Il Tirreno

Livorno

La storia

Padre e figlio anche nell’arte. I Sardelli in mostra insieme: «Esponiamo la nostra passione»

Padre e figlio anche nell’arte. I Sardelli in mostra insieme: «Esponiamo la nostra passione»

Il pittore di Marina e il direttore d’orchestra esporranno a Firenze da marzo. Marc: «Federico a cinque anni lasciava i compagni per ascoltare Beethoven»

6 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Marc esporrà i suoi quadri napoleonici e storici, i paesaggi di Livorno, i dipinti di Marina. Federico invece porterà autoritratti, ritratti, rappresentazioni animaleschi e altri paesaggi visti dai suoi occhi. Padre e figlio Sardelli in mostra insieme nella prestigiosa Galleria Pananti a Firenze. L’esposizione, che si chiama appunto "Sardelli -Padre e figlio" verrà inaugurata il 3 marzo e sarà un viaggio generazionale, oltreché pittorico, con 50 opere tra olii, pastelli, disegni e acquarelli. Il racconto per immagini di come in alcuni fortunati casi i talenti e le passioni di un padre possano essere tramandate al figlio, che rimodellandole sullo stampo della propria personalità, le fa sue trovando il suo stile e la sua cifra.

Marc Sardelli, classe 1930, fin da subito ha seguito la sua vocazione artistica, superando ogni ostacolo e ogni pregiudizio del suo tempo, per rispondere a quel richiamo dell’arte al quale in molti rispondono senza neppur esser stati chiamati. Ha viaggiato molto, scegliendo come mete le città d’arte in Italia e all’estero, nelle quali ha continuato la sua ricerca consolidando quel bagaglio di conoscenze senza il quale non avrebbe mai potuto realizzare le moltissime opere, ricche di particolari e di autentici contenuti storici, che rispettano le realtà del tempo. Paesaggista e ritrattista, sin dagli anni ’50 ha all’attivo moltissime mostre personali in Italia e all’estero. Grande ammiratore di Napoleone Bonaparte e delle vicende storiche legate al condottiero, continua a dipingere soggetti legati agli eventi delle storiche campagne belliche che, a più riprese, vengono proposti all’attenzione del pubblico e della critica in occasione di eventi particolari. Molte delle sue opere importanti sono conservate in musei o fanno parte di collezioni private, in particolare alla Casa Bianca di Washington, Eisenhower Collection, dal 1956 sono esposti 6 suoi acquerelli. Dal 1975 al 1986 ha diretto l’Accademia di Belle Arti di Livorno insegnando, nel contempo, discipline artistiche e storia dell’arte. Nello stesso periodo, ha presieduto il comitato organizzatore dell’ormai storico concorso nazionale di pittura "La Rotonda". Il 3 ottobre del 1998 gli viene conferito dal Capo di Stato Maggiore della marina militare il titolo di "Pittore di Marina", che corona ufficialmente la lunga e proficua collaborazione artistica con la Forza Armata italiana iniziata negli anni ’70.

Federico Maria Sardelli, classe 1963, è invece pittore, direttore d’orchestra, flautista virtuoso, musicologo, compositore, scrittore satirico, autore di saggi e romanzi. Il 28 novembre 2009 la Regione Toscana gli ha conferito il suo massimo riconoscimento, il Gonfalone d’argento, per il suo eccezionale eclettismo artistico e le sue conquiste culturali. La sua produzione artistica in campo pittorico comprende olii, acquerelli, serigrafie, pastelli, matite. Protagonista del rinascimento vivaldiano, Federico Maria Sardelli ha diretto numerose prime mondiali e prime esecuzioni moderne di opere dissotterrate del Prete Rosso. Ha anche registrato la prima mondiale di Mondo alla rovescia di Salieri. È membro del Comitato musicologico internazionale dell’Istituto italiano Antonio Vivaldi presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia per la quale ha pubblicato numerosi saggi, edizioni critiche e monografie. Nel luglio 2007 Peter Ryom lo sceglie per continuare la sua monumentale opera di catalogazione delle musiche di Antonio Vivaldi; da allora Sardelli è responsabile del Vivaldi Werkverzeichnis. Gode di una stretta collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino dove ha diretto, fra l’altro, Acis et Galatée di Lully, Orphée et Eurydice e Alceste di Gluck, Farnace di Vivaldi, Dafne di Jacopo Peri e Clemenza di Tito di Mozart. Come pittore è stato allievo di suo padre Marc e ha tenuto la sua prima mostra personale all’età di 14 anni. Ed è proprio lui a raccontare la magia di crescere in mezzo a pennelli e colori.

