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Scopaia, la protesta dei residenti: «No al Cubone nell’area verde, ecco dove tirare su la palestra»
Il comitato dei residenti si rivolge al sindaco
Livorno «In un’epoca di cambiamenti climatici, in cui il suolo è stato dichiarato una risorsa critica per il futuro del pianeta, il Comune ha deciso di cementificare con un cubo di 1.776 metri quadri una zona verde della Scopaia». Con queste parole Roberta Diciotti del comitato “No al Cubone” inizia a motivare il no di un nutrito gruppo di residenti al nuovo impianto sportivo previsto nella zona.
Una manifestazione di protesta è stata organizzata ieri mattina in loco, in via San Marino. Ci sono una settantina di persone, per lo più residenti del quartiere. Arrivano anche volti dell’opposizione, come i consiglieri comunali Andrea Romiti (Fdi) e Alessandro Perini (Lega).
Una serie di motivazioni, quelle del comitato, per impedire un progetto definito «l’ennesimo scempio»: parlano della permeabilità della zona, «utilissima in caso di precipitazioni». Della presenza di almeno 30 specie di uccelli, tra quelli censiti dalla Lipu e quelli che verranno, che nidificano nella condizione attuale. Poi parlano di problemi di traffico, di sicurezza stradale, con grande disagio per la vita rionale.
Il “Cubo” è un impianto (al chiuso) per tre discipline sportive (basket, volley, calcio a 5, «finanziato dal Pnrr e le cui chiavi verranno consegnate a società sportive», ripetono dal comitato. Quindi la richiesta al sindaco per una «progettazione partecipata», «concordata con chi il quartiere lo abita».
In prima linea anche l’ingegnere Edoardo Marchetti, ex consigliere comunale della maggioranza a 5 stelle nel periodo Nogarin, che fornisce alternative per la costruzione, interne o esterne alla Scopaia. «Se il palazzetto è di carattere cittadino – dice – può ospitare manifestazioni di carattere regionale e serve all’intera città, allora c’è la Cittadella dello sport già prevista dal piano regolatore tra via Allende e via Gioberti, un’area completamente cementificata, dove l’edificio può essere tranquillamente costruito (di fronte al PalaMacchia). Se invece la struttura deve essere a servizio del quartiere, qui ci sono due soluzioni idonee, diverse. Una dove c’erano le serre Labrogarden, in via del Crocino. È in abbandono, cementificata, circa 37mila metri quadri di proprietà del comune. Un’area a servizi all’interno del complesso del Nuovo Centro, già identificata per impianti sportivi. La location perfetta. Con spazio per parcheggi. Se valorizzata e con un servizio sportivo darebbe ulteriore pregio alle villette in costruzione».
E prosegue. «Un’altra area, un po’ più delicata, è quella dell’ex silo Canaccini, che è all’ingresso della Scopaia, tra via del Crocino e via di Collinaia: uno spazio industriale da recuperare, attualmente articolo 25 (ci sarebbe da fare una semplice variazione). In gran parte privata, ma per 1500 metri quadri pubblica. Ottima logisticamente, data la posizione».
Marchetti si sofferma anche sul tema del Cubone come eventuale palestra per gli studenti del complesso di villa Corridi. «Quale professore si prenderebbe la briga di attraversare la via di Collinaia, dove corrono le auto? La soluzione, semmai, è proprio dentro alla villa, dove c’è tutta una porzione di ex sanatorio in degrado, che, con mia sorpresa, non ha tutele né vincoli. Se serve la palestra della scuola è bene farla lì. Queste alternative fanno capire che il prescelto non è il posto adatto».
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