Gioco
I giudici del Riesame su Lucarelli e Apolloni: «Hanno ridicolizzato la vittima»
Ecco le motivazioni con cui il tribunale ha alleggerito la misura cautelare nei confronti dei due giocatori amaranto
LIVORNO. Come «risulta dai video» si sono «mostrati del tutto indifferenti rispetto alle evidenti condizioni di alterazione» della ragazza, «privi di qualunque empatia» e hanno scelto «di abusare» per il «proprio divertimento» della «inferiorità psicofisica» della giovane, che aveva bevuto ed è stata anche «ridicolizzata e fatta oggetto di volgarità e frasi violente» in una «lingua a lei non nota».
Sono questi alcuni dei passaggi chiave – come riporta l’Ansa – delle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Milano ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, i due calciatori del Livorno arrestati il 20 gennaio scorso per violenza sessuale di ai danni di una studentessa americana di 22 anni.
Presunto stupro di gruppo che risale al 27 marzo dell’anno scorso e per il quale altri tre loro amici sono indagati con la stessa accusa. I giudici, che hanno confermato i gravi indizi di colpevolezza a carico dei due arrestati e la attendibilità delle dichiarazioni della giovane, hanno deciso, però, di revocare gli arresti domiciliari e di disporre come misura cautelare l'obbligo di dimora a Livorno, con prescrizione di non uscire di casa dalle 20 alle 8, per i due calciatori, difesi dal legale Leonardo Cammarata.
Misura che appare, secondo i giudici, «sufficiente e adeguata, tenuto conto della peculiarità del caso concreto (avvenuto a Milano, dopo una serata trascorsa in un locale notturno), dell'assenza di precedenti e di segnalazioni di rilievo, dell'inserimento in un rassicurante contesto familiare».
I giudici, mettendo in fila tutti gli atti delle indagini - dalle dichiarazioni della ragazza a quelle dei testimoni fino ai video realizzati quella notte dai giovani - spiegano che la studentessa, fin dal momento dell'incontro con loro, «versava in una condizione di inferiorità psicofisica». Condizione che, secondo la costante giurisprudenza, renderebbe «del tutto ininfluente finanche la prova (che si sarebbe dovuta trarre dal video)», di cui aveva parlato la difesa, della «partecipazione attiva e del consenso» della ragazza. Un eventuale «consenso che in condizioni di normalità mai sarebbe stato prestato».
I giovani, secondo il Riesame, avevano «il chiaro progetto» di abusare di lei «con l'intento di filmare a sua insaputa tutto» per il «gusto di immortalare il momento e poter rivedere e rivivere le proprie prodezze».
C'era l'aspettativa, come emerge dai video consegnati però dagli stessi ragazzi, che «ciascuno avrebbe avuto il proprio turno, senza mai neppure contemplare l'eventualità di rapportarsi» con la ragazza «come partner alla pari», . In queste settimane – sopo le dichiarazioni degli indagati – sono state ascoltati alcuni testimoni mentre un esperto informatico è stato incaricato di cercare il video che secondo i ragazzi sconfesserebbe la presunta vittima .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
