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“Punto nascite” di posidonia all’Acquario di Livorno: «Così rigeneriamo l’alga che ci salverà»

di Franco Marianelli
“Punto nascite” di posidonia all’Acquario di Livorno: «Così rigeneriamo l’alga che ci salverà»

Presentata la rete biodegradabile che permette alla prateria di non arretrare. Ideatrice del progetto è l’azienda Asa «La ricerca è frutto di un lavoro di squadra»

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LIVORNO. Se sdraiati al sole della spiaggia dei Tre Ponti o di Tirrenia giudicate fastidiosa la vista di quello che apparentemente sembra un inutile ammasso di alghe sappiate che potreste prendere un abbaglio: la materia in questione potrebbe essere un insediamento di Posidonia, pianta fondamentale per l’ossigenazione del pianeta presenza endemica nel Mediterraneo con altre specie diffuse soprattutto in Australia. La notizia di oggi è che all’Acquario di Livorno è diventato il “punto nascite” per far sì che la consistente popolazione di Poseidonia dell’Elba venga rinvigorito con la creazione di una rete ad hoc completamente biodegradabile. Ideatrice del progetto l’Azienda di Servizi Ambientali (Asa) della nostra città.

«Con questo processo biochimico – spiega all’Acquario di Livorno Francesco Cinelli, biologo marino universitario nonché uno dei massimi esperti del nostro Paese in materia – la poseidonia, terminata la sua funzione di trattenimento delle talee (frammenti di piante appositamente tagliati e sistemati in acqua per rigenerar le parti mancanti) diventa nutrimento dei funghi e dei batteri naturalmente presenti sui fondali marini».

Il lavoro è frutto della ricerca congiunta tra più enti i cui rappresentanti erano presenti ieri alla cerimonia di presentazione del progetto. Oltre al sindaco Luca Salvetti che ha portato i saluti dell’amministrazione, nell’auditorium dell’Acquario per Asa il presidente Stefano Taddia, i direttori degli uffici Servizio idrico, Investimenti e Progetti Speciali della stessa Asa rispettivamente Mirco Brilli, Michele Del Corso e Camillo Palermo. Per l’Autorità Idrica Toscana Alessandro Mazzei, per l’Acquario il direttore Giovanni Raimonti, il già citato Cinelli, l’ingengere chimico dell’Università di Pisa Maurizia Seggiani, la biologa marina dell’Ispra Isabella Buttino, la biologa dell’Università do Siena Letizia Marsili, poi Cecilia Mancusi per l’Arpat, il responsabile “mare” di Legambiente Umberto Mazzantini e Claudia Finazzi dell’azienda Coatyarn che ha realizzato la rete.

La lavorazione della rete è stata ottenuta grazie alla Coatyarn rivestendo un filo di fibra di vetro con un materiale chiamato Pbsa riuscendo quindi ad “estrudere” (espellere) e poi magliare la rete.

Nome del progetto “Roots of the sea (Le radici del mare) sottotitolo dell’iniziativa «innovazione e buone pratiche a tutela dell’ecosistema marino». Asa da tempo si è posta il problema della salvaguardia delle praterie di poseidonia dell’Elba in corrispondenza della posa della condotte di carico e restituzione del dissalatore a osmosi inversa di Lido di Capoliveri. Già nel marzo del 2017 per fermare l’arretramento delle praterie, sotto la supervisione scientifica di Cinelli, vennero installati sul fondale del Golfo Stella a 12 metri sotto il livello del mare dei supporti in grado di resistere all’energia del moto ondoso capaci di ricucire e arrestare la “moria” della pianta. È infatti in corso negli ultimi 50 anni un arretramento della posidonia verso il largo a causa della pressione antropica rappresentata dalle attività umane principalmente pesca e ormeggi.

La sfida è quella di sostituire le reti in materiale plastico con biopolimeri capaci di decomporsi naturalmente in acqua marina. Dopo 4 anni di sperimentazione in mare all’acquario di Livorno e nei laboratori di ingegneria chimica si è finalmente individuato una coppia di materiali (un polidrossialcanoato e un polibutilsuccinato coadipato) in grado di poter essere utilizzati per il progetto. L’incontro è servito inoltre per ricordare i lavori in corso nel dissalatore elbano di Mola e soprattutto per affrontare il tema della dissalazione che alcuni giorni fa il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato di essere una delle soluzioni che saranno adottate dall’Italia per contrastare la siccità sempre crescente e l’emergenza idrica ricorrente in questi anni dovute entrambe al cambiamento climatico in corso. Un argomento di grande importanza per la messa in sicurezza delle zone costiere e delle isole. Particolarmente apprezzato il documentario eco-ambientale con riprese dell’habitat marino elbano e piombinese a cura del regista Simone Ducci dell’agenzia Tourism in Tuascany. È utile sapere come quattro anni fa il Parlamento approvò la legge Muroni che prevedeva l’intervento del governo a favore della salvaguardia della pianta. l
 

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