Gioco
Basket, le bottigliette di Cardani e le mani di Andreazza. Il derby dei due Marco in panchina
La battaglia dei due Marco è una sfida fatta di tattica, sguardi e urla. Così vicini e così diversi sulle rispettive panchine
LIVORNO. La battaglia dei due Marco è una sfida fatta di tattica, sguardi e urla. Così vicini e così diversi sulle rispettive panchine: Cardani che sta comodo con le mani conserte davanti a sé e Andreazza che invece le appoggia sui fianchi. Abbiamo guardato la partita con loro, cercando di capire i segreti del derby visti dai rispettivi allenatori. Il primo tempo dietro la panchina della Pielle, il secondo a pochi centimetri da quello della Libertas.
Il piano di Cardani
Il cinque a tutti i giocatori prima della palla a due. Guarda la curva l’allenatore di Busto Arsizio e pensa che ha un esercito a spingerlo. Ma capisce subito che quella che lo aspetta è una serata difficile. A sedere tra i due assistenti dura appena un minuto. Poi si alza applaude l’iniziativa di Lenti e chiede a Rubbini di chiamare due basso. È lo schema che dovrebbe portare Campori a giocare spalle a canestro contro Forti o Ricci per cercare un vantaggio. Ma la macchina offensiva biancoblù si inceppa subito. E non va meglio in attacco. Il primo a pagarne le conseguenze è il maglione che dopo due minuti e mezzo viene letteralmente volato dietro alla panchina. Sul 15-9 è costretto a chiamare il primo time out. Vuole un blocco orizzontale. Poi aggiunge sulla difesa: «Non possiamo prendere canestri da sotto, non teniamo la palla su un quarto di campo, perché loro sono pronti». La Libertas vola nel secondo quarto sul 24-12. « Siamo fermi anche sulle palle vaganti», ripete. A fine partita dirà: Complimenti alla Libertas che ha giocato una partita seria, fisica come si deve fare in questi casi. Noi senza personalità, scesi in campo terrorizzati con delle palle perse assurde, non forzate. Percentuali ridicole per il nostro livello, nella seconda parte del secondo quarto abbiamo perso troppe volte i tiratori e lì si è scavato il solco decisivo». E per finire: «Se vogliamo essere competitivi fino in fondo, dobbiamo crescere in personalità». Per capire l’amarezza , per non dire la rabbia, bisognerebbe parlare con le bottigliette d’acqua , almeno quattro, con le quali Cardani ha sfogato la frustrazione.
La voce di Andreazza
Tutta un’altra musica sulla panchina amaranto. Perché quando comincia il terzo quarto il più è già stato fatto. Eppure il coach di Montebelluna ha un solo obiettivo: non far abbassare la guardia ai suoi. Ecco perché ripete come un mantra: «Continuiamo a giocare, non ci chiudiamo in un quarto di campo». Sono le braccia la bacchetta che usa come un direttore d’orchestra per chiedere di spingere il contropiede oppure di giocare. «Oggettivamente – dice a fine gara – è stata la partita perfetta. La PL è una squadra fortissima, abbiamo provato a cambiare qualcosa per evitare la loro fisicità che è pari alla nostra. Le percentuali pazzesche ci hanno aiutato, nel secondo tempo mi aspettavo la loro reazione e abbiamo avuto un po’ di appannamento offensivo. Bravi a resistere».
È sul più otto possesso Libertas l’unico momento in cui Andreazza si colora di un rosso rabbia. Poi ci pensa Lucarelli a tranquillizzarlo: cinque punti in fila. È il momento di abbracciare i collaboratori, di guardare la curva stracolma di tifosi. Di prendersi l’applauso. Perché «questo derby è speciale - dice a fine gara – i motivi sono sotto gli occhi di tutti». E il futuro? «Calendario difficile con squadre molto diverse l’una dall’altra.. Il primo posto? Intanto vogliamo l’ufficialità dei primi quattro posti poi ci proviamo, senza dubbio». l
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