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Tre arresti in porto per la cocaina, il colonnello della finanza: «Livorno porta di ingresso, ma controlliamo ogni rotta»
Livorno, dopo il sequestro dei 53 chili di droga in un container parla il comandante provinciale Cesare Antuofermo: «Risultati che ci danno ragione»
LIVORNO. «I sequestri e i servizi svolti negli ultimi tempi fanno emergere come Livorno sia uno dei principali porti di entrata della cocaina in Italia. Parliamo, come del resto confermato già in altre occasioni, di uno scalo con una logistica molto strutturata, con grandi prospettive di sviluppo e diverse rotte commerciali. Ed è chiaro che in questo sistema oltre al bene si inserisce anche il male. Ma noi siamo qui, le fiamme gialle sono presenti, controllano e i risultati ci stanno dando ragione».
A parlare è il comandante provinciale della guardia di finanza, il colonnello Cesare Antuofermo, dopo che i militari della caserma del varco Fortezza hanno sequestrato 53 chili di cocaina e arrestato le tre persone che stavano per recuperarli in un container nell’area industriale.
Comandante, stavolta oltre al sequestro sono state fermate anche tre persone. Sono legate ai narcos del Sudamerica, visto che da lì proveniva la nave con a bordo il carico?
«È prematuro sostenerlo perché non ci sono ancora elementi in tal senso. Voglio comunque congratularmi con i militari che hanno partecipato all’operazione, perché quando hai a che fare con certi personaggi, di notte, non sai mai chi hai di fronte: queste persone potevano essere armate. Il nostro lavoro può quindi diventare pericoloso».
Si rischia la vita.
«Certo. Appena abbiamo notato questi movimenti sospetti, insieme all’Agenzia delle dogane, abbiamo organizzato un dispositivo integrato, fermando le tre persone. Voglio sottolineare peraltro che noi garantiamo a tutto tondo la sicurezza del porto: queste persone, ad esempio, avrebbero potuto trovare sulla loro strada un portuale o qualsiasi altro lavoratore. E sicuramente non sarebbe stato un incontro piacevole. Noi abbiamo prevenuto ogni tipo di incidente».
Queste persone erano entrate, oltrepassando le barriere, nell’area portuale?
«Sì, si trovavano irregolarmente nell’area doganale. Noi le abbiamo fermate mentre stavano recuperando la cocaina dal container».
Un’azione in completa sinergia con l’Agenzia delle dogane.
«Noi siamo la forza di polizia principe delle aree doganali, ma anche economico-finanziaria. Abbiamo un ottimo rapporto con i colleghi dell’Agenzia delle dogane e siamo le due facce della stessa medaglia: noi i militari, loro la componente civile. In questo caso c’è stato un ottimo colpo d’occhio da parte di tutti, che ha contribuito all’efficacia dell’operazione. Sia di notte e di giorno noi ci siamo, controlliamo ogni rotta e garantiamo la sicurezza del porto e degli operatori commerciali che vi operano. I risultati ci stanno dando ragione, motivo per il quale stiamo anche incrementando la nostra presenza nelle aree doganali».
Dall’inizio dell’anno sono stati sequestrati 250 chili di cocaina. Solo nel gennaio scorso quasi due quintali, sempre nel porto industriale.
«Sì, è il bilancio dal primo gennaio tenendo conto di tutta la droga sequestrata: dal piccolo spaccio in città e provincia al narcotraffico. E abbiamo messo a segno dieci arresti».
Proprio due giorni fa è stato condannato a sei anni di reclusione in primo grado un camionista sardo che nel novembre scorso era stato arrestato con nove chili di cocaina all’imbarco del Moby Wonder.
«Una decisione che testimonia il nostro impegno anche nel controllo ai varchi e non solo sui container in transito. Siamo soddisfatti e proseguiremo nella tutela dei cittadini e della imprenditoria legale».
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