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Livorno, la commissione Pd “processa” Lamberti per i post sui social
Ecco la lettera che è stata inviata dalla commissione territoriale di garanzia al figlio dell’ex sindaco. La replica: «Mai successo, ci sono i diritti costituzionali»
LIVORNO. Il Pd mette sotto processo Pasquale Lamberti. Di fatto è così, visto il tono della lettera che è stata inviata dalla commissione territoriale di garanzia al figlio dell’ex sindaco e che già da giovedì sera circolava nelle chat del partito, in particolare del Pd di Collinaia, di cui Lamberti è un esponente di primo piano.
«La commissione territoriale di garanzia – si legge nel documento inviato a Lamberti a firma del presidente Pier Luigi Bosco – è venuta a conoscenza di post a te riferibili che affrontano scelte compiute dai partiti nel tempo». E «ritiene opportuno un incontro che proponiamo si svolga martedì 18 aprile alle ore 17.30 presso la sede del Partito democratico in via Donnini 66 per comprendere il senso e i contenuti dei post e le eventuali ripercussioni sull’immagine del partito di Livorno». E per finire un secco: «Grazie per la tua partecipazione, cordiali saluti».
Il Pd che convoca Lamberti per i suoi post. Lo stesso Lamberti che nella campagna per il congresso, da unico sfidante del segretario in carica, su parecchi temi non le ha mandate a dire al partito.
E la reazione chiaramente non si è fatta attendere, in vista di quell’incontro ritenuto «opportuno» dai commissari Dem. «Devo dire che sono rimasto di sasso. Credevo di averle viste tutte durante la fase congressuale, e invece si alza ancora l’asticella della pressione ad personam, politica e psicologica». «Non esiste – sottolinea Lamberti – un precedente nella storia cittadina del Pd, che qualcuno sia stato convocato per giustificare o dare delucidazioni su delle personali opinioni». Sembra che «chi si oppone alla maggioranza debba essere “processato”, si faccia attenzione però, perché sia l’articolo 2 che l’articolo 21 della Costituzione con me non saranno mai oggetto di discussione e tantomeno da sottoporre al giudizio di uomo o donna di partito, seppur in conclave». «Ma che metodo è?», si arrabbia Lamberti: «Mi chiedo poi come si concilino questi metodi che di fatto tendono a limare libertà individuali con il nuovo Pd di Elly. Il mio Pd del 2023. Una segreteria che sui diritti e la loro salvaguardia, persino il loro ampliamento, ha basato tutta la sua ragione politica. E come si fa poi a chiedere conto a me di opinioni suffragate da evidenti fatti, quando la stessa segretaria è stata eletta proprio perché a gran voce ha definito gli ultimi 10-15 anni almeno, due segreterie Pd ( Letta e Renzi) come produttori e responsabili di danni, macerie e azioni politiche sbagliate? Esiste un criterio di giudizio per tutti o a qualcuno si applica e ad altri no in base agli organigrammi e al proprio consenso territoriale?». Così chiude facendo sapere di avere dato «pronta informazione» di quanto accaduto a Marco Furfaro. Passi indietro da parte sua «non ce ne saranno, anzi», «resta ora la curiosità circa la dinamica di un evento senza precedenti». l
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