Gioco
Il bar Picchianti e quel caffè corretto al vino: «I nostri 33 anni al bancone»
Storie e aneddoti del fondatore Salvatore Todaro: «Dovevamo festeggiare i 30 anni qualche tempo fa, ma eravamo in pieno covid...»
LIVORNO. «Dovevamo festeggiare i 30 anni qualche tempo fa, ma eravamo in pieno covid. E allora recuperiamo il 10 aprile, quando gli anni di esercizio saranno ben 33. Sicuramente inventeremo qualcosa per salutare l’evento: offriamo il caffè a tutti, oppure facciamo come allo scoccare dei vent’anni, quando per un mese praticammo alcuni sconti». Chi parla è Aldo Salvatore Todaro, 78 primavere, fondatore insieme alla moglie Maddalena Sartorio, dello storico “Bar Picchianti”, sito in via dell’Artigianato al numero 58, in piena zona industriale.
«La nostra avventura da imprenditori inizia con un minimarket in via Mastacchi. Poi lo vendemmo, e ci capitò questa occasione. Decidemmo di approfittarne, nonostante tutti ci considerassero dei matti, perché, effettivamente, da queste parti non c’era nulla di nulla», si guarda indietro. Tra aneddoti e storia dipinge quel che era.
La serranda si alza per la prima volta il 10 aprile 1990. Una data. Un evento. Una ricorrenza.
«I mesi iniziali brutti, poi cominciarono i lavori per altre attività, come la storica stamperia del Tirreno, e siamo partiti. Da lì è stato tutto un ruzzolare». Il bar è vivo, c’è un via vai di persone per le colazioni, o per il classico caffè. «Il segreto? Non ci siamo mai approfittati dei clienti. Inoltre facciamo un buon lavoro di ristorazione, coi prezzi bassi: il nostro menù fisso è completo e molto economico. Con i margini che si riducono di continuo dato il mercato impazzito, non è facile».
Adesso che Aldo si è ritirato (pur restando comunque a dare una mano), l’attività è rimasta tra le mani di Maddalena, e dei figli Inigo e Amina.
«La zona Picchianti avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello industriale di Livorno - prosegue Aldo-. Poi c’è stata recessione, con tante ditte che sono chiuse; adesso si sente odore di risveglio e di nuove aperture: dentisti, laboratori, aziende di macchinari di ultima generazione, prossimamente studi medici».
Al lavoro al locale, ci sono anche la cameriera di lunghissima data Cristina Stellato, e due elementi in cucina: il cuoco Christian Raglianti e il suo aiuto Christo Shtermeni.
«Nonostante gli altri locali ci abbiano accerchiato, e non siamo più soli come all’inizio, si sopravvive; e questo è l’importante. Significa che abbiamo seminato qualcosa di buono».
Dunque un percorso tra gioie e sventure, come la pandemia, superata organizzando la vendita del cibo in asporto.
«Il buon rapporto con gli avventori, specialmente all’ora di pranzo: così siamo diventati grandi - aggiunge Maddalena -; si forma una sorta di grande famiglia. Clienti fissi, che nel tempo si sono fidelizzati. Uniscono i tavoli, chiacchierano, e non vogliono che ristrutturi il locale, perché a loro va bene così». Il legame con i clienti è importante. È un pilastro.
«Sono entrata dopo l’università - incalza ancora con entusiasmo la figlia, Amina-; mio fratello, che oggi è il pilastro, un po' prima, avendo frequentato l’alberghiero». E aggiunge di getto: «Lavorare con babbo e mamma? Può essere bello e complicato. Ma avere obiettivi comuni aiuta a crescere e a capire tante cose, anche nel commercio. Sono estetista e naturopata, ma il mio futuro è qui, questo è sicuro».
L’esercizio è punto vendita di confezioni e articoli da regalo. Si trova di tutto.
«Si trova di tutto, con una varietà particolare nei periodi delle feste. C’è la vetrina speciale che mamma cura da sempre».
Infiniti gli aneddoti da raccontare. Quello dei ricordi è come un mare. Gli anni passati là dentro sono tanti e così le esperienze vissute.
Ma Maddalena Sartorio ne cita uno per tutti. Un ricordo che è ancora fresco nella sua mente. Di quelli che non si possono dimenticare.
«Una volta entrò una persona che chiese il caffè. Corretto col vino. Mi è rimasto impresso». E quindi buon compleanno.
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