Il Tirreno

Livorno

Il processo

La mamma lo butta fuori di casa e lui viene a Livorno per rapinare

Stefano Taglione
Piazza Dante e la stazione di Livorno centrale, dove è avvenuta la rapina
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Piazza Dante e la stazione di Livorno centrale, dove è avvenuta la rapina

Il trentaseienne è partito in treno da Caserta: chiesti quattro anni e mezzo di reclusione dopo che ha derubato una donna davanti alla stazione centrale

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LIVORNO. È stato buttato fuori di casa dalla mamma la notte di Natale e da Caserta, in Campania, ha preso il primo treno per il Nord Italia, raggiungendo Livorno. Poi, la sera del 25 dicembre scorso, in piazza Dante ha rapinato una donna puntandole una pistola scacciacani e derubandola di 150 euro. Per questo, per il trentaseienne campano Pasquale Fabozzi, la procura ha chiesto la condanna in rito abbreviato a quattro anni e mezzo di reclusione. Le repliche dell’avvocato che lo difende, Luciano Picchi, sono attese per la prossima udienza in camera di consiglio a fine mese, davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Pasquali, che nella stessa occasione con ogni probabilità pronuncerà la sentenza.

L’arresto

«La donna – come ricostruito dai carabinieri, che prima di Capodanno hanno arrestato Fabozzi – stava camminando vicino alla stazione quando sarebbe stata avvicinata dall’uomo che dopo poco l’avrebbe minacciata e bloccata aprendogli la borsa e prendendo circa 150 euro. La vittima benché sola e molto scossa dall’accaduto, ha immediatamente chiamato il 112 richiedendo una pattuglia in soccorso». I militari della Compagnia di Livorno, diretti dal maggiore Ugo Chiosi, anche grazie alla descrizione fornita dalla quarantaquattrenne – parte civile nel processo e assistita dall’avvocata livornese Alessandra Natale – e alle immagini delle telecamere di piazza Dante, qualche giorno dopo hanno arrestato Fabozzi, che da allora è nel carcere delle Sughere.

Richiesta di aiuto

Prima di mettere a segno la rapina – attuata con una pistola scacciacani completamente in metallo, fedele riproduzione del modello “Desert Eagle”, che solo un esperto avrebbe potuto, in pochi secondi, ipotizzare fosse falsa – il trentaseienne casertano avrebbe chiesto alla vittima dove fosse il bancomat per prelevare. Poi la rapina e, qualche giorno dopo, l’arresto dei carabinieri che lo hanno riconosciuto come il responsabile del reato. l


 

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