Gioco
Dall’Ostricaio al “Dollino”, a Livorno chi non lascia raddoppia. La mappa dei locali che hanno fatto il bis
Ristoranti, bar, pizzerie, panifici con più punti vendita con lo stesso nome. «A seconda della stagione andiamo a prenderci i clienti in zone diverse»
LIVORNO. C’è l’Ostricaio che dal lungomare è sbarcato anche in Venezia. E il marchio Dollino che da piazza Grande si è fatto in quattro. C’è la Ristopescheria “Il Porto” che ha trovato un altro sbocco sul lungomare, davanti alla Baracchina Rossa. E il panificio “Pizzi” che dall’Ardenza ha calato il tris, mentre “Gabriele” ha portato la sua schiacciata da Antignano al viale della Libertà. Ma non solo: gelateria Caprilli, il brand dei Punti. E molti altri.
A Livorno i commercianti che non lasciano (negli ultimi dieci anni sono scomparse 359 attività), resistono e raddoppiano per non sparire, sono sempre di più. «È l’unico modo per andare avanti», ammettono in molti. Ma questo boom è anche dovuto a un altro aspetto: «Ora le licenze te le tirano dietro». E il fenomeno è in crescita. Tanto da poter fare una mappa mettendo in conto che qualche raddoppio possa sfuggire. L’ultimo, che ha deciso di bissare, come raccontiamo nella pagina accanto, è “La Tramontana”, storico ristorante-pizzeria, che ha annunciato l’imminente acquisizioni in Banditella di Acquaria, spazio che in estate si trasforma nel compleannificio dei bambini. Ma questo non è l’unico ristorante sdoppiato.
Poche settimane fa è successo con “Il Fischietto” che si è ampliato in piazza Roma dopo i successi della sede in via Goito. Morelli che da Antignano ha aggiunto due punti delivery. Il Cardell-Ino che tre anni fa ha portato in via Cambini, la strada dell’aperitivo, una ventata della pineta Marradi, a Castiglioncello, prima sede del locale. Oppure il marchio “Il Pizzino” che dall’Ardenza ha declinato l’offerta in tre versioni diverse: Pizzino al Galoppo, Pizzino Beach e Pizzino in città. Proprio Fabio Langella cerca di spiegare pro e contro di questa tendenza. «Serve soprattutto per tamponare i periodi morti di alcune zone della città. L’esempio? Il locale di Ardenza d’inverno funziona meno e così con il locale in centro riusciamo a mantenere la nostra clientela. Cosa che si ribalta con la bella stagione. Ma comunque andare avanti non è per nulla facile. Con tutti gli aumenti che ci sono una pizza dovresti farla pagare venti euro. Ma come si fa? Così quando paghi affitto e dipendenti, in tasca ti resta poco o nulla. Insomma non si naviga nell’oro, ma con questo sistema soffri un po’meno degli altri e riesci a gestire meglio il personale».
La politica del bis è servito, in città, è nata negli Ottanta. E all’inizio a inaugurare questo approccio – brandizzando l’offerta per fidelizzare il cliente, direbbero gli esperti di marketing – non sono stati certo ristoratori, pasticcerie o baristi. «In principio – ricorda uno storico commerciante – sono stati Cuccuini (abbigliamento) e Armonie (profumi) a replicare in città i negozi sotto lo stesso nome». Poi è stato il tempo – è lo è ancora – delle brioches dalle uova d’oro con diverse realtà (Bon-Ton e Sardelli) che si sono specializzate nella produzione di dolci.
C’è poi una l’ultima strada, il terzo polo dell’offerta del mangia e bevi: più locali diversi dietro ai quali c’è lo stesso/i imprenditore. Succede con Sketch, Sassoscritto e Amedeo. Oppure per Nannini con il nuovo ristorante a Antignano, Bocconcino al Levante e il risto-tennis in Banditella. Simone Gonnelli, referente di cinque locali, è il capogruppo di questa corrente: «È l’unico modo per ottimizzare spese e risorse umane – dice – a mio avviso nel commercio di oggi sopravvive il medio-piccolo, tipo due soci che portano avanti un ristorante e hanno tutto sotto controllo: soldi e spesa, oppure il grande. Mentre il medio è destinato a sparire. Nei miei locali, ad esempio, ho creato un sistema scientifico che mi permette di vedere quotidianamente incassi e spese. Ma la vera svolta, avendo più locali, è la forza contrattuale con i fornitori. Ormai non faccio ordini singolarmente. Ma ho creato un magazzino dove faccio arrivare tutto. Così abbasso un po’i costi».
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