Gioco
Calzabigi e Cestoni chi erano costoro? I nomi delle strade sconosciuti ai più
Livorno: le vie e i personaggi a cui sono intitolate. Il poeta e librettista livornese all’anagrafe faceva infatti Ranieri Simone Francesco Maria de’ Calzabigi e la targa dall’omonima via sarebbe arrivata all’Attias
LIVORNO. Magari può anche succedere che chi abiti nella nostra città in via Buonarroti possa essere fortemente convinto di risiedere nella via dedicata a Michelangelo ignorando come la strada, che unisce via Buonamici a via Redi, sia in realtà intestata a Filippo Buonarroti, un socialista giacobino dell’ottocento considerato un pre-comunista. Comunque via Michelangelo, pur senza cognome, esiste ed è collocata all’interno della cinta portuale.
La riflessione nasce da un quesito che ci siamo posti: i livornesi che abitano in vie o piazze intestate a personaggi della storia, al netto delle glorie patrie nazionali o cittadine, dei Garibaldi e dei Cavour o dei Marradi e dei Modigliani, sanno chi fu l’uomo o la donna cui è dedicato il luogo dove risiedono?
Parliamo ad esempio di via Calzabigi. Non sappiamo se il toponomasta ha deciso di scolpire la targa col solo cognome, perché così si usava nel passato oppure per risparmiare in marmo: il poeta e librettista livornese all’anagrafe faceva infatti Ranieri Simone Francesco Maria de’ Calzabigi e la targa dall’omonima via sarebbe arrivata all’Attias… Cose da far impallidire il vicino di strada Aristide Nardini Despotti Mospignotti che per informazione, già che ci siamo, fu uno storico dell’architettura divenuto poi anima della Biblioteca Labronica. Dicevamo sopra di Modigliani e del fatto che tutti diano giustamente per scontato che la via alle Sorgenti sia dedicata a lui. Ma forse qualcuno pensa che questa valga anche per la piazza di fronte ai Pancaldi (visto ad esempio come Garibaldi abbia appunto in città una via e una piazza). E invece no:è dedicata al fratello Giuseppe Emanuele Modigliani, parlamentare socialista dell’ala riformista e figura di spicco dell’antifascismo.
E che dire di Antonio Corazzi architetto livornese, la cui strada va da via da Verrazzano a via Adriano Cecioni (scultore, già che ci siamo, né né meno come quell’Ermenegildo Bois nella via parallela), probabilmente molto più conosciuto a Varsavia che a Livorno visto come per trent’anni ideò palazzi in Polonia. Onore a Sciangai con una delle sue strade principali ovvero quella dedicata Diacinto Cestoni naturalista di vaglia nato picenate ma morto nella nostra città (scoprì gli acari della scabbia) . La strada della “movida” è diventata da tempo la centrale via Leonardo Cambini, fervente interventista nella prima guerra mondiale nel corso della quale morì, niente a che fare con Giuseppe Cambini compositore e violinista italiano che a giudizio dei melomani meriterebbe una collocazione stradale analoga all’omonimo e non una sconosciuta stradina rurale che da via di Salviano si perde lungo i binari della ferrovia. Curiosa la storia di Galileo Ferraris (la via va da viale Petrarca verso via Lorenzini) scienziato nato sì a Livorno ma a Livorno Piemonte denominata dopo la sua morte Livorno Ferraris appunto. Recentemente i cantori del Coro d’Assalto Garibaldi hanno celebrato la figura di Francesco Chiusa un eroe risorgimentale fucilato dagli austriaci cui recentemente è stata intestata una strada a fondo cieco che da via Gramsci costeggia il retro dell’ospedale. Vista la curiosa assonanza tra il cognome dell’eroe e il fatto che la strada non abbia sbocchi non vuoi che qualcuno fra i residenti non abbia pensato all’aggettivo e non al cognome ? Parliamo della centralissima via Maggi che non è dedicata ad una singola persona ma una nobile famiglia cui era dato l’onere e l’onore di portare il gonfalone cittadino nelle pubbliche manifestazioni. Passiamo in Venezia e scopriamo chi fosse il Rosciano sui cui Scali e nell’omonimo palazzo ha sede l’Autorità Portuale:Giuseppe Di Pietro Rosciano (o Rossano) un mercante ligure che si insediò nel palazzo che diventò sede dei suoi commerci fra cui una sartoria. Non potremmo poi pretendere che i residenti sui vicinissimi Scali Finocchietti possano sapere come il nome sia un’italianizzazione del francese Fenouillet una famiglia transalpina di commercianti che dalla natia Annecy si trasferì nel 1600 dalle nostre parti. Facciamo un salto a Quercianella dove esiste via dei Gower. Sarebbe stato più logico intestare a questa famiglia inglese una via al Castellaccio dove sorge ancora una villa (ora Castel D’Oreto) a suo tempo di loro proprietà.
Parlando invece di via Castelli Della Vinca a Montenero (una traversa in ripida salita di via delle Pianacce) siamo sicuri che almeno una famiglia là residente sia a conoscenza dell’origine del nome:gli stessi Castelli della Vinca che da sempre risiedono sulla sommità della stessa strada.
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