Il Tirreno

Livorno

La città che cambia

Scopaia, alle ex serre Labrogarden rischio contenzioso da due milioni

di Juna Goti
Scopaia, alle ex serre Labrogarden rischio contenzioso da due milioni

Incontri tra Comune di Livorno ed ex proprietari che hanno dei diritti a costruire

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LIVORNO. Si è tornati a parlare molto, negli ultimi tempi, delle ex serre Labrogarden, l’immensa area ormai pubblica che si affaccia su via del Crocino, tra la Scopaia, La Rosa e il Nuovo Centro. A marzo Il Tirreno aveva raccontato che la pulizia degli spazi da carcasse di auto, calcinacci e rifiuti di ogni genere non c’è ancora stata. E ora si è aggiunto il pressing del comitato “No cubone” che chiede al Comune di costruire qui il nuovo impianto sportivo che è previsto in via San Marino, alla Scopaia.

Quello che però forse in pochi sanno è che intorno alla vicenda delle ex serre c’è un rischio contenzioso che vale oltre 2 milioni di euro: soldi che il Comune rischia di dover pagare ai vecchi proprietari dell’area, la famiglia Melani.

Per capire cosa sta accadendo bisogna fare un salto indietro nel tempo, a quando nel 2009 i Melani hanno venduto quasi due ettari di fiori e piante alla famiglia Fremura, che a sua volta ha poi ceduto il terreno al Comune nell’ambito dell’operazione Nuovo Centro. Oggi è quindi il municipio il proprietario dell’area. Ma gli eredi di Furio Melani, il fondatore della Melani Vivai, hanno mantenuto il diritto di costruire case e in piccola parte anche spazi commerciali per oltre 2.600 metri quadri. Dove? Non per forza in via del Crocino: sulla carta questi indici non sono legati a un’area in particolare, potrebbero essere consumati in qualunque parte della città. Ma da qualche parte dovranno atterrare. O gli ex proprietari chiederanno di avere il valore degli indici che è già stato riconosciuto dal tribunale: oltre 2 milioni di euro.

Lo conferma il legale della famiglia Melani, l’avvocato Luciano Barsotti: su questo hanno vinto un ricorso al Tar con il Comune anni fa, e nel 2015 si è arrivati alla firma dell’atto di transazione che ha riconosciuto gli indici. Quindi? A inizio anno la famiglia ha fatto fare un progetto all’architetto Paolo Monti e ha proposto all’amministrazione di costruire proprio nell’area delle ex serre. Cosa e come lo spiega il progettista: «In una prima zona un bosco pubblico con un laghetto e intorno le villette, in numero da definire in base all’accordo con il Comune. Poi una seconda zona con una palestra al chiuso e alcuni campi da calcetto, padel o pallacanestro all’aperto, pubblici. Tutto alimentato da un parco fotovoltaico, verso la variante. Abbiamo proposto di fare atterrare gli indici qui – sottolinea – perché è una zona già urbanizzata, non c’è consumo di suolo. Ora abbiamo letto della proposta del comitato “No cubone”, l’impianto potrebbe anche andare nella parte che avevamo già previsto come sportiva».

È bene chiarire che il Comune fino a oggi ha detto no. Anche al Tirreno l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani ha dichiarato più volte di voler fare nell’area ex Labrogarden una zona a verde pubblico. L’ultimo incontro tra le parti è stato un paio di settimane fa, per ora la posizione del Comune non è cambiata. E dalla famiglia Melani aspettano proposte su eventuali altri terreni «che siano ragionevoli», come sottolinea Barsotti. Ma c’è una scadenza: la votazione del nuovo piano operativo della città prevista in consiglio comunale entro fine giugno. «Non siamo guerrafondai, abbiamo sempre tentato di mediare», risponde Fabio Melani: «Ma se si chiude il piano operativo e non siamo dentro, dobbiamo difenderci e reclamare un nostro diritto».
 

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