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Martellate in piazza della Repubblica, la sorella di uno dei feriti: «Non è un violento, le ha sempre "prese"...»
Livorno: il cinquantatreenne è finito all'ospedale insieme a un vicino di casa. Gli abitanti del condominio esasperati dalla situazione
LIVORNO. «Mio fratello non è una persona violenta e nelle liti condominiali che si sono succedute nel tempo ha sempre avuto la peggio. Due settimane fa, ad esempio, un vicino di casa gli ha tirato una martellata in testa. Lui si è solo difeso, colpendolo con due pugni. In quel palazzo di piazza della Repubblica, purtroppo, manca l’umanità: io non dico che mio fratello sia un santo, ma ha dei problemi e gli inquilini non si dovrebbero coalizzare contro di lui come stanno facendo da mesi a questa parte. Devono lasciarlo stare…».
A parlare è Alessandra – è un nome di fantasia – la sorella del cinquantatreenne che nelle scorse settimane si è picchiato con un dirimpettaio nel condominio del centro ed è stato portato al pronto soccorso col volto pieno di sangue e un trauma cranico a causa della martellata subita. L’uomo è stato ricoverato nel reparto di psichiatria, «per essere protetto». «Mio fratello ha litigato con un vicino, si sono offesi e a un certo punto il suo interlocutore è uscito dall’appartamento con un martello e lo ha colpito in testa – riepiloga la donna – Lui si è difeso tirandogli due pugni: è vero, lo ha fatto, non poteva rimanere a guardare. Io non voglio giustificarlo, ha le sue colpe, non è un santo. Ma ha preso una martellata in testa e anche nelle liti precedenti le ha sempre prese…».
In passato, sempre in quel palazzo, una donna era finita in ospedale dopo essere stata aggredita. «Ma mio fratello non c’entra – sostiene la sorella – è caduta per terra mentre discutevano. Lei, mio fratello, lo ha sempre difeso, ho anche dei messaggi che me lo confermano». In quel condominio, in ogni caso, come documentato dal Tirreno gli animi sono esasperati e i condomini hanno paura del cinquantatreenne. «Ho letto, sono considerazioni che fanno male – conclude la sorella – perché noi come familiari gli siamo sempre vicini. Lui vive a casa mia, gliel’ho donata, è autosufficiente. Può capitare che urli per il corridoio, che mandi qualcuno a quel paese, ma non è violento. Aiuta pure le anziane a portare a casa la spesa, mi stupisco quando leggo che alcune signore del palazzo sostengano di non voler prendere l’ascensore con lui, dato che mio fratello abita al primo piano e nemmeno lo prende, quindi non esiste nemmeno questa possibilità…».
S.T.
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