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PalaModì, curve strapiene per il derby di basket. E per quattro ore è spettacolo

di Alessandro Lazzerini
PalaModì, curve strapiene per il derby di basket. E per quattro ore è spettacolo

Coreografie, ironia e nessun incidente: è una festa per tutti

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Livorno La partita inizia alle 20.45. Sì, la partita, quella in campo. Perché quella sugli spalti anticipa la palla a due di almeno tre ore. L’attesa è cominciata da mesi, ma ieri mattina tutti sono entrati ufficialmente in modalità derby. Poche ore di sonno, un pranzo veloce, ognuno perso nei propri impegni, ma con il pensiero fisso verso la sfida delle sfide. Quella delle due tifoserie, come detto, parte molto prima.

Le file sono interminabili già dalle 18.15 all’apertura dei cancelli, i “serpentoni” di gente abbracciano l’esterno del Modigliani e per entrare al palazzo serve attendere un po’. Due chiacchiere e il ripasso magari di qualche coro per caricarsi e per provare, ma è un obiettivo impossibile, a far scendere la tensione del derby.

Alle 18.30 il palazzetto è ancora vuoto, ci sono solo gli addetti ai lavori e Gabriele Rofi, impegnato nelle prove dell’Inno che canterà due ore dopo. Da lì in poi, dalle 18.30 in avanti, è come se il Forum prendesse vita. Da ambedue le curve iniziano a sbucare fiumi di persone e alle 19 le curve sono già piene fino all'orlo.

I giocatori sono appena arrivati negli spogliatoi con le telecamere di Sky, altra grande novità dell'evento, pronte ad indugiare tra i corridoi che portano alle stanze di Libertas e PL, e le curve sono già piene. E’ la prima fotografia, il primo flash, che rende alla perfezione la passione e la rivalità di questa stracittadina, in cui la gente non ce la faceva più ad aspettare. Bastano pochi minuti ed ecco i primi graffi tra le due tifoserie, qualche fischio, un paio di cori timidi e poi tutti tornano a pensare alle rispettive coreografie.

Sono le 20.16 quando la PL entra in campo e inizia davvero il derby anche tra le due tifoserie. I biancoblù vengono accolti da una miriade di coriandoli lanciati dalla Sud pronta a caricare i propri ragazzi. Basta attendere un minuto e con l’ingresso di Forti e soci ecco la risposta libertassina. La scelta è una sciarpata a tutta curva che si incastra negli occhi dei giocatori non appena questi escono dal tunnel.

É l’antipasto di due coreografie da altra categoria. Ma tutto non è da Serie B. L’attesa spasmodica, il tifo dei due settori contrapposti e un palazzetto meraviglioso, la cornice perfetta per Livorno che urla a gran voce, una volta di più, di essere tornata Basket City. E’ il momento della presentazione delle squadre. Quindi l’Inno di Mameli ed ecco le due coreografie. Quella della Libertas richiama Livorno e i suoi monumenti. Sul telo bianco che scende sulla Nord, infatti, c’è lo skyline amaranto del simboli labronici, dalla Terrazza Mascagni fino ai Quattro Mori passando ovviamente per la Fortezza. E in basso, sulla balaustra, lo striscione “Livorno siamo noi” che chiude il quadro.

Anche in questo caso non tarda ad arrivare la risposta di marca piellina. Lo striscione in questo caso è una dichiarazione d’amore verso la squadra. “Pielle, ti amo in tutte le lingue del mondo”, c’è scritto al centro della Sud. E in mezzo ai Rebels compaiono decine di due aste con la scritta “Ti amo”, proprio in tutte le lingue del mondo. Da quelle europee, francese, inglese e spagnolo su tutte, fino alle più orientali arabo e cinese.

Il pre partita e l’attesa infinita sono finalmente terminate. Il clima è dantesco, una vera e propria bolgia, in ogni angolo del Forum. Non c’è un posto libero, non c'è qualcuno che sia neutrale, e la presenza sugli spalti è intergenerazionale. Famiglie intere, dai ragazzi più giovani a chi da giovane invece impazziva per Alessandro Fantozzi e Claudio Bonaccorsi. Ci sono entrambi i livornesi-simbolo che anno infiammato gli anni ’80.

L’ex numero 10 libertassino è al centro del parterre, poco più sopra c’è Andrea Forti. Sulle sedie a bordocampo è piazzato il presidente della Fip provinciale Renato Graziani, insieme al segretario Lnp Massimo Faraoni. Il “Bomba” Bonaccorsi invece ha scelto il parterre alle spalle della panchina di Marco Cardani, a due passi dalla dirigenza della Unicusano. Le bombe invece in questo derby le manda a bersaglio la Libertas. E’ Jacopo Lucarelli a infiammare subito i cuori amaranto, dalla parte opposta provano a rispondere Lorenzo D’Ercole e Federico Loschi. E’ una partita per chi non ha paura di sedicimila occhi addosso. E la LL recita un monologo: Francesco Fratto e Andrea Sipala, oltre al solito mattatore assoluto Lucarelli, segnano da ogni angolo del campo, il resto del roster è un muro in difesa e fa tante cose buone.

L'unico vero sussulto della PL arriva a metà del quarto quarto. Un tiro da tre punti di Luca Campori e soprattutto Giovanni Lenti regalano l’illusione della rimonta ai proprio tifosi. Il pubblico piellino prova a entrare in partita con una bordata di fischi ad ogni attacco avversario, ma Lucarelli spegne gli entusiasmi e getta benzina sul fuoco della sua gente. Le due curve sono due muri che fanno impressione quando si mettono a saltare o a esultare per un canestro.

Lo fanno più spesso quelli della Nord. Gli Sbandati lasciano andare la loro estasi con la consueta invasione di campo e il nome "Libertas" risuona forte e chiaro nei cori all'interno del Forum, e tra gli abbracci in mezzo al parquet. Sono le 22 e 32, partono i classici sfottò ("cosa siete venuti a fa", "come si lavorano questi pellegrini", "chi non salta è piellino") che sono il sale di questo duello tanto bello quanto infinito. La festa è appena iniziata e proseguirà tutta la notte. O magari fino al weekend, fino a Pasqua e a Pasquetta. Anzi, fino al prossimo incandescente duello.

Di certo in questo derby ha vinto la correttezza. Nessun incidente, nessuna scaramuccia. Bravi tutti.l
 

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