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Compie 125 anni l’ottica Ciampi. È il negozio più antico di Livorno

di Flavio Lombardi
Compie 125 anni l’ottica Ciampi. È il negozio più antico di Livorno

Il 24 marzo 1898 Teresa e Azeglio, nonni del Presidente, aprirono in via Grande. Oggi in via Ricasoli le tecnologie più moderne si affiancano a veri pezzi da museo

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LIVORNO.  È il 24 marzo e secondo teorie di chi ama l’astrologia, la persona nata in questo giorno è individuo accattivante che non ama soluzioni complicate. Natura senza fronzoli e capacità di intraprendere un’azione rapida e decisiva. Sarà un caso, ma sembra buono anche se si parla di un’azienda, nata proprio questa mattina di 125 anni fa con la signora Teresa Ciampi. Giunta adesso alla quinta generazione, con le caratteristiche mai perdute, anzi, esaltate nel corso degli anni, adeguandole ai tempi che sono andati cambiando: professionalità, cortesia, strumenti all’avanguardia, capacità di consigliare un cliente entrato con un’idea di partenza diversa ma che torna a casa soddisfatto.

È la bottega più anziana di Livorno se si guarda la continuità senza mai interruzioni, anche durante la guerra. Come ricorda Paolo Ciampi, «neanche durante la guerra, la paura dei bombardamenti. Il magazzino degli occhiali venne trasferito a Castiglioncello per nascondere la merce, murando l’ingresso per evitare furti. Intanto, in quel periodo, i dipendenti avevano aperto un punto vendita a Colline».

Una perla incastonata all’interno di un panorama che già un lustro fa – come spiegava una fotografia della Camera di commercio – vedeva una buona percentuale del sistema imprenditoriale cittadino con una anzianità di iscrizione alla anagrafe camerale che non superava i 10 anni. E con il Covid, il dato non è certo migliorato.

Il negozio oggi

Si passa davanti alla vetrina di via Ricasoli, al civico 84, e si colgono i primi indizi di una attività che ha tanto da raccontare. Basta fermarsi e immediatamente si resta incantati percorrendo l’ingresso prima di aprire la porta. Accade guardando le foto dei Ciampi di una volta, quelle belle immagini in bianco e nero con effetto seppia. Subito dopo, girandosi sulla destra, si può osservare un pannello inserito in una teca, rigorosamente amaranto con una corda color oro, su cui posano una moltitudine di montature fra le più diffuse a partire dalla metà del 19esimo secolo fino agli anni’50.

I Ciampi la rimuovono per farsi fotografare tutti insieme con questo fantastico “quadro”, mentre alcuni curiosi sfilano e osservano. Cercando di capire se ci sia mai un set con qualche attore col quale farsi un selfie. Nessun divo, ma la storia del commercio a Livorno portata avanti da una dinastia. 125 anni di storia dell’occhiale riassunti e messi in fila. Uno accanto all’altro, uno sotto l’altro. Dagli stringinaso, a quelli alla Cavour ed altri ancora.

Indietro nel tempo

Un po’ di fantasia e si può, anche ad occhi aperti, vedere la Livorno che non aveva ancora festeggiato i 300 anni dall’elevazione a città. La massaia, e l’artigiano che attraversano il sanpietrino che esalta il rumore delle ruote e ti fa sentire le carrozze in arrivo; gli eleganti caffè e la via Vittorio Emanuele che partiva dai 4 Mori ed arrivava a piazza della Repubblica. Dove da una parte c’era il Cisternino progettato dal Poccianti e terminato nel 1848. Dall’altra, sul lato destro, lo scivolo d’ingresso del cinema Lazzeri. Sì, quella che oggi si chiama via Grande. Era lì, al numero 27, che c’era la sede di ottica Mentechini. Nel 1863 Azeglio Ciampi cominciò a lavorare in quel negozio e quando il titolare morì nel 1895, fu proprio Azeglio, nonno di Carlo Azeglio, il Nostro Presidente, a diventare il gestore dell’attività che si trasformò poi in Ottica T. Ciampi tre anni più tardi, quando la moglie Teresa decise che era arrivato il momento per fare il grande passo ed avere una ragione sociale che portasse il nome di famiglia. «E la simpatica sfida a distanza – dice Paolo –, “marcandosi” stretto con i concorrenti che si trovavano dirimpetto, i Bolaffi. Una gara a restare aperti, per non favorire la vendita degli altri. Il cliente doveva semmai essere acquistato, figuriamoci perderlo perché veniva e trovava la serranda abbassata. Se abbozzava la chiusura uno, era presto imitato dall’altro. È buffo, ma era così. Alla fine, credo, fosse anche persino un gioco. Si sono sempre rispettati».