«Sono un figlio fortunato. Le passioni che mi animano hanno trovato il modo di esser coltivate e trasformate da velleità in mestiere. La prima di queste, ad affacciarsi nella mia vita di bambino, è stata la pittura. E, con una simile passione addosso, è facile comprendere che ritrovarsi un padre pittore sia un caso ben fortunato. È sempre difficile e insidioso discutere di talento, natura, predisposizione, senza cadere nel determinismo di Democrito o nelle sciocchezze dell’idealismo romantico. Che possa esistere una disposizione genetica, un talento naturale o un’inclinazione congenita a far qualcosa, non voglio negarlo né sostenerlo, perché scivolerei nel regno dell’indimostrabile; ciò che invece è perfettamente verificabile e comprovato è l’influsso dell’educazione e dell’ambiente in cui un bambino cresce e si forma. E io ho avuto la fortuna di poter crescere in mezzo al bello, guidato da un padre pittore verso quell’arte che precede ogni cimento pittorico: l’arte di saper osservare la realtà». Ed è sempre lui a raccontare l’anima perfezionista del padre che un giorno distrusse un ritratto della moglie, che a lui, figlio, sembrava perfetto. «Gli girava intorno, correggeva qualcosa e poi sbuffava insoddisfatto, finché prese un lapis e con un gesto violento squarciò la tela dall’alto al basso lasciando me e la mamma ammutoliti. A quel tempo mi parve un gesto orribile e vandalico ma oggi lo capisco: in pittura non c’è miglior giudice di noi stessi ed è tanto meglio quando questo giudice è molto severo».

Un padre che è stato anche un maestro severo. «Mio padre - racconta ancora Federico - è stato tutto il contrario di quei genitori che, scoprendo un’ombra di talento nel figlio, fanno i salti mortali per metterla in luce. Diversamente dai babbi che si gonfiano come tacchini di fronte al proprio campioncino che tira i primi calci a un pallone o al novello mozartino che arriva stentatamente in fondo alla scala di Do maggiore, mio padre non mi ha mai lusingato, vellicato, esaltato; certo, mi ha esortato e incoraggiato, ma per la gran parte dei casi è stato asciutto o severo, mettendo in luce solo i difetti di ciò che facevo: "Stai attento, non torna la prospettiva", "riguardalo", "troppo tonale", erano i suoi commenti quando gli portavo un disegno o un dipinto. Ma il vivere vicino a lui, vederlo dipingere, vedere cosa giudicava buono o cattivo, è stata una scuola formidabile». Non lo avrà mai detto apertamente, ma per Marc, Federico, è «un figlio particolare». Sin dall’infanzia, «a 5-6 anni - racconta -, lasciava i compagni di gioco in giardino per salire velocemente in casa allorché udiva musica di Beethoven che quotidianamente mettevo sul giradischi. E, con le gambe incrociate, seduto sul pavimento dello studio, ascoltava silenzioso. Cosa dovevo aspettarmi nel futuro da questo figlio? Sovente compagno dei miei frequenti viaggi di lavoro in Germania, assiso presso di me, riempiva le carte di colore, sorprendendomi per il risultato e l’età che gli si competeva. E per la modestia che gli è rimasta addosso pur dopo i risultati e i successi ottenuti nella sua molteplice attività culturale, da adulto. Un regalo».

Un grande regalo, aggiunge, «unitamente al fratello minore Gerardo; e devo riconoscere che il merito va anche espresso doverosamente alla mamma che lo ha "disegnato" e completato così nel suo carattere sin da bambino». Arginando sentimenti di «profondo affetto e stima - continua - per un figlio caratterialmente modesto, nel tentativo di rimanere imparziale al naturale istinto di padre nell’elogio dei risultati eccezionali conseguiti nella professione esercitata, valgono i fatti. Successi negli innumerevoli settori culturali come musica, primariamente, e poi pittura, letteratura e satira».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web