Il Tirreno

Livorno

Il lutto

È morto Giovan Battista Razzauti, l’avvocato livornese che dava pareri gratis

di Flavio Lombardi
È morto Giovan Battista Razzauti, l’avvocato livornese che dava pareri gratis

Esperto civilista, è stato per molti anni il legale della Cassa di Risparmi. Punto di riferimento importante per la famiglia, era stimato anche come figura nel mondo della chiesa

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LIVORNO. Giovan Battista Razzauti, avvocato stimato e conosciutissimo in città, ci ha lasciati ieri mattina all’età di 89 anni, a distanza di neppure 9 mesi dalla scomparsa del fratello, Pier Luigi, che invece era ingegnere e che aveva firmato alcuni progetti a partire dagli anni ’50 come il teatro la Gran Guardia, il cinema Moderno, o negli anni ’70, il grattacielo Attias.

Un personaggio di spessore che ha esercitato la professione in modo esemplare, spaziando in vari campi ma soprattutto in qualità di civilista. Per molto tempo, un uomo di fiducia scelto per le sue competenze, come legale, dalla Cassa di Risparmi di Livorno. Se una pratica, una questione, avesse potuto nascondere delle insidie, lui era l’uomo giusto al quale l’istituto di credito della nostra città si affidava per affrontare la situazione. Trovando sempre la quadra.

Una persona onesta, altruista, generosa. Alla quale in tanti hanno chiesto favori, consulenze, pareri. Senza che lui chiedesse parcelle. Cristiano osservante, sapeva riconoscere il bisogno e si sentiva felice nell’essere utile al prossimo. Da diversi anni non esercitava più, ma aveva conservato lo studio presso il quale andava a leggere ancora pratiche e dove riceveva sempre persone amiche per continuare a dare consulenze gratuite alle tante persone con le quali era entrato in contatto nel tempo. Da un po’, le sue condizioni generali di salute erano peggiorate e si era definitivamente ritirato, trascorrendo il tempo a casa.

Punto di riferimento importante per la famiglia, era stimato anche come figura nel mondo della chiesa con il ruolo per diverso tempo assunto di consigliere parrocchiale a Collinaia nella comunità guidata da don Eustachio.

Non solo avvocato brillante e stimato in città e pure credente convinto, ma anche un uomo che ha sempre guardato con ammirazione allo sport e ai valori che esso trasmette. Un po’ critico magari di questo calcio moderno, legato troppo agli interessi economici e molto meno all’attaccamento alla maglia che quando era giovane aveva ben conosciuto, ha seguito con moderazione le sorti del Livorno e della Juventus. Ma senza eccessi. Amava invece tanto il basket. Negli anni ’80, è stato praticamente un habitué di quello che allora si chiamava “PalaAllende”; abbonato alle gesta di Fantozzi e compagni in maglia amaranto della Libertas, con un posto fisso in tribuna per sé e la moglie Lia Bellini.

Laureato all’Università di Pisa, il suo carattere umile e riservato lo confermò anche il giorno in cui diventò dottore in giurisprudenza, recandosi a dare la tesi senza avvertire nessuno a casa. Al suo rientro, comunicando ai genitori un semplice «Babbo, mamma, oggi mi sono laureato». Nessuna celebrazione in pompa magna, ma in premio, “solo” un bacione commosso della madre, e l’abbraccio fiero del padre.
Se ne va così un uomo vero, amico di tanti senza mai aver nutrito secondi fini, un orgoglio per la famiglia che lo piange.

Oggi alle 15 la messa alla chiesa di Nostra Signora di Lourdes in Collinaia. Alla signora Lia, alla figlia Cecilia e al figlio Alessandro, le più sentite condoglianze della redazione del nostro giornale.


 

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