La dinastia

Da Teresa e Azeglio, l’avvicendamento con i figli Pietro e Paolo. Il primo, ha come discendenti Giuseppe e Carlo Azeglio mentre quelli di Paolo sono Mario e Mariella.

La gestione del negozio passa poi al fratello maggiore Giuseppe, mentre Carlo Azeglio prenderà altre strade dopo gli studi. Prima insegnante, poi la brillante carriera in Banca d’Italia, fino a diventarne governatore, e, successivamente, chiamato in soccorso dalla politica, presidente del consiglio e Capo dello Stato.

E con Giuseppe – secondo quanto ricordò proprio Carlo Azeglio nella conversazione con Arrigo Levi dalla quale nascerà “Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano” (Il Mulino editore) – «la ditta Ciampi normalmente partecipava e vinceva le gare per la fornitura all’Accademia degli strumenti che usavano gli allievi, strumenti che servivano per le misurazioni che si fanno in mare». Aggiungendo poi che la ditta gestita dal fratello «trattava ottica, fotografia e strumenti scientifici: per le forniture di questi strumenti c’erano gare ogni anno e le vincevano quasi sempre loro».

Un quartetto al top

Siamo oggi alle generazioni ultime. Ne troviamo rappresentate tre. Perché a Paolo (figlio di Giuseppe), si sono aggiunti i figli delle sue due sorelle Federico e Francesco, oltre a Giuseppe che è figlio di Paolo. Non abbiamo sbagliato. A casa Ciampi i nomi si ripetono, generalmente di nonno in nipote. Si chiama leitname, che tradotto, vuol dire nome guida. Usanza antichissima, ci porta ai tempi più moderni con la tradizione del nome ereditario che si tramanda da generazione in generazione. La scelta più diffusa è quella di tramandare al primogenito il nome del nonno paterno.

Un poker affiatato e competente che mette subito a proprio agio. E che non è rimasto a quella dotazione del topografo corneale, strumento che permette un esame non invasivo tramite il quale è possibile ottenere una mappa della curvatura corneale. Arrivò nel’97 e non lo avevano neppure in ospedale.

Qui, la tecnologia è andata avanti. Si possono fare le lenti a contatto su misura. Certo più efficienti anche per chi si trova già bene con le “standard”, più necessarie invece a chi magari ha una forma dell’occhio che con più difficoltà si adegua a prodotti che si trovano normalmente in commercio. Col topografo si fa la mappa della cornea e, con quella curvatura, quel diametro, quelle diottrie, si arriva alla perfezione ed al benessere completo senza alcun problema.

È poi dell’ottobre’21 l’arrivo di un foto centratore della Zeiss, uno strumento che ha la funzione di fare il centraggio delle lenti in maniera precisa, mettere in corrispondenza delle pupille, i centri ottici delle lenti. Una cosa che hanno alcuni, ma non tutti. Come l’aberrometro, sempre prodotto dalla medesima casa tedesca leader mondiale, che calcola le aberrazioni ottiche, irregolarità del sistema visivo. Racconta, in parole povere, potenzialmente quanto possa vedere un occhio. I sistemi sono tutti integrati, dialogano al fine di ottimizzare le performance visive.

Guardi la carta intestata e noti anche due parole che suonano come uno slogan: “vedere oltre”. Una scritta che appare tuttavia forse più profonda di quanto non possa sembrare. Quasi fosse un pensiero gesuita. Come una esortazione al superamento della percezione della superficie osservabile della realtà, facendoci diventare consapevoli sui limiti tra quel che ci e reso visibile dai sensi, e la realtà invisibile ma fondamentale per capire la nostra vita. Se è così, buon compleanno e 125 anni ancora. Con altri Giuseppe, Azeglio, Paolo, ai quali aggiungere Federico e Francesco. l

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di Redazione web