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Livorno

Il retroscena

Il presunto omicida della psichiatra di Pisa fermò la polizia a Livorno: «Sono un alieno, cerco la navicella»

Stefano Taglione
Gianluca Paul Seung e una volante della polizia in via Grande
Gianluca Paul Seung e una volante della polizia in via Grande

Due mesi fa il trentacinquenne Gianluca Paul Seung (ora in carcere) parlò con gli agenti in via Grande: «Faccio parte della polizia extraterrestre, incaricata di rivelare i segreti»

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LIVORNO. «Sono un alieno, mi hanno catapultato sulla Terra e devo prendere l’autobus per la stazione ferroviaria per andare a cercare la navicella spaziale». Era il 20 febbraio scorso quando Gianluca Paul Seung – il trentacinquenne di Torre del Lago (Viareggio) fermato dopo l’aggressione mortale alla dottoressa Barbara Capovani, la responsabile del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura del Santa Chiara di Pisa, l’ospedale dove venerdì scorso si è verificato l’agguato – aveva fermato una volante della polizia di Stato in via Grande, nel pieno centro della città, con frasi deliranti.

Il giovane, secondo quanto ricostruito, stava per salire sul pullman urbano per raggiungere la stazione di Livorno centrale. Dagli agenti, che increduli hanno cercato di capire meglio le sue intenzioni, è stato identificato e ha aggiunto che «faceva parte della polizia extraterrestre, incaricata di rivelare i segreti».

Parole deliranti, quelle di Seung, che tuttavia in quell’occasione non aveva commesso alcun reato e non è stato privato della sua libertà. Potendo allontanarsi tranquillamente dopo aver parlato con i poliziotti diretti dal vicequestore Francesco Falciola. Sempre in quei frangenti, secondo quanto emerso, lo stesso trentacinquenne avrebbe contattato la sala operativa della polizia stradale di viale Boccaccio raccontando di «essere dell’Interpol», l’organizzazione internazionale della polizia criminale dedita alla cooperazione fra le forze dell’ordine e al contrasto del crimine mondiale.

Gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, dopo averlo ascoltato e identificato, hanno scoperto dei suoi numerosi esposti – in varie procure d’Itala e in stazioni di carabinieri e uffici di polizia – e anche dei precedenti penali. Nelle ultime ore, a poco più di due mesi dal fatto livornese, la Squadra mobile di Pisa ha fermato il trentacinquenne facendo irruzione a casa sua con un ariete, visto che – stando a quanto ricostruito – alla vista della forza pubblica si è barricato in casa e ha pure aggredito i poliziotti con lo spray al peperoncino, salvo poi essere immobilizzato e trasferito al carcere Don Bosco di Pisa.

L’uomo – che sulla sua pagina Facebook si definiva «uno sciamano, mediatore fra invisibile e visibile, collego le dimensioni» – si proclamava referente dell’Associazione difesa utente psichiatrico (Adup) e nei suoi numerosi esposti presentati alle forze di polizia e pubblicati sui social aveva attaccato anche la base americana di Camp Darby, fra Pisa e Livorno, segnalando «un traffico di armi». «Ho denunciato un ex ministro – scriveva in una querela presentata alla guardia di finanza di Viareggio il 3 agosto del 2020 – per traffico di armi trasportate con un sottomarino americano in frode doganale, trasporto occultato dalla regina d’Inghilterra, responsabile della vendita di armi». Nello stesso esposto, manifestamente infondato, parlava anche di frodi riguardanti gli psichiatri di Pisa. E proprio a Pisa, tre giorni fa, ha aggredito mortalmente la dottoressa Barbara Capovani.
 

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