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Il personaggio

Due anni fra dialogo e fermezza: il questore Massucci lascia Livorno

Stefano Taglione
A sinistra il questore Roberto Massucci premiato dal sindaco di Livorno, Luca Salvetti
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A sinistra il questore Roberto Massucci premiato dal sindaco di Livorno, Luca Salvetti

Sempre aperto al confronto con i cittadini andrà a ricoprire lo stesso ruolo a Verona

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LIVORNO.  Due anni fa, dopo aver lasciato Terni, si presentò in città con una mascherina amaranto in omaggio al Livorno calcio invocando una «polizia gentile», perché «il dialogo con le persone conta più delle sanzioni». Dopo poco più di due anni, il questore Roberto Massucci, lascia la Toscana per trasferirsi a Verona. L’avvicendamento ci sarà mercoledì e e domani, dal Dipartimento della pubblica sicurezza, arriverà l’ufficialità e si conoscerà il nome del successore. Nella nostra provincia, infatti, l’ex responsabile della sicurezza della Nazionale azzurra e massimo esperto dell’ordine pubblico degli stadi italiani è stato il poliziotto del dialogo. Migliaia gli studenti incontrati in tutte le scuole dall’Elba a Stagno, parlando con loro di svariati temi, in primis la legalità. Di come non commettere errori, avvicinando le divise agli alunni di elementari, medie e superiori. Facendo capire loro che gli agenti sono sempre al loro fianco. Sono buoni. Amici. Un questore che, lo ha ribadito più volte negli incontri pubblici, non ha mai lasciato sola la madre di Denny Magina, il ventinovenne morto dopo essere precipitato in circostanze ancora non chiarite dal quarto piano di una casa popolare di via Giordano Bruno: «Erika Terreni è una donna straordinaria e un mio collaboratore è a sua disposizione 24 ore su 24 per qualsiasi cosa abbia bisogno». La mamma del giovane è stata coinvolta anche nei progetti con i giovani e ha parlato, più volte, davanti alle platee degli alunni per sensibilizzare loro sul «fare la scelta giusta».

Il calcio il grande amore

Ma Massucci, prima di diventare questore in Umbria e poi in Toscana, aveva un curriculum di prim’ordine, ma totalmente diverso. A livello italiano, infatti, resta forse il massimo esperto di ordine pubblico negli stadi. Segretario, portavoce e poi vicepresidente dell’allora Osservatorio sulle manifestazioni sportive, è fra i padri della vecchia “Tessera del tifoso”, di fatto il documento di riconoscimento per le trasferte degli ultrà che – come da lui ribadito negli anni scorsi in diverse interviste – «ha dato risultati straordinari». Sempre in ambito sportivo è stato il coordinatore del progetto “Coordinating national research programmes on security during major events in Europe”, mentre per i grandi eventi è stato scelto per garantire le misure di sicurezza del Giubileo del 2000 e di quello della Misericordia del 2017, oltre che delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Un dirigente di polizia apprezzato a livello nazionale che, nel dicembre del 2019, a 52 anni è stato promosso questore a Terni e poi, poco più di due anni dopo, a Livorno e ora a Verona, dove andrà a ricoprire lo stesso ruolo. Il suo grande amore, il calcio, lo ha contraddistinto anche nella nostra città: gli scontri-incontri con gli ultrà, dal funerale all’Armando Picchi chiuso in epoca Covid di Fabio Bettinetti, agli affondi sulle mascherine non indossate sugli spalti quando c’era l’obbligo lo hanno portato ai faccia a faccia con i rappresentanti del tifo organizzato. In incontri dove il dialogo, alla fine, ha sempre vinto rispetto al pugno duro. Proprio come aveva promesso una volta insediatosi: anche se poi, è chiaro, lo stesso Massucci non si è mai tirato indietro quando la legalità veniva calpestata e c’erano da firmare i Daspo. E ora, dagli amaranto, passerà a parlare con tifosi dell’Hellas, in lotta per salvarsi in Serie A.

«La vita fa rumore»

Nel corso dei due anni il questore (nato e cresciuto a Roma) è stato più volte tirato in ballo dai residenti della Venezia per la movida fuori controllo. «La vita fa rumore, solo la morte è in silenzio», fu una delle sue massime con cui lo ricordano nel quartiere dopo un’intervista al Tirreno. Ma quando il divertimento sfociava nel caos, come ha dimostrato, lui e la polizia di Stato non si sono mai tirati indietro, con daspo e denunce. Come nel caso dei gruppi di giovani che hanno assaltato le auto in transito. Dove il dialogo non ha funzionato, insomma, Massucci ha usato il bastone, l’extrema ratio, che a volte purtroppo è stato costretto a mettere in pratica. Un altro caposaldo del dirigente superiore, che il 20 ottobre prossimo festeggerà 56 anni ed è quindi nel pieno della carriera, è stata la collaborazione con le istituzioni: quasi ogni mattina, col sindaco Luca Salvetti, le telefonate per commentare gli episodi accaduti in città, così come l’ottimo rapporto con gli altri primi cittadini della provincia. E il dialogo, proficuo, con tutti i comandanti di carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale e provinciale che si sono succeduti nel tempo. E con il prefetto Paolo D’Attilio, con cui è legato anche da una sincera amicizia, come spiegato da entrambi in diversi incontri pubblici. Fra le sue grandi passioni anche la cucina: cuoco di livello, si è prestato anche per un evento benefico alla Caritas per supportare i poveri.

Lo sguardo ai processi

Laureato in giurisprudenza, ai responsabili dei reparti di via Fiume ha sempre indicato la strada: «Non è importante l’arresto o la denuncia in sé, ma bisogna sempre pensare all’esito processuale delle operazioni». Cercare quindi di lavorare bene sotto il coordinamento della procura per cercare di portare in tribunale le migliori prove possibili. Per far sì che l’inchiesta regga pure in dibattimento. In questi due anni, le principali indagini delle Squadra mobile, lo hanno premiato: dall’ergastolo in primo grado per Youssef El Haitami, ritenuto responsabile del delitto di Ginetta Giolli alla Guglia, alla condanna in abbreviato a dieci anni per tentato omicidio nei confronti di uno straniero in piazza XX. Soddisfazioni e un profondo affetto verso la città casa sua per due anni: è con nostalgia che Massucci lascia Livorno. E forse, fosse per lui, sarebbe rimasto ancora. Perché qui, come confermerà nelle prossime ore quando arriverà l’ufficialità della nomina a questore scaligero, lascia collaboratori, ma sopratutto amici per la vita.
 

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