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Lo schianto, l’ospedale e la ripresa. Il rider investito a Livorno: «Pronto a riprendere ma basta scooter»

di Claudia Guarino
Lo schianto, l’ospedale e la ripresa. Il rider investito a Livorno: «Pronto a riprendere ma basta scooter»

Sei mesi fa Jeridi fu coinvolto in un frontale scontrandosi con un’auto in corso Mazzini. Adesso il fattorino di Glovo sta meglio: «Ma le ginocchia non sono quelle di prima»

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LIVORNO. Mancava una consegna. Solo quella. Un’ultima corsa prima di terminare la giornata di lavoro. Ma all’improvviso ecco sbucare il muso di un’auto. «Ho tentato di frenare con lo scooter, ma non sono riuscito a evitarla. Mi ci sono ribaltato sopra. E a pensarci è andata bene perché se fossi finito sotto il cofano probabilmente sarei morto». Sono passati quasi sei mesi dal giorno in cui il rider di Glovo Mohamed Jeridi si è schiantato contro un’auto all’incrocio tra corso Mazzini e Borgo San Jacopo. Con il conducente della macchina che prima fuggì, poi si costituì alla municipale. Pochi giorni fa si sono chiuse le indagini su quell’incidente, il fattorino sopravvissuto al frontale è tornato a casa dall’ospedale e sta aspettando di tornare al lavoro. «L’incidente è classificato come infortunio sul lavoro ed è stata aperta una pratica all’Inail ma, senza poter lavorare e con un figlio, sto avendo difficoltà. Se tornerò a fare il rider? Sì, ma in auto. Con lo scooter mai più. A Livorno è troppo pericoloso». Ma partiamo dal principio.

L’incidente e le indagini

Era la serata del 16 ottobre. Una Bmw grigia viaggia su corso Mazzini, verso il mare, per poi svoltare in direzione di Borgo San Jacopo proprio nel momento in cui da lì passa il motorino guidato dal rider 39enne che si muove da piazza Orlando verso corso Mazzini. Poi, all’incrocio tra corso Mazzini e Borgo San Jacopo, il violento scontro: lo scooter va distrutto, il fattorino viene trasportato all’ospedale in gravi condizioni e l’automobilista lascia la macchina lì, in mezzo alla strada, andandosene via a piedi: «Ho visto il ragazzo a terra e ho avuto paura». Ma il giorno dopo va al comando della polizia municipale – delegata delle indagini dalla Procura – e si costituisce. Le indagini su quell’incidente si sono chiuse pochi giorni fa. Scooter e auto sono stati dissequestrati e per il conducente della Bmw, indagato per lesioni e omissione di soccorso e difeso dall’avvocato Marco Mazza, ci sarà la messa alla prova che – a esito positivo – comporterà l’estinzione del reato. La sua assicurazione, d’altra parte, dovrebbe risarcire il rider essendoci stata una mancata precedenza da parte dell’automobilista. Jeridi, nel frattempo, ripensa a quel giorno e aspetta di poter tornare al lavoro.


«Giorni complicati»

«Sono stato in ospedale fino al 29 di ottobre (dove è stato operato per la frattura a una gamba, ndr). Poi sono rimasto allettato fino all’11 novembre – racconta il rider – e ho fatto fisioterapia. Adesso sto molto meglio rispetto a prima, con una stampella riesco a camminare, ma le ginocchia non hanno ancora recuperato la loro piena funzionalità». E gli ultimi sei mesi sono stati mesi piuttosto complicati per lui. In particolare «il primo periodo. Quello è stato molto difficile col fatto che sono da solo con il bimbo». Jeridi ha un figlio di sette anni, con cui vive. «Attualmente siamo ospiti di un amico, ma ho fatto domanda per avere uno degli appartamenti destinati all’emergenza abitativa».

Il futuro

Jeridi racconta che l’incidente in corso Mazzini è stato classificato come infortunio sul lavoro e, in quanto tale, in questi mesi gli è stato versato un corrispettivo mensile tramite l’Inail che equivale «grosso modo a venti euro netti al giorno. Non nascondo di essere in difficoltà, avendo dovuto pagare anche la rottamazione dello scooter che era inutilizzabile». Adesso l’attesa è per le prossime visite mediche per capire «se sono guarito o meno». Ma, una volta che potrà tornare al lavoro, Mohamed Jeridi continuerà a fare il rider o cambierà attività? «Continuo ma con l’auto». Del resto il quarantenne fattorino di Glovo ha raccontato la pericolosità delle strade livornesi anche dal letto dell’ospedale in cui era ricoverato dopo lo schianto. «Tutti dovrebbero fare più attenzione quando sono per strada. Sia i pedoni, che spesso attraversano senza guardare, che chi è al volante di un’auto. Perché la città sotto questo punto di vista è il far west. E quando tornavo a casa dal lavoro mi dicevo sempre: meno male che anche oggi non sono morto». Quel 16 ottobre, però, se l’è vista brutta. Ma, pian piano, si sta riprendendo. «Quando sarò guarito riprenderò a fare consegne. Ma con lo scooter ho chiuso».

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