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Alluvione di Livorno, Nogarin denuncia Soriani per falsa testimonianza

di Stefano Taglione
Alluvione di Livorno, Nogarin denuncia Soriani per falsa testimonianza

L’ex sindaco: «Mai detto di non voler usare l’alert system»

22 febbraio 2023
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LIVORNO. In tribunale, l’ex sindaco Filippo Nogarin, si è presentato con un insolito anticipo. Troppo presto per assistere, come da anni a questa parte, alle udienze che lo riguardano. Davanti al giudice Ottavio Mosti, il suo processo, era previsto per le 10.30. Ma lui è comparso alle 9. Ed è proprio l’attuale dirigente di Ferrovie, appena il magistrato prende posto, a spiegarne i motivi. «Stamani (ieri per chi legge ndr) – così ha esordito – sono andato in procura per denunciare per falsa testimonianza Luca Soriani».

Si è aperta con l’annuncio dell’esponente del Movimento 5 stelle l’ultima udienza dell’istruttoria del processo per omicidio colposo plurimo per fare luce sulla terribile alluvione del settembre del 2017 (alla prossima discuteranno le pm Sabrina Carmazzi e Antonella Tenerani ndr). La querela, presentata ieri, è quella contro il funzionario reperibile della protezione civile quella notte. Nel dettaglio, Nogarin, ritiene falso ciò che ha detto, in veste di testimone, il 26 gennaio scorso. «Sabato pomeriggio chiamai Pucciarelli (il giorno prima della catastrofe ndr) – furono le sue parole – e gli dissi di aver attuato tutte le procedure previste dal piano di protezione civile tranne l’alert system che prevedeva un ulteriore passaggio con il sindaco. Mi richiamò e disse che aveva sentito il sindaco e mi disse che l’alert system non andava attivato. Pucciarelli mi disse poi per ogni problematica di rapportarmi o con la sala operativa o con l’ufficiale in servizio». Soriani, tuttora estraneo alle indagini, in quell’occasione era accompagnato dall’avvocato Matteo Santoni in quanto durante l’udienza precedente, quando aveva iniziato la testimonianza, secondo il giudice erano «emersi profili di responsabilità che potevano portare a una sua iscrizione nel registro degli indagati». «Ho eseguito quelle che erano le operazioni in caso di allerta che prevedevano mail agli uffici del Comune – ha poi proseguito il funzionario lo scorso 26 gennaio – la messaggistica sui pannelli luminosi, la predisposizione dell’app, ma non ricordo se questa procedura prevedesse la predisposizione dell’alert system, che comunque era da concordare con il sindaco».

Come rimarcato ieri dall’avvocata Sabrina Franzone, che assiste Nogarin, «l’ex sindaco non ha mai pronunciato le parole di cui ha parlato Soriani, né emerge dagli atti». Per questo, il dirigente delle Ferrovie, ieri è passato al contrattacco. E al giudice ha consegnato copia della denuncia con alcuni allegati, acquisiti come «notizia di un fatto storico che si è verificato». «Negli allegati – ha poi spiegato Franzone – non c’è niente di nuovo rispetto a quanto contenuto nel fascicolo». Sull’operato di Soriani, quella notte, si è a lungo soffermato anche il testimone che ha parlato dopo, il professor Luca Ferraris, docente di meccanica dei fluidi all’università di Genova e presidente della Fondazione Cima – il Centro internazionale in monitoraggio ambientale – un ente di ricerca che si occupa di studiare le catastrofi avvenute nel nostro Paese. «Nel momento in cui riceveva le informazioni attraverso i bollettini e ne aveva contezza – ha spiegato il professore – avrebbe dovuto cambiare la fase operativa da attenzione a pre-allarme e allarme. In precedenza, sbagliando, aveva valutato di aprire il Coc (il Centro operativo comunale ndr) alle 7 di mattina di domenica, prevedendo che il picco delle piogge ci sarebbe stato alle 9. La Toscana era in allerta arancio da mezzanotte a mezzanotte di domenica e qualsiasi altra interpretazione era sbagliata. Ogni altra valutazione non spetta al livello comunale e non si può derivare in autonomia che la pioggia inizi alle 9 quando l’allerta è in vigore per tutta la giornata».

In ogni caso, secondo il docente, neanche «la migliore pianificazione avrebbe potuto cambiare qualcosa quella notte». «Si è trattato di un evento avvenuto in piena notte, che Livorno non aveva mai visto – ha concluso – raro, grave e successo in pochissimo tempo. La popolazione lo ha vissuto nel giro di pochi minuti e immaginandoci queste persone investite dall’acqua e dal suo rumore, probabilmente certi comportamenti come salvare il cane, la macchina o non sapere cosa fare potevano essere commessi da chiunque. Io stesso penso che avrei potuto fare gli stessi errori, è qualcosa che va oltre. Non si può aspettare l’emergenza per sapere cosa fare, perché è il momento peggiore per decidere».

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