Gioco
Addio a Renato Tedeschi, Livorno piage l’ultimo compagno: fu il fondatore della Coppa Barontini
Amico di Enrico Berlinguer, guidò la sezione Pontino. Il ricordo del figlio: «Babbo faceva politica per la strada, tra la gente. E ha dedicato a questo gran parte della sua vita»
LIVORNO. Erano gli anni Settanta e spesso Enrico Berlinguer trascorreva le vacanze estive all’Isola d’Elba. Questo, per la federazione livornese del Partito comunista italiano, significava una mobilitazione straordinaria. «Enrico era un uomo che ispirava affetto e simpatia. Ricordo la disponibilità a parlare con la gente, a incontrare i cittadini». Renato Tedeschi il segretario generale del Pci l’ha incontrato molte volte. Così come Luigi Longo e Palmiro Togliatti. Era un “compagno” puro, Tedeschi. Uno di quelli che dopo la svolta della Bolognina di partiti non ha più voluto sentir parlare. Novantuno anni di vita. Novantuno anni in cui ha contribuito a disegnare la città rossa da Prima Repubblica. E a cucire il nome partigiano sulla tradizione remiera che per Livorno è diventata identità. È morto ieri all’ospedale. E con lui se ne va un’intera epoca.
Gli anni del Partito
«Babbo – racconta il figlio Umberto Tedeschi – faceva politica per la strada, tra la gente. E ha dedicato a questo gran parte della sua vita». Nell’epoca in cui il partito era ideali e ideologia e di liquido aveva ben poco, Renato Tedeschi è stato segretario della sezione San Marco Pontino del Pci, una fra le più importanti della città, che a quei tempi contava qualcosa come 1.300 iscritti. E da lì si è occupato di tutto: di organizzazione, per esempio, e di trasporti. Con una particolare attenzione ai ceti medi. L’idea era quella di ampliare gli orizzonti, in modo tale che il Pci potesse interagire sì con il proletariato, ma anche con i cosiddetti borghesi. Commercianti, per esempio, ma non solo. Anche artigiani e quant’altro. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta, inoltre, Renato Tedeschi è stato membro del comitato federale del Pci, della direzione provinciale e della segreteria ricoprendo vari incarichi, anche nel settore organizzativo.
Il ritiro a vita privata
Poi tutto cambia. Arrivano gli anni Novanta e il Partito comunista cambia nome. Nasce il Partito democratico della sinistra. Tedeschi storce il naso. Aderisce per un po’ al Partito della rifondazione comunista ma del vecchio Pci restava ben poco. Perciò la svolta della Bolognina segnò anche la fine dell’impegno di Renato Tedeschi dentro i partiti. Ma non nella politica nel suo significato originario. «Babbo ha sempre mantenuto il forte legame che aveva con gli ideali. Diceva sempre questo: “Io sono orgoglioso di essere appartenuto al Partito comunista perché ha dato tanto alla nazione, alla città e alle persone. Chi ci ha militato è diventato uomo, politico, dirigente e punto di riferimento per le persone”».
Non solo politica
Renato Tedeschi è stato anche uno degli ideatori della Coppa Barontini, gara remiera nata nel 1966 per ricordare il comandante partigiano Ilio Barontini «che – dice Umberto – è poi diventato un appuntamento fisso per Livorno. Babbo, comunque, per anni ha dato anima e corpo al Partito. Poi, quando è andato in pensione, si è dedicato a fare il marito, il padre e il nonno. Era un babbo e un nonno tenero. E ha sempre mantenuto i rapporti con quelli che una volta erano i suoi compagni e poi sono diventati amici. Peraltro era un grande democratico, perché aveva rapporti politici con tutti i partiti dell’arco costituzionale dell’epoca ed era un punto di riferimento anche per loro».
L’ultimo saluto
Tedeschi è morto all’ospedale di Livorno, la salma si trova alla camera mortuaria di viale Alfieri e da qui, domani alle 15.45, partirà in direzione del cimitero dei Lupi. Nessun rito religioso. Fino a domani, dunque, chi vuole può dare l’ultimo saluto allo storico dirigente del Partito comunista livornese che così parlava di Umberto Terracini, presidente della Costituente: «Venne in città per un comizio e io volli fargli incontrare due compagni che volevano chiedergli i motivi della sua celebre polemica con Lenin al congresso dell'Internazionale comunista. Lui spiegò serenamente che la differenza di vedute fra loro era sui principi e sui valori della rivoluzione. Poi ci tranquillizzò tutti quanti e ci disse: "Il compagno Lenin era una persona intelligente"». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
