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Mercatino americano, i ricordi del negoziante storico: «Servii i Savoia nonostante l'esilio»

Stefano Taglione
Carlo Giovannelli
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Carlo Giovannelli

Livorno, la rivelazione di Carlo Giovannelli: «La principessa Maria Gabriella fu una mia cliente, da noi venivano tutti. Anche Sordi, Mastroianni e la moglie del presidente della Repubblica Gronchi con le guardie del corpo»

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LIVORNO. «Piazza XX Settembre? Ho solo bei ricordi. Qualsiasi vip che passava nel raggio di 200 chilometri non poteva non venire a fare una capatina al Mercatino americano. A cavallo degli anni Sessanta e Settanta perfino la principessa Maria Gabriella di Savoia, mentre era in esilio, è arrivata a Livorno per visitare i nostri banchi».

Carlo Giovannelli, 82 anni portati benissimo, da 54 apre e chiude la saracinesca per esporre la sua merce. Nel 1969 ha iniziato proprio nel centro della città, ora invece insieme alla moglie aiuta il figlio Fabrizio, cinquantasettenne, che è il titolare. Una famiglia che ha investito risparmi e passione nel commercio.

Prima in piazza XX, ora in via della Cinta esterna. Nel 2009, infatti, dopo aver liberato il centro della città e restituito l’area storica ai livornesi, come gli altri negozianti ha investito 35.000 euro costruendo il nuovo banco accanto agli imbarchi per Corsica e Sardegna, a ridosso del quartiere della Venezia.

Dov’è oggi, seppur sotto sfratto, ciò che resta del glorioso mercato che ha reso Livorno ancor più famosa nel mondo a partire dal 1947, da dopo la Seconda guerra mondiale.

Giovannelli, come è cambiato il commercio da allora?

«Noi commercianti del Mercatino americano eravamo i pionieri del casual. Pensi che la moglie dell’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, veniva con le guardie del corpo dalla tenuta di San Rossore per comprare i nostri capi di abbigliamento».

Quali altri clienti celebri ricorda?

«La principessa Maria Gabriella di Savoia, nonostante l’esilio fuori dall’Italia, è venuta a comprare a Livorno. Poi Alberto Sordi e Marcello Mastroianni erano di casa: avevano la villa a Castiglioncello e un sacco di volte sono venuti in piazza XX per comprare i nostri articoli. Venire da noi, per tutti, era anche una gran pubblicità. Un periodo indimenticabile, eravamo avanguardia in tutto lo Stivale ed era merito nostro, lavoravamo tantissimo e con profitto».

E poi chi ricorda?

«Un giovanissimo Lucio Dalla, dopo che ad esempio andava a cantare a Tirrenia, ma anche Ivana Spagna, Franco Zeffirelli, la nazionale italiana di calcio e Massimo Ranieri. Ranieri, per la verità, è venuto anche qui al porto negli ultimi anni».

Quegli anni, per lei, cosa hanno rappresentato?

«Si lavorava tantissimo e c’era anche una grande soddisfazione nel farlo. In piazza XX Settembre passava un sacco di gente, Livorno era conosciuta praticamente per il Mercatino americano. Poi nel tempo è cambiato tutto, in primis le abitudini. Al tempo le persone facevano la fila per comprare, ad esempio, le lenzuola americane di altissima qualità, che duravano anni. Oggi, alle persone, non gliene frega praticamente più niente. Un lenzuolo è quasi uguale a un altro e la qualità interessa sempre meno».

Gli ultimi anni in piazza XX sono stati duri?

«Molto, infatti noi siamo contenti di essere venuti qui e qua sul porto vorremmo rimanere. Le strutture, in piazza XX Settembre, erano diventate fatiscenti, regnava il degrado e fra i banchi di notte ci dormivano i senzatetto. Non si poteva più stare a quelle condizioni, non erano più i fasti degli anni Sessanta e Settanta ed è stato giusto trasferirsi qui in via della Cinta esterna, anche se all’epoca se devo dire la verità l’allora amministrazione comunale non ci ha concesso alcun aiuto».

Com’è lavorare qui ora?

«Siamo pochissimi rispetto a quando eravamo in centro, ma chi è rimasto riesce in qualche modo a sopravvivere. Molti ragazzi livornesi vengono qui per comprare magliette e pantaloni, dopo il Covid siamo riusciti a ripartire abbastanza bene. E non vorremmo mai andarcene: ci avevano proposto di trasferirci dentro la stazione marittima, dove c’è la biglietteria in una location che per noi sarebbe stata la tomba. E infatti ci siamo tutti rifiutati, sarebbe assurdo». l




 

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