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Mare e sicurezza

Darsena Europa, scatta l’operazione siluro. «Sospetti su altre “masse” in porto»

di Federico Lazzotti
Darsena Europa, scatta l’operazione siluro. «Sospetti su altre “masse” in porto»

Via al sopralluogo degli esperti per verificare la natura del presunto ordigno inesploso trovato il 23 marzo scorso: ecco le due opzioni

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LIVORNO. È stata ribattezzata “operazione siluro”. È il piano coordinato dall’ufficio tecnico della struttura commissariale del progetto Darsena Europa per verificare la natura del «presunto ordigno» individuato il 23 marzo scorso dai sommozzatori della Miarsub a una settantina di metri dalla costa, tra lo Scolmatore e la sponda Est, a circa sette metri di profondità. Proprio nel tratto di mare dove sorgerà la maxi infrastruttura. Ma soprattutto a meno di duecento metri dal tubo che collega il rigassificatore alla terra ferma, in una zona ad altissima densità industriale.

Ma quello che è subito sembrato un ordigno bellico che potrebbe risalire alla Seconda Guerra mondiale, non sarebbe l’unica “massa anomala” rilevata dagli strumenti in quel tratto di mare durante le operazioni di bonifica commissionate dalle ditte costruttrice per monitorare il fondale.

«Nella stragrande maggioranza delle occasioni – spiega una fonte autorevole – si tratta di oggetti ferrosi, ma innocui. Pensiamo a biciclette, tombini, pezzi di pali della luce e bombole del gas. Ecco perché la speranza è che non si tratti di un ordigno».

Ma stavolta, vista la descrizione e le immagini inviate, il discorso sembra un po’ più complesso. Non a caso, appena ricevuta la segnalazione da parte della Miarsub, la Capitaneria ha emesso un’ordinanza firmata dal comandante del porto nella quale si aumentavano i divieti in quel tratto di mare. Ieri pomeriggio, infine, è stata pianificata l’operazione che comincerà questa mattina alle 9.

Per prima cosa i sommozzatori della Miarsub collocheranno una boa fissata con un corpo morto sul punto del ritrovamento e un altro segnalatore nel punto più vicino al “tubo” del rigassificatore. Fatta questa operazione, diciamo di mappatura dello specchio acqueo, la palla passerà ai militari del reparto subacqueo della Marina. Toccherà alla squadra proveniente da La Spezia effettuare il sopralluogo sul presunto ordigno. «Nel giro di qualche ora – spiegano dall’ufficio tecnico dell’Authority – ci faranno sapere di che cosa si tratta». Nel caso in cui non sia una bomba, sarà annullata l’ordinanza della Capitaneria e proseguirà il monitoraggio. Altrimenti si aprono diverse possibilità. «Nel momento in cui dovesse essere confermato che si tratta di un ordigno è il comandante del reparto sommozzatori a gestire le operazioni». Soprattutto è necessario capire due cose: di che tipo di siluro si tratta e se è armato oppure no. Per verificare questo – probabilmente già oggi – sarà effettuata la cosiddetta sorbonatura. «Con una specie di aspirapolvere subacquea si tolgono tutti i detriti intorno all’oggetto, per prima cosa per verificarne le dimensioni e la natura». Per poi decidere come portarlo via dal fondale.

Ovviamente in questi gironi tutti gli addetti ai lavori, a cominciare dai vertici dell’Authority si sono chiesti quanto il ritrovamento di un uno o più ordigni possa incidere sulla realizzazione della Darsena Europa. La risposta è complessa e per averla è necessario mettere insieme più informazioni che è possibile sintetizzare in questi termini.: 1. La presenza di ordigni in quel tratto di mare era data quasi per scontata vista la mappa dei bombardamenti e le scarsissime attività di bonifiche fatte negli ultimi 70 anni. 2. L’impatto sull’opera dipenderà da numero degli ordigni che potranno essere trovati e dalle loro dimensioni. Sintetizzano dall’Authority usando una metafora calcistica: «Il campionato è lungo, questa è la prima giornata e non sappiamo ancora che avversario abbiamo davanti».


 

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