per la Life Support è stato il primo soccorso di un'imbarcazione partita dalla Cirenaica, in una zona molto estesa e poco presidiata. I naufraghi erano in mezzo al nulla e si erano persi. Ci ha colpito molto un ragazzo che appena salito a bordo, dopo il salvataggio, tremava ed era in stato di choc: dopo quasi quattro giorni di navigazione sul natante sovraffollato e precario con cui erano partiti, pensava che non ce l’avrebbe fatta. Queste persone sono state costrette ad altri 4 giorni inutili di navigazione prima di poter sbarcare», raccontano Albert Mayordomo, coordinatore della missione Sar della Life Support di Emergency e Ahmed Echi, mediatore culturale a bordo della nave.

La polemica

Questo tema è stato molto dibattuto in questi giorni e anche ieri mattina: la nave di Emergency dopo il soccorso in acque maltesi ha dovuto percorrere altre 670 miglia nautiche (oltre 1000 chilometri), per raggiungere il porto di Livorno come deciso dal governo. «Vengono sempre scelti porti lontani – accusa l’assessora regionale alla Protezione civile, Monia Monia -. Ci mettiamo a disposizione molto volentieri, ma siamo perplessi di questa scelta visto a bordo c’erano persone in forte difficoltà psicologica e fisica, con scabbia, segni di ustione e dopo giorni in cui hanno vissuto in barche piccolissime, rannicchiati anche tra i loro escrementi. Quelle barche sono una forma di tortura. In ogni caso continuiamo a basarci sul modello dell’accoglienza diffusa e per questo stiamo resistendo e non abbiano dato seguito ai provvedimenti del Governo che prevedono di smontare il sistema che abbiamo a favore dei Cpr, i centri di permanenza per i rimpatri, dove ogni diritto umano viene violato e dove non c’è l’assistenza sanitaria».

Sulla stessa lineail sindaco Luca Salvetti. «Anche questa volta il corner di accoglienza si è fatto trovare pronto con efficacia e cuore. La regione Toscana si dimostra ancora una volta capace di ospitare e organizzarsi al meglio. Queste persone hanno già tutte una destinazione. La tanta distanza del porto scelto rispetto al punti di raccolta ci lascia perplessi, così come il fatto che gli sbarchi, secondo il Governo, sarebbero dovuti calare e invece sono triplicati».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web