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Garibaldi, idee per la rinascita: «Ecco come puntare sulla piazza»

di Claudia Guarino
Da sinistra Antonella Cenci, Giuseppina Roncaglia, Roberto Costagliola, Annalisa Ravenna e Alessandra Carlesi di fronte alla baracchina numero 20
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Da sinistra Antonella Cenci, Giuseppina Roncaglia, Roberto Costagliola, Annalisa Ravenna e Alessandra Carlesi di fronte alla baracchina numero 20

Il comitato Pontino: «Progetti e collaborazione per far tornare a battere il cuore del rione»

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LIVORNO. Negli occhi c’è l’amore per un quartiere che vorrebbero veder rinascere e nella voce la determinazione di chi vuole continuare a esserci, a partecipare. La ricetta per la rinascita di piazza Garibaldi? Tre parole: identità, varietà e comunità. Ovvero, in concreto: più eventi, ripopolamento commerciale, decoro e collaborazione. Quelli della baracchina 20 hanno le idee chiare e intervengono così nel dibattito sul quartiere Garibaldi che Il Tirreno ha introdotto qualche giorno fa parlando dell’idea di affidare gratuitamente per un anno i fondi sfitti della zona. Dentro il casottino in piazza ci sono le volontarie del comitato Pontino San Marco e dell’associazione Dodicesima sedia: Alessandra Carlesi, Antonella Cenci, Giuseppina Roncaglia e Annalisa Ravenna. C’è anche il dottor Roberto Costagliola che lì, il lunedì e il mercoledì mattina, fornisce consulenze mediche gratuite. Dal lunedì al venerdì, inoltre, le volontarie sono in piazza per fornire informazioni di ogni tipo a cittadini e turisti. «Bisognerebbe che si cominciasse a vedere piazza Garibaldi come un luogo da valorizzare – dicono – e non solo come un posto pieno di problemi da risolvere». Ma come? «Innanzitutto con i negozi – sottolineano – perché le attività commerciali sono fondamentali per creare un afflusso di persone. Si potrebbe anche pensare a locali che stanno aperti di sera e che mettano i tavoli nella piazza. Così ci sarebbe più vita». Tutto questo «per esempio pensando ad agevolazioni che invoglino i proprietari dei fondi ad affittarli e gli eventuali affittuari a prenderli». Il tutto, dicono le volontarie, «basandosi su un progetto a monte. Un’idea potrebbe essere quella di puntare su un qualcosa di identitario, per esempio una serie di ristoranti etnici. Oppure, dall’altra parte, si potrebbe pensare a una varietà. In modo tale che in piazza non ci sia solo una tipologia di negozi». Sui fondi sfitti, del resto, il Comune un progetto ce l’ha e consiste, come detto, nell’affidarli gratuitamente per un anno, con modalità ancora da definire dato che sono di proprietà privata, a imprenditori che ne facciano richiesta.

Ma oltre ai negozi «sarebbe bello organizzate molti più eventi qui. Eventi di vario genere, per tutti i gusti, a cui gli abitanti del quartiere potrebbero partecipare. Noi, per esempio, ogni anno organizziamo il pranzo etnico. A maggio, nella sede dell’associazione Bangladesh, ci sarà un ciclo di quattro incontri legati ai cinque sensi e all’arte terapia. A giugno, prima della Coppa Barontini, è invece prevista la seconda edizione di Montmartre-Garibaldi, solo andata. Un’estemporanea di pittura organizzata in collaborazione con la galleria ExtraFactory». Le volontarie dicono che «è come una festa di quartiere. Un modo per mostrare la risorsa che la nostra piazza rappresenta e che, volendo, potrebbe essere una vera piazza sempre. Non solo in determinate occasioni». In tutto questo non si può prescindere la fatto che esiste un piano per l’abbattimento di parte delle baracchine che costellano la piazza. «Cosa ne pensiamo? Sediamoci tutti a un tavolo e discutiamone insieme».


 

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