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La Bodeguita è in vendita: finisce un’era. «Senza Giovanni non posso continuare»

di Claudia Guarino
La Bodeguita è in vendita: finisce un’era. «Senza Giovanni non posso continuare»

La decisione di Silvia dopo la morte del marito. «Lascio il nostro ristorante, tornerò a Empoli»

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LIVORNO. I calici che si incontrano e gli sguardi che si rincorrono. Un banchetto per Emergency. Il dolore per l’assenza e l’abbraccio della presenza. Un cin cin dentro le note di Que linda es Cuba. Perché Tutto è iniziato lì, su quell’isola. Tutto è iniziato quindici anni fa. Galeotta fu una chat e galeotto fu il viaggio di nozze. Vedendo una baracchina in allestimento, Silvia Biondi e Giovanni Puccini ebbero l’illuminazione: apriamo un locale. Detto, fatto. Ed è proprio così che nasce la Bodeguita: una casa del popolo per l’anima col nome che ricorda Cuba. Sono passati quindici anni ma è come se fosse trascorsa una vita intera ora che niente è più come prima. «La Bodeguita è in vendita – dice Silvia Biondi – non ho intenzione di continuare senza Giovanni. Tornerò a Empoli». Giovanni se n’è andato il in un mercoledì di fine marzo. «Ma in realtà è morto quel 4 marzo». È morto il giorno in cui ha avuto un malore nel locale. Un infermiere l’ha aiutato ed è rimasto per più di due settimane in ospedale. Però non si è mai ripreso. Non ha più riaperto gli occhi.

La festa

Ma per lui non c’è stato alcun funerale. «Ha sempre detto che non l’avrebbe mai voluto. Ha sempre detto che avrebbe preferito una festa». E così è stato: domenica scorsa alla Bodeguita. Sulle note di Que linda es Cuba e non solo di quelle. Perché in tanti hanno suonato e cantato. C’erano i fratelli Bob e Simone Luti, per esempio. Ma anche Nicola Venturini, Francesco Scola, Alessio Franchini. E molti, molti altri. «È stata una festa commovente e piena di persone – racconta Silvia Biondi –. Abbiamo brindato, mangiato e suonato tanta musica per lui. È stato un turbinìo di gente e abbracci. Abbiamo ricevuto moltissimo affetto e mi sono emozionata talmente tanto che sono dovuta uscire un paio di volte». C’era anche una raccolta fondi per Emergency. «Abbiamo ricavato mille euro. È una goccia nell’oceano, me ne rendo conto, ma poter effettuare questa donazione mi ha fatto piacere. E vorrei anche ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato un affetto caloroso per Giovanni. In realtà me lo immaginavo, ma è stata una bella conferma. In quest’ultimo mese ho visto tutta Livorno. Ed è stato emozionante». Gli amici più stretti (e non solo loro) domenica sera erano tutti lì, alla Bodeguita. A ricordare e celebrare Giovanni Puccini, anima dello storico locale in Venezia. Un brindisi, una canzone. Un abbraccio, una parola di conforto. Poi, pian piano, il locale si svuota. La musica si ferma, gli amici salutano. I tavoli spariscono e a bussare è un dolore silenzioso. «Mi sento stranita – racconta Biondi –. Mi sento come se stessi vivendo la vita di un’altra persona».

Il futuro

Silvia aveva conosciuto il suo Giovanni in chat. «Ci siamo sentiti una domenica notte – ha raccontato Biondi anni fa in un’intervista al Tirreno – poi abbiamo deciso di incontrarci il sabato successivo. Sono arrivata a Livorno con due ore di anticipo, c'eravamo dati appuntamento alla rotonda che porta a Coteto, lui aveva una Kawasaki Custom, era fermo sulla moto, un maglioncino a strisce e jeans. Lo vedo e penso “mamma mia!”, poi esco dalla macchina lui mi viene incontro e mi dice “questa mi fa perdere la testa”. Di colpo è nato l’amore». Poi il matrimonio, il viaggio di nozze a Cuba e il locale insieme: in piazza dei Domenicani, prima e sugli scali Finocchietti dopo. Era il 2008 e La Bodeguita, negli anni, è diventato punto di riferimento di artisti di ogni tipo ospitando concerti, presentazioni di libri, convegni. «Il nostro sogno – ha detto Silvia Biondi – era quello di fare della Bodeguita la casa del popolo dell’anima. E così è stato». Ma adesso tutto è cambiato. La Bodeguita ha perso la sua anima e la strada non può più essere quella di una volta. «Il locale è in vendita. Da subito. Non posso andare avanti senza di lui».

